Estate di san Martino
Estate di san Martino

Estate di san Martino: cos’è, quale la data e perché si chiama così

Con Estate di San Martino si intendono quel pugno di giorni intorno alla data dell’11 novembre, giornata in cui si ricorda la figura di san Martino di Tours, che sono caratterizzati da bel tempo e da un tepore che sembra di non essere più in autunno ma in estate.

L’estate di san Martino – che dura tre giorni e un pochinino, come dice un proverbio – è di origine popolare, eppure ha qualche riscontro nella realtà: analizzando le mappe meteorologiche di diversi anni risulta che in questo periodo dell’anno c’è solitamente un lieve miglioramento del clima.

C’è da notare che l’estate di san Martino si celebra a novembre nel nostro emisfero, ma nell’emisfero australe è tra fine aprile e i primi di maggio.

Quella che da noi è chiama estate di san Martino, nei paesi anglofoni si chiama estate indiana mentre in russo e in altre lingue slave il nome è estate delle comari.

Le origini leggendarie dell’estate di san Martino

Come dice il nome, l’estate di san Martino è strettamente collegata a Martino, vescovo di Tours in Francia.

Chi è san Martino

Martino era originario della Pannonia, l’odierna Ungheria, ed era un soldato romano. Secondo le fonti, Martino nacque nel 316 circa e morì l’8 novembre 397. La festa dell’11 novembre è perché in quel giorno si celebrarono i suoi funerali.

Durante un inverno particolarmente rigido incontrò un mendicante intirizzito dal freddo e gli fece dono di metà del suo mantello da soldato per riscaldarlo.

A questo punto ci sono diverse versioni della leggenda. Martino avrebbe dato metà del mantello a un altro povero e, rimasto al freddo, sarebbe stato riscaldato dal sole miracolosamente comparso. Un’altra versione non ha il secondo povero, ma solo il sole. Una terza versione riporta che nel corso della notte Gesù stesso apparve in sogno a Martino, lo ringraziò per il gesto di generosità e gli sistemò il mantello come fosse nuovo.

La leggenda ha colpito molto l’immaginario popolare, tanto da dare vita non solo all’estate di san Martino ma anche a composizioni poetiche, modi di dire ed eventi economici. Viene chiamata, infatti, estate di san Martino anche un improvviso (e illusorio) miglioramento economico che interessò l’Italia tra il 1550 e il 1660. Fare san Martino, inoltre, è un modo dire usato nella pianura padana e significa cambiare lavoro e luogo di lavoro perché durante l’estate di san Martino venivano rinnovagli gli annuali contratti agricoli e le persone si spostavano per lavorare le terre.

Tre poesie per l’estate di san Martino

L’estate di san Martino è celebrata dai poeti. Ecco tre poesie (di cui una celeberrima) su questo particolare momento dell’anno.

San Martino, la celebre poesia di Giosuè Carducci

La nebbia agli irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;

Ma per le vie del borgo
dal ribollir de’ tini
va l’aspro odor de i vini
l’anime a rallegrar.

Gira su’ ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
su l’uscio a rimirar

tra le rossastre nubi
stormi d’uccelli neri,
com’esuli pensieri,
nel vespero migrar.

Novembre, di Giovanni Pascoli

Gèmmea l’aria, il sole così chiaro
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l’odorino amaro
senti nel cuore…

Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno,
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.

Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile. È l’estate,
fredda, dei morti.

Una poesia di Mario Quintana

La poesia di Mario Quintana, tratta dalla raccolta L’apprendista stregone, è un componimento un po’ diverso da quelle cui siamo abituati ma che ci invita a guardare la realtà da altri punti di vista, un po’ come fanno i cacatua di Dio.

Estate di san Martino

Un paio di zoccoletti
prova l’accordatura di mattina.

Sarà il Re dei Re,
con i suoi zoccoletti?

Eccolo che torna ora ronzando in un trimotore.

Un riflesso tira i suoi dadi di vetro.

Alta
Alta

E la mia finestra è alta
come lo sguardo di quelli che hanno seguito il volo del primo pallone
o come quelle piccionaie dove meditano immobili gli invisibili cacatua di Dio.

San Martino è la festa dei cornuti

A San Martino ogni mosto diventa vino, dice la tradizione popolare, e il ribollir dei tini è celebrato nella celeberrima poesia di Giosuè Carducci dal titolo San Martino. Sempre per quel che riguarda il vino, un altro proverbio dice: “Chi vuol far buon vino zappi e poti a San Martino”.

Probabilmente per questo legame con il vino novello e con le libagioni che si facevano per assaggiarlo è legato il fatto che san Martino sia il patrono dei cornuti: obnubilati dal vino, infatti, contadini e contadine si lasciavano andare a festeggiare in tutti i sensi.

Ma le versioni per l’origine di questo patronato sono diverse. Alcuni sostengono che derivi dalle molte fiere del bestiame con corna che si tenevano in questi giorni. Altri che Martino avesse una sorella particolarmente disponibile e lui se la portava in spalla per evitare le sue scappatelle, ma lei si divincolava lo stesso. Altri ancora vedono l’origine della festa dei cornuti in una questione grafica, visto che l’11 novembre è 11 11 e quindi potrebbe ricordare le corna.

Fatto sta che, tra le altre cose, san Martino è patrono anche dei cornuti!

Foto | Andy Melton

Roberto Russo

Roberto Russo

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.

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