Il seggio vacante

Rileggendo Il seggio vacante di J. K. Rowling

Il seggio vacante fu sicuramente uno dei libri più attesi del 2012, l’anno in cui uscì. Soprattutto perché la sua autrice, J.K. Rowling aveva ottenuto uno straordinario successo planetario con la saga di Harry Potter diventando, nel giro di un decennio, la più letta di sempre.

Chi si è approcciato alla lettura di questo romanzo aspettandosi di trovare qualche punto in comune con il ciclo del maghetto adolescente, ne sarà rimasto decisamente deluso. La scrittrice del Glouchestershire, infatti, dimostrò notevole coraggio abbandonando una formula dal successo sicuro e collaudato per proporre un romanzo che si discosta molto dalla sua opera precedente. Soprattutto un romanzo rivolto a un pubblico diverso rispetto al “target” di elezione dell’epopea di Hogwarts.

Se qualche genitore avesse intenzione di regalare Il seggio vacante al proprio figlio o figlia dodicenne, mi sentirei di consigliare calorosamente di leggerlo prima di passarlo, eventualmente, al pargolo.

Il seggio vacante

Ne Il seggio vacante J.K.Rowling ci porta con sé in una contea della provincia inglese, tanto immaginaria quanto iper-realista nella sua descrizione. Potremmo dire, usando una metafora cara a chi scrive di libri, che piuttosto che fare un affresco della vita di una piccola cittadina della Gran Bretagna, Rowling ci mostra una vera e propria autopsia. Ci presenta, in un crescendo di tensione e rivelazioni, tutti i segreti e i lati oscuri degli abitanti.

Seguendo una strategia narrativa ormai consolidata nella letteratura britannica, il lettore viene messo a conoscenza di come sia i muri di mattoni rossi ricoperti di edera dei cottage collinari, sia gli appartamenti dei casermoni abitati da famiglie di ceto modesto nascondano odi, rivalità e frustrazioni represse da tempo. Nonostante la monotonia e la tranquillità apparenti, a Pagford nulla è come sembra.

Nulla è come sembra

L’apparente situazione di calma e armonia del borgo viene scossa da un evento tragico: la prematura dipartita del consigliere comunale Barry Fairbrother. Saranno proprio le conseguenze di questo avvenimento e soprattutto la corsa al seggio lasciato vacante dal gentile, amato e benvoluto Barry a scatenare una reazione a catena. Situazione che, pian piano, toccherà molti dei nervi scoperti della comunità.

I sotterfugi e le strategie politiche del piccolo distretto rurale si dimostreranno collegati a doppio filo con i segreti, le ambizioni, le bassezze, le miserie personali e i piccoli e grandi drammi che affliggono gli abitanti di Pagford di qualunque età ed estrazione sociale, dal sindaco sino ai ragazzi che frequentano la scuola locale.

A questa intricata situazione si aggiunge un mistero. Chi è l’anonimo hacker che sembra conoscere tutti i segreti più inconfessabili dei membri del consiglio comunale e dei candidati al seggio del compianto Fairbrother?

La maestria di J. K. Rowling ne Il seggio vacante

J.K. Rowling dimostra, anche in questa occasione, tutta la sua maestria nel dare vita ai personaggi che si muovono all’interno della vicenda narrata e nello sviluppare una trama che, per quanto intricata, si dipana in modo naturale e non manda mai in confusione il lettore ma lo tiene incollato al libro sino alla fine.

Pagford si rivela un eccellente palcoscenico per esporre le problematiche che affliggono la società contemporanea. È facile intuire quali siano gli aspetti sui quali l’autrice rivolge il proprio sguardo critico. Il piccolo distretto rurale e la sua comunità hanno caratteristiche tipicamente inglesi tuttavia, poiché l’attenzione del narratore è rivolta per gran parte del tempo alla sfera interiore ed emotiva dei personaggi, le vicissitudini degli abitanti di questa immaginaria cittadina assumono una dimensione universale.

Sono proprio i pensieri e le emozioni dei personaggi a fungere da innesco per le loro azioni, a partire dalle quali si sviluppa l’azione del romanzo.

Il libro

J. K. Rowling
Il seggio vacante
traduzione di Silvia Piraccini
Salani, 2012

Claudio Gurgone

Claudio Gurgone

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