Il libro di sabbia

Il libro di sabbia, il testo più bello di Jorge Luis Borges?

Non bastano i momenti più drammatici per diventare Shakespeare e inventarsi frasi memorabili.

Un autore di culto, ma poco letto

Borges è uno di quegli autori che godono di vasta fama e considerazione, soprattutto da parte di chi, come il sottoscritto, lo considera un modello irraggiungibile.

E tuttavia, come spesso accade agli scrittori cosiddetti di culto, viene purtroppo più citato che davvero letto.

Perché ciò avvenga non è facile da spiegare, ma potrebbe giocare un ruolo in tale comportamento una sorta di timore reverenziale che credo possano nutrire i lettori meno avvezzi al cospetto delle complesse costruzioni narrative del grande scrittore.

Oppure, peggio, temono magari di annoiarsi. Ma, credetemi, è un rischio che si corre poco leggendo i testi, oltretutto di norma piuttosto brevi, raccolti in questo volume.

Il libro di sabbia, perfetto per accostarsi a Borges

L’antologia contiene Il libro di sabbia, ultima raccolta di racconti di B. e quattro testi risalenti alla fine degli anni ‘70, pubblicati postumi col titolo La memoria di Shakespeare e può costituire un ottimo punto d’ingresso nell’affascinante universo letterario del grande scrittore.

Ultimi esiti di un’ininterrotta sperimentazione

Il libro di sabbia, pubblicato nel 1975, rappresenta bene l’ultima fase creativa del grande scrittore argentino e l’approdo conclusivo di una inesausta vocazione alla ricerca.

I testi raccolti nel volume sono infatti ben diversi da quelli realizzati qualche decennio prima: la forma, all’epoca fin troppo curata e “geometrica”, ha acquistato in concisione e linearità e lo stile è meno freddo e distaccato.

Il genere dei racconti

La maggior parte dei racconti è di genere fantastico — onirico, a parte Avelino Arredondo, ricostruzione romanzata di un fatto storico, e il livello qualitativo è ovviamente elevatissimo.

Ne scaturisce per il lettore un grado di soddisfazione tale da dover centellinare la lettura, al fine di assaporarne al meglio ogni sfumatura.

L’archetipo del doppio

Un tema amatissimo da B. e a lui particolarmente congeniale è quello del del sosia, dell’altro se stesso, in un vertiginoso gioco di specchi:

In fin dei conti, al risveglio, non c’è nessuno che non incontri se stesso.

Si consideri proprio il primo racconto, L’altro, dal quale è tratta la citazione che precede. È indubbio che il testo verta sul tema del doppio, tema letterario d’altro canto ricorrente non solo in Borges: pensiamo a Il sosia, del resto apertamente citato anche nel racconto.

Il tema della memoria

Non meno importante però, a volerci soffermare sul medesimo testo, l’aspetto della memoria, che qui si esplica in un’acuta riflessione sul tempo.

Tale è l’amore per l’argomento che Borges ripeterà l’operazione in un racconto di qualche anno successivo, Venticinque agosto 1983.

La premonizione

Borges in questo caso utilizza la forma della premonizione in sogno e il fuoco del racconto verte soprattutto sul tema dell’identità.

Lasciamo tuttavia al lettore l’arduo, ancorché forse sterile compito di stabilire quale tra i due testi sia il più riuscito. Forse il primo è più accattivante quanto alla struttura e alla macchina narrativa, davvero impeccabile. L’autore risolve infatti l’apparentemente ineludibile paradosso temporale ricorrendo all’escamotage della dimensione onirica.

La distopia e l’invettiva politica

Ma non si pensi che i racconti di quest’ultima fase della produzione borgesiana siano tutti caratterizzati dalla fascinazione per il fantastico tout court, di cui l’esempio più fulgido è forse proprio il racconto che dà il titolo alla raccolta, lo strepitoso Libro di sabbia, che pure si presta a molteplici piani di lettura.

Si legga ad esempio Utopia di un uomo che è stanco, che certamente è ascrivibile al genere fantastico, anzi nel caso specifico fantascientifico – distopico. L’autore realizza una satira pungente e si direbbe profetica della moderna civiltà dell’immagine, nonchè una sarcastica invettiva contro la il modello di società dominante:

Le immagini e la carta stampata erano più reali della cose. Solo quello che veniva pubblicato era vero.

Né più tenero si dimostra nei confronti della classe politica:

La stampa smise di pubblicare gli articoli e le effigi dei politici. Questi dovettero cercarsi mestieri onesti; alcuni divennero bravi comici o bravi guaritori.

La magia dello stile di Borges

Inutile e forse anche fuorviante per il lettore soffermarsi nella disamina dei singoli racconti. Caratteristica pressoché comune a tutti l’eleganza suprema e l’asciuttezza della forma.

Certo, in molti di essi traspare l’incredibile erudizione del loro autore, come ad esempio nel suggestivo La memoria di Shakespeare, d’impostazione wellsiana, l’ultimo racconto di Borges.

Tuttavia non costituisce mai sfoggio sapienziale fine a se stesso, in virtù anche della professata modestia del grande scrittore, ma diviene parte sostanziale del testo.

Il libro

Jorge Luis Borges
Il libro di sabbia
a cura di Tommaso Scarano
traduzione di Iliade Carmignani
Adelphi, 2004

Luigi Milani

Luigi Milani

Luigi Milani è giornalista freelance, editor e traduttore. Autore di due romanzi e una raccolta di racconti, ha curato le edizioni italiane degli ultimi due libri di Jasmina Tešanović, Processo agli Scorpioni e Nefertiti (Stampa Alternativa 2008-2009), e le versioni italiane di alcuni racconti di Bruce Sterling (40k eBooks). È tra i fondatori delle Edizioni XII. Vive e lavora a Roma. Per la Graphe.it edizioni dirige la collana di narrativa digitale eTales.

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