Erminia Fuà Fusinato

Erminia Fuà Fusinato, la (dimenticata) patriota italiana che scriveva versi

Vi sono figure, uomini e donne che, pur avendo goduto di popolarità e pubblica stima nel corso della loro vita, cadono poi in un oblio polveroso. Una sorta di dimenticatoio collettivo, dove solo di quando in quando sono come vivificati da un raggio inatteso, da una finestra improvvisamente spalancata (forse da un capriccio del vento o da un colpo di mano del destino) che illumina per un istante una loro effige o una loro opera da tempo dimenticata. Da tempo consegnata al nulla.

Chi è stata Erminia Fuà Fusinato

Così ecco che il nome di Erminia Fuà Fusinato (1834-1876) emerge oggi con fatica dalla nostra memoria, dalle pagine ingiallite di antiche cronache letterarie.

Eppure gli scritti di Fusinato, quei suoi versi dove patria e famiglia ne sono puntualmente la stella polare, sono parte viva e basilare della nostra letteratura di metà Ottocento, di quel gruppo di scrittrici e letterate che, con fatica, cercavano un proprio spazio. Una propria voce in un campo interamente dominato dall’uomo. Dalla sua protervia tutta maschilista.

L’amore per le lettere era iniziato presto nella piccola Erminia. Lo stimolo era la presenza di un zio che la spronava ancora bambina ad amare la poesia, i libri, la botanica.

Una personalità intraprendente, la sua, che seppe andare anche contro il volere del padre contrario al suo matrimonio col poeta Arnaldo Fusinato. Un matrimonio tuttavia riuscitissimo, ricco di stimoli intellettuali, di figli amatissimi.

Entrambi patrioti, i Fusinato, invisi alle autorità asburgiche, lasciarono il Lombardo-Veneto per Firenze; poi per Roma (l’Italia aveva nel frattempo conosciuto l’unità) dove la poetessa divenne ispettrice scolastica, dando così finalmente voce a quella sua ferma convinzione che l’emancipazione femminile passasse, per forza di cose, dall’istruzione.

Sempre a Roma, ormai sua città d’elezione, Erminia Fuà Fusinato si spense (per via della tubercolosi che da anni la tormentava) il 30 settembre 1876. Le sue spoglie riposano al Verano, il grande cimitero monumentale della capitale.

Tra le sue opere ricordiamo, per rinverdirne oggi ancora di più il ricordo, gli Scritti educativi e gli Scritti letterari. I Ricordi e lettere ai figli fu pubblicato postumo nel 1887.

Foto | Di Ilaria Centonze [CC0], da Wikimedia Commons

Giorgio Podestà

Giorgio Podestà

Nato in Emilia si occupa di moda, traduzioni e interpretariato. Dopo la laurea in Lettere Moderne e un diploma presso un famoso istituto di moda e design, ha intrapreso la carriera di fashion blogger, interprete simultaneo e traduttore (tra gli scrittori tradotti in lingua inglese anche il premio Strega Ferdinando Camon). Con Graphe.it ha pubblicato la silloge poetica «E fu il giorno in cui abbaiarono rose al tuo sguardo» e il saggio «Breve storia dei capelli rossi».

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