Alberto Arbasino (1930-2020)
Alberto Arbasino (1930-2020)

La letteratura piange Alberto Arbasino, il fustigatore visionario

Io ho ottant’anni, leggo solo libri cartacei e non ho alcuna intenzione di cominciare ora a leggere eBook e non ho neppure nessuno strumento meccanico per farlo, ma credo che il loro successo di mercato significhi che usciranno meno libri di autori come Gadda, perché si preferirà sempre di più produrre libri commerciali.

Questo diceva Alberto Arbasino nell’ottobre 2013 dal pulpito del Regio di Torino dove era arrivato per ricevere il Premio Bottari Lattes Grinzane, grazie alla sua opera L’ingegnere in blu, dedicata all’amico e grande scrittore Carlo Emilio Gadda.

A parte il fatto che di anni ne aveva già ottantatré e non solo ottanta, il resto del suo discorso – come molti altri che ha pronunciato o scritto incarnando i panni del fustigatore non privo d’ironia dei costumi a lui contemporanei – così come il suo amore per Gadda, sono assolutamente condivisibili.

Purtroppo, però, nonostante la sua penna a volte pungente, scoccata come una freccia dritta al cuore del bersaglio, questo discorso specifico, c’insegnano i tempi (“O tempora! O mores!”, diceva già Cicerone), risentiva ancora di un qualche romanticismo: il successo delle nuove tecnologie, infatti, prescinde dall’utilizzo, per così dire, letterario, che se ne può fare e forse la fruizione di opere sempre più commerciali è comunque da preferire all’opzione nessuna fruizione di nessuna opera. Solo i posteri doneranno definitivamente la ragione o il torto all’una o all’altra ipotesi, ma Alberto Arbasino, morto oggi all’età di 90 anni, non potrà essere qui a vederlo.

Alberto Arbasino, il fustigatore

Da “fustigatore”, comunque, ha trattato tanti argomenti tra i più vari: ricordiamo, per esempio, i suoi appuntamenti quasi settimanali con le lettere brevi di denuncia dalle colonne di Repubblica (quotidiano che ha visto nascere e con il quale collabora da allora, era il 1976) che secondo alcuni non erano sempre fulminanti e incisive come avrebbero dovuto, ma anche molti suoi discorsi lanciati come pietre in occasioni pubbliche. Esemplare quello contro l’uso e abuso dello strumento “lectio magistralis”: “Perché mai magistralis? – sosteneva – sono monologhi pensati per ottenere il consenso di chi li ascolta, sono politicamente e linguisticamente corretti, moderatamente trasgressivi ma mai troppo e non si aggirano mai su argomenti pericolosi”.

E poi c’è “l’altro” Arbasino: quello innamorato, letterariamente parlando, dello scrittore milanese Gadda, che conobbe personalmente e con il quale ebbe un lungo rapporto d’amicizia. Lo considerava un genio, ne apprezzava le storie, ma anche il valore artistico del suo stile, di cui ha scritto molto in saggi quali Genius loci, I nipotini dell’ingegnere, Sessanta posizioni, L’ingegnere e i poeti: colloquio con Gadda e il già citato L’ingegnere in blu.

Alcuni libri di Arbasino

Infine, ma dovrebbe essere all’inizio, la sua attività di scrittore “autonomo”: è del 1955 il suo primo racconto Destino d’estate, in cui si ravvisa già uno dei temi a lui più cari, la descrizione della provincia italiana nel periodo immediatamente postbellico e della sua alta borghesia ermeticamente rinchiusa nelle ville e nei salotti a far pettegolezzi.

Da un punto di vista squisitamente narrativo, Alberto Arbasino va inserito nel filone della letteratura espressionista e a tratti surrealista, di cui capolavoro è Super Eliogabalo, romanzo del 1969 in perfetto stile camp, che racconta il fine settimana romano di un moderno imperatore che finirà ucciso dalle sue tre madri. Ma l’espressionismo, soprattutto, in Arbasino non si esaurisce nella potenza onirica delle immagini che è in grado di evocare con la sua fantasia, ma si esprime in rarefazioni, pause, espedienti meta-letterari e digressioni in varie lingue, spesso lontane da quella d’origine o inventate: stratagemmi capaci di proiettare lontano il lettore, in un altro mondo voluto ma ignoto, in cui all’intreccio si sostituisce la raffinatezza delle citazioni di altre opere.

I riconoscimenti

Nella sua lunga carriera di giornalista di costume e di reportage di viaggio, di saggista e di narratore, Alberto Arbasino ha ricevuto molti premi, certamente i più prestigiosi in circolazione: nel 2004 il Premio Chiara all’opera omnia, oggetto da parte sua di un interminabile lavoro di revisione e aggiornamento che lo ha portato spesso alla ripubblicazione di opere già edite; nel 2012 il Premio Scanno e nel 2013 il Premio Campiello alla carriera. Eppure anche il circuito dei premi letterari, con le sue immancabili e nutrienti iniezioni di salamelecchi e piaggerie, non è stato immune alle sue intemperanze: nel 2011, intervenuto a Certaldo per la cerimonia del Premio Boccaccio, prima della conclusione se ne andò infastidito esclamando: “Sono qui da due giorni a sentire fanfaluche e convenevoli. Questo premio non lo voglio, tenetevelo, me ne vado!”. Arbasino era anche questo.

Foto | Il Foglio

Roberta Barbi

Roberta Barbi

Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente è autrice e conduttrice de “I Cellanti”, un programma di approfondimento sul mondo del carcere in onda su Radio Vaticana Italia. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.

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