Giulio Carlo Pantalei, Una lingua per cantare. Gli scrittori italiani e la musica leggera, Einaudi 2025

Una lingua per cantare: quando i grandi scrittori del Novecento inventarono la canzone d’autore

Italia. 1950 – 1980, circa. Pasolini, Calvino, Caproni, Fortini, Roversi, Flaiano, Parise, Arbasino, Moravia…

Una lingua per cantare

Alcuni dei massimi autori (di romanzi e liriche) del secondo Novecento italiano hanno realizzato anche versi pensati per la musica, contribuendo in modo decisivo alla nascita del cantautorato e della canzone impegnata nel nostro paese. Ciascuno di loro si poneva la questione storica, ideologica e artistica della parola cantata, emanando poi una potente influenza sulle nuove generazioni che negli anni seguenti erano quelle di De André, Guccini, Dalla, Tenco, Endrigo, Marini, De Gregori, Margot, Gaber, Vanoni, Jannacci, Battiato, Branduardi, Pietrangeli.

Soprattutto dal dopoguerra fino all’inizio della nuova stagione della televisione a colori (1975-77), sia in Francia che in Italia (forse prima là che qui), sono esistite specifiche classi di artisti aperte alla contaminazione fra i registri accanto a classi di operatori preparati con competenze trasversali, prima della progressiva trasformazione dell’industria culturale in industria dell’entertainment.

Gli scrittori italiani e la musica leggera

Si può ormai disegnare il ritratto di gruppo di una generazione di scrittori animati da una curiosità per le altre forme d’arte, senza invasioni di campo oppure steccati rigidi, cercando invece un uditorio più ampio per la letteratura.

Cimentandosi con la scrittura per musica, alcuni storici letterati (poeti o narratori) del secondo Novecento hanno dimostrato di poter essere a tutti gli effetti “parolieri”, di poter così sperimentare a modo loro contenuti politici di sinistra e novità pertinenti di forme letterarie, conferendo un ulteriore strato di profondità alla colonna sonora di una stagione irripetibile, forse irrecuperabile, che continua però a parlarci in quella presente e viva.

Lo studio di Giulio Carlo Pantalei

Il giovane italianista e scrittore, musicista e cantautore Giulio Carlo Pantalei (Roma, 1990), con un’accurata ricerca anche d’archivio e competenze musicologiche, mette a fuoco il nesso spesso sottovalutato fra letteratura “pesante” e musica “leggera” nei primi decenni dell’Italia repubblicana.

Struttura del saggio Una lingua per cantare

La narrazione, ricca di particolari e aneddoti, è scandita da otto capitoli, incentrati sui singoli scrittori (anche) di versi per canzoni, sulle motivazioni e sulle dinamiche delle singole opere, sugli influssi immediati e di lungo periodo.

S’inizia con il grande poeta “partigiano e seminale” Giorgio Caproni (Livorno, 7 gennaio 1912-Roma, 22 gennaio 1990), coinvolto in vario modo con il Festival di Sanremo dal 1955, sottolineando che lo chansonnier Jacques Prévert era l’interlocutore privilegiato di quella generazione.

Si prosegue con gli anni di Torino (1958-60) contrassegnati dal fermento culturale intorno al gruppo dei Cantacronache e ai circoli intellettuali della città: letteratura, musica, politica, arti visive.

Poi il terzo e il quarto capitolo sono dedicati a due dei torinesi più attivi e “nazionali”, al potere evocativo, eversivo quasi, della parola cantata, sollecitato da Italo Calvino (Santiago de Las Vegas de La Habana, 15 ottobre 1923 – Siena, 19 settembre 1985) e Franco Fortini Lattes (Firenze, 10 settembre 1917 – Milano, 28 novembre 1994).

Negli anni successivi ci spostiamo a Roma (1960-63). Il momento di passaggio sarebbe già giunto al Teatro dei Satiri il 23 maggio 1958 dove arriva il Neorealismo in formato canzone guidato da Calvino. In prima fila Moravia, Bassani, Flaiano, Silone e, soprattutto, Pasolini accanto all’effervescente amica Laura Betti, che allestirà dal gennaio 1960 una vera e propria tournée con grande riscontro di critica e di pubblico.

I capitoli sesto e settimo (il più lungo) sono dedicati ai “romani”, dopo il fondamentale Pier Paolo Pasolini (Bologna, 5 marzo 1922–Ostia, 2 novembre 1975) sono trattati insieme Alberto Moravia, Goffredo Parise, Ennio Flaiano e Alberto Arbasino.

L’ottavo e ultimo capitolo riguarda gli anni di Bologna (1973-75) e Roberto Roversi.

Oltre quaranta pagine di minuziose note bibliografiche e una ricca bibliografia (senza indice dei nomi) concludono la pregevole opera.

Il libro

Giulio Carlo Pantalei
Una lingua per cantare. Gli scrittori italiani e la musica leggera
Einaudi, 2025

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Valerio Calzolaio

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