Il balcone di Giulietta a Verona, uno dei cliché scespiriani più celebri dell'immaginario romantico

I cliché scespiriani che hanno conquistato la letteratura mondiale

Grande è stata l’influenza di Shakespeare e non solo, badate bene, sul teatro inglese. Le sue opere, i suoi personaggi, le tante figure retoriche fiorite di volta in volta dai suoi intrecci (a tratti favolosi e mirabolanti come nel caso di Una notte di mezza estate con il re e la regina delle fate o La tempesta con il mago-duca Prospero) sono diventati nel corso dei secoli dei veri e propri cliché o, se preferite, degli espedienti romantici destinati proprio come degli archetipi senza tempo a mettere profonde radici nell’immaginario collettivo.

I cliché scespiriani che hanno fatto scuola

Inevitabilmente (e del resto come resistere?) autori e poeti ne hanno fatto – ieri come oggi – “manbassa”.

L’amata sul balcone

L’immagine di Giulietta sul verone ha attraversato i secoli, colpito l’immaginario collettivo, ma in verità nelle note di scena originali si legge un semplicissimo: “Giulietta entra in scena in alto”. Nessuna menzione del fatidico balcone che apparirà soltanto in un secondo tempo. Con messinscene un po’ più tarde.

Gli amanti avversati dalla fortuna

Un’altra “figura” shakespeariana che noi tutti conosciamo: gli amanti perseguitati dalla sfortuna. Una caratteristica che proprio in Giulietta e Romeo sembra trovare il suo primo, grande modello moderno. Sappiamo come la storia e il mito siano popolate di innamorati nati sotto una cattiva stella e come il grande Bardo abbia saputo abilmente rielaborare queste lontane leggende, a partire proprio da Piramo e Tisbe che, per chi non lo sapesse, ispirò all’autore la fine tragica e nera dei due poveri amanti di Verona.

Poesia d’amore

Va da sé che non fu William Shakespeare a inventare la poesia d’amore e tantomeno il sonetto legato al suo nome che, di fatto, era in uso ancora prima che il Bardo nascesse. Il grande merito del cigno dell’Avon fu quello di nobilitarlo così tanto da trasformare quei deliziosi 14 versi nella quintessenza stessa della poesia d’amore (almeno in Inghilterra), influenzando così poeti del calibro di Wordsworth, Rossetti e Coleridge.

Da nemici a innamorati

L’antichità amava raccontare storie d’amore e William Shakespeare seppe farle proprie aggiungendovi di volta in volta nuovi ingredienti, elementi bizzarri, tocchi personali ed è proprio per questo che è del tutto impossibile catalogare o etichettare le sue opere, concepite per unire in un corpo solo tragedia e commedia, dramma e farsa. Tra le coppie più celebri che passano dall’inimicizia all’amore non si possono non ricordare Beatrice e Benedetto (Molto rumore per nulla) e Caterina e Petruccio (La bisbetica domata).

La coppia perfetta

Chi meglio di William Shakespeare sa scandagliare il cuore umano? La sua capacità di mettere a nudo pecche e fragilità è senza rivali e questo vale anche per le sue commedie più romantiche dove i suoi protagonisti vengono denudati e mostrati al mondo in tutta la loro difettosa umanità. Quelle schermaglie, quegli scontri che fanno scintille, per esempio, tra Caterina e Petruccio ne La bisbetica domata non rivelano poi, quando è ormai tempo di calare il sipario, una coppia semplicemente perfetta? Un amore bizzarramente idilliaco?

Via | Mentalfloss
Foto | DepositPhotos

Giorgio Podestà

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