Edward Albee nel 1975

Edward Albee, tra successi teatrali e scomode verità

È senza ombra di dubbio uno dei grandi nomi della drammaturgia americana. Chi ha paura di Virginia Woolf?, la sua opera più celebre e rappresentata, ebbe un successo a dir poco planetario, suscitando (e come sarebbe potuto essere altrimenti?) anche l’interesse di Hollywood che ne fece  una trasposizione cinematografica con i fiocchi.

Edward Albee e l’arte di disturbare con il teatro

Una carriera quella di Edward Albee (1928-2016) dove trionfi e fiaschi si sono però spesso inseguiti, creando polemiche e indignazione. Premi prestigiosi (come il Pulitzer, vinto per ben tre volte: Un equilibrio delicato, 1967; Marina, 1974; Tre donne alte, 1994) e critiche al vetriolo (il pubblico disertò in diverse occasioni il suo teatro). La sua omosessualità, vissuta apertamente in anni ottusi e infelici, non gli facilitò certo il cammino.

Adottato a soli due settimane di vita da una ricca coppia, Edward Albee si trovò spesso e volentieri in conflitto non solo con i genitori ma anche con le istituzioni scolastiche. Fu per ben due volte, infatti, espulso dalle scuole prestigiose a cui la famiglia lo aveva iscritto. Un tiro alla fune destinato a spezzarsi definitivamente quando a 18 anni il giovane decise di fare le valigie e andare a vivere al Greenwich Village.

Tra provocazioni, premi e rifiuti

Il suo esordio teatrale non avvenne però a Broadway bensì a Berlino nel 1958. Per la prima vera affermazione dovette, tuttavia, aspettare altri quattro anni e l’allestimento del già citato Chi ha paura di Virginia Woolf?

Un periodo comunque di grande impegno per Edward Albee in aperta lotta contro i pregiudizi della società, sempre più intenzionato a mostrare la falsità del sogno americano, a denudarne i meccanismi, a svelarne gli inganni. Il teatro dell’assurdo diventa nelle sue capaci mani lo strumento per smantellarne, una dopo l’altra, tutte le illusioni. Tutti i trabocchetti. Come disse del resto anche un critico qualche anno fa, Edward Albee non scrisse certo commediole a lieto fine ma piuttosto difficili, disagevoli e spesso violenti drammi chiamati a riflettere, senza mai fare sconti, la corrosiva complessità dell’esistenza umana.

Foto | Los Angeles Times, CC BY 4.0, da Wikimedia Commons

Giorgio Podestà

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