Si racconta che Virgilio, il poeta autore dell’Eneide, avesse una mosca come animale da compagnia, e che le avesse persino organizzato un funerale sontuoso — tomba, prefiche professioniste, tanto di lamento orchestrale — solo per impedire allo Stato di confiscargli i terreni (la legge romana vietava l’esproprio di proprietà con un mausoleo). Una storia bellissima, purtroppo priva di fondamento storico.
Ma se la mosca di Virgilio resta leggenda, gli strani animali domestici degli scrittori che raccontiamo qui sono tutti documentati: lettere, testimonianze di amici, persino filmati d’epoca. Nessuna mosca, ma scorpioni, orsi, pipistrelli e una gallina che camminava all’indietro. Ecco sette autori che hanno condiviso casa (e scrivania) con compagni decisamente fuori dal comune.
Henrik Ibsen e lo scorpione da scrivania
Prima di diventare il gigante del teatro europeo che tutti conosciamo, nel 1865 Henrik Ibsen viveva a Roma con una piccola borsa di studio, impegnato a scrivere la tragedia Brand. Sulla sua scrivania, in un bicchiere da birra vuoto, teneva uno scorpione.
Lo scrittore norvegese raccontò di nutrirlo con pezzi di frutta matura, che l’animale attaccava iniettandovi il veleno prima di calmarsi di nuovo. Non è dato sapere quanto sia sopravvissuto lo scorpione a questa dieta piuttosto lontana dalle sue reali abitudini alimentari (gli scorpioni si nutrono di insetti, non di frutta).
Lord Byron e l’orso di Cambridge
Tra gli animali domestici strani degli scrittori romantici, quello di Lord Byron è probabilmente il più eclatante. Al Trinity College di Cambridge non era permesso tenere cani in camera, e Byron dovette separarsi dal suo amato terranova Boatswain. Ma nessun regolamento vietava esplicitamente un orso: così il poeta ne portò uno nel proprio alloggio, come atto di protesta.
In una lettera del 1807 all’amica Elizabeth Bridget Pigot, scrisse di aver trovato “il migliore amico del mondo, un orso ammaestrato”, aggiungendo ironicamente di aver risposto a chi gli chiedeva cosa intendesse farne: che avrebbe dovuto candidarsi per una cattedra universitaria. Il college, sorprendentemente, lasciò che l’animale restasse.
Uno zoo personale a Ravenna
Byron non si fermò all’orso. Il suo amico e collega poeta Percy Bysshe Shelley raccontò che, oltre ai consueti cani, gatti e cavalli, la casa di Byron a Ravenna ospitava un’aquila, un corvo, un falco, una gru egiziana, alcune faraone, tre scimmie e cinque pavoni, tutti liberi di girare per le stanze.
Flannery O’Connor e la gallina che camminava all’indietro
Non tutti gli strani animali domestici degli scrittori sono esotici: a volte basta un comportamento fuori dal comune. Da bambina, Flannery O’Connor possedeva una gallina Cocincina capace di camminare all’indietro, un fenomeno curioso al punto che il cinegiornale Pathé News le dedicò un servizio nel 1932, con la piccola O’Connor in scena.
Diventata una delle voci più importanti del gotico sudista americano, la scrittrice ricordò l’episodio con la consueta ironia, sostenendo che da allora la sua vita fosse stata tutta un anticlimax rispetto a quel momento di gloria.
Dante Gabriel Rossetti e il wombat di casa
Il poeta e pittore inglese Dante Gabriel Rossetti si innamorò dei wombat osservandoli allo zoo di Londra, e ne acquistò due per sé. Uno morì quasi subito; l’altro, chiamato Top, ebbe libero accesso a tutta la casa.
In una lettera al fratello del 1869, Rossetti descrisse l’animale come “una gioia, un trionfo, una delizia, una follia”, e gli dedicò persino una breve poesia. Quando Top morì dopo pochi mesi, il poeta lo fece impagliare per continuare a tenerlo in casa.
Non solo wombat: canguri, un lama e un armadillo
Rossetti collezionò altri animali insoliti nel corso della vita: canguri, un armadillo, una talpa, un tucano e un lama, quest’ultimo addirittura addestrato a farsi cavalcare da uno dei canguri.
Charles Baudelaire e il pipistrello dell’albergo
Dopo la pubblicazione dei Fiori del male nel 1857, Charles Baudelaire visse un periodo difficile tra problemi di salute ed economici, trascorso in parte all’Hôtel du Grand Miroir di Bruxelles. Per rendere meno spoglia la stanza, il poeta catturò un pipistrello in un cimitero vicino e lo tenne come compagno, chiuso in una gabbia e nutrito a latte e pane — una convivenza che, c’è da immaginare, il pipistrello non apprezzò granché.
Charles Dickens e i tre corvi (tutti di nome Grip)
Charles Dickens amava talmente il suo corvo Grip da trasformarlo in un personaggio del romanzo Barnaby Rudge (1841). In una lettera del gennaio dello stesso anno, l’autore spiegò all’amico George Cattermole di voler affiancare al protagonista un corvo domestico più scaltro di lui, tratteggiato osservando da vicino il proprio animale.
Il vero Grip aveva effettivamente un vasto vocabolario, ma anche un debole per la vernice, che gli costò la vita per avvelenamento da piombo pochi mesi dopo. Dickens lo fece impagliare — oggi il corvo tassidermizzato si trova alla Free Library di Philadelphia — ma non si fermò lì: acquistò un secondo corvo, chiamandolo di nuovo Grip, e poi un terzo, sempre con lo stesso nome. Se Dickens ne andava fiero, i suoi figli erano meno entusiasti: tutti e tre i Grip avevano un caratteraccio dispettoso e aggressivo.
L’ispirazione (non confermata) per “Il Corvo” di Poe
Tra gli strani animali domestici degli scrittori, il Grip di Dickens ha avuto un’eco particolare: si ritiene comunemente, pur senza conferma definitiva, che sia stato d’ispirazione per “Il Corvo” di Edgar Allan Poe, uscito nel 1845. Poe stesso, recensendo Barnaby Rudge, notò che l’autore avrebbe potuto sfruttare meglio il potenziale simbolico dell’animale.
Alexandre Dumas e le tre scimmie dal nome segreto
Dopo il successo de I tre moschettieri (1844) e Il conte di Montecristo (1846), Alexandre Dumas fece costruire vicino a Parigi un’imponente residenza, lo Château de Monte-Cristo. Nella proprietà lo scrittore francese radunò un piccolo zoo personale: un gatto, alcuni cani e diversi uccelli, tra cui l’avvoltoio Diogene, il macao Buvat, il pappagallino Papa Everard e il fagiano dorato Lucullo.
Teneva anche tre scimmie, battezzate con i nomi di un romanziere, un traduttore e un’attrice realmente esistiti — nomi che Dumas si rifiutò sempre di rivelare al pubblico, spiegando che alludevano a dettagli privati o a particolarità fisiche delle persone in questione. Nei suoi scritti le chiamava con gli pseudonimi Last of the Laidvianoirs, Potich e Mademoiselle Desgarcins.
Cosa ci raccontano questi strani animali domestici degli scrittori
Dallo scorpione di Ibsen al lama di Rossetti, questi sette aneddoti hanno un filo comune: la scrittura, per molti grandi autori, non è mai stata un’attività isolata dalla vita quotidiana, fatta di stanze spoglie, animali improbabili e piccole manie che oggi ci sembrano quasi più memorabili delle opere stesse. Forse è anche per questo che continuiamo a raccontarle.
Via | MentalFloss
Foto | Hagen Graebner, CC BY-SA 3.0, da Wikimedia Commons







Lascia un commento