Stati Uniti e mondo. 1939-1945. L’atomica e la responsabilità della scienza Tutto inizia a cambiare il 2 agosto 1939, quando Albert Einstein scrive al presidente degli Stati Uniti una lettera destinata a diventare famosa, invitandolo a considerare l’ipotesi di metter mano a una bomba che per la sua potenza avrebbe rappresentato un deterrente all’escalation bellica e passando, quindi, dal proprio militante pacifismo radicale d’inizio secolo a un pacifismo “analitico”. Con risoluti obiettivi pacifisti, nel 1914 Einstein aveva firmato l’Appello agli europei con il fisiologo Georg Friedrich Nicolai. Nel 1955 firmerà poi il Manifesto contro la folle corse agli armamenti con il logico e filosofo Bertrand Russell. Quasi alla metà del secolo scorso vi sono poi quei sei anni, circa. Dopo le invasioni pianificate da Hitler e la guerra mondiale, svanita la minaccia nazista con la resa agli Alleati, la messa a punto dell’atomica proseguì fino all’epilogo, ormai avversato sia da Einstein che da altri illustri fisici: l’uso dimostrativo delle due bombe in Giappone nell’agosto 1945, ottanta anni fa. In quel quinquennio scienziati e militari avevano collaborato appunto al progetto Manhattan, messo pienamente in campo dopo il pieno coinvolgimento degli Stati Uniti nel conflitto armato in seguito all’attacco del 7 dicembre 1941 a Pearl Harbour. Guidato per la parte scientifica dal 1942 da Robert Oppenheimer, con enormi risorse finanziarie industriali, la collaborazione di fisici di primissimo livello (molti dei quali “rifugiati” dall’Europa invasa e antisemita), un budget di circa due miliardi di dollari e l’impiego di oltre centotrentamila persone, il progetto Manhattan ebbe successo. Invece, il contemporaneo programma nucleare tedesco fallì, proprio per la perdita di molte competenze a causa delle leggi razziali, la dispersione delle risorse in specifici progetti paralleli, l’incapacità o l’opposizione di alcuni scienziati chiave (come Werner Heisenberg). Un inedito di Pietro Greco Il miglior giornalista scientifico italiano dell’ultimo mezzo secolo, a lungo formatore dell’intera categoria, il chimico Pietro Greco (Barano d’Ischia, 1955) è morto d’improvviso nella casa familiare della sua isola il 20 dicembre 2020. Il volume è un’opera finora inedita, connessa alla stesura del saggio biografico e scientifico dedicato alla fisica austriaca naturalizzata svedese Lise Meitner (Vienna, 7 novembre 1878 - Cambridge, 27 ottobre 1968), uscito per la stessa casa editrice nel 2014. Struttura del saggio L’atomica e la responsabilità della scienza È stata conservata il più possibile la versione originale, distinguendo otto capitoli, in sostanza cronologici. Il primo (“L’atomica tra segreti e paura”) inizia appunto con il testo della lettera che Einstein decide di indirizzare a Franklin D. Roosevelt e con il racconto relativo agli otto mesi che la precedono. L’ultimo (“Hiroshima e Nagasaki”) affronta la morte di Hitler, il crollo del nazismo e la resa della Germania, eventi che cambiano alcuni presupposti del Manhattan Project ma non la decisione finale di bombardare le due città del Giappone. In mezzo i capitoli con le storie parallele del progetto nucleare in Occidente (la Francia subito fuori, la Gran Bretagna prima a partire, la centralità statunitense), dell’avvio e della fine del progetto tedesco, dei risvolti internazionali intorno a Los Alamos. L’ottima narrazione alterna con chiarezza e profondità la sintetica ricostruzione storica delle responsabilità della politica e della scienza nella guerra atomica (come una reazione a catena, da cui il titolo), i fenomeni e gli eventi della geopolitica, la disamina degli avanzamenti nella fisica e in varie discipline, comparando sempre il quadro statunitense (con i prodromi della svolta tecnologico-produttiva realizzata a inizio Anni Cinquanta soprattutto grazie alla nuova “società della conoscenza” impostata da Vannevar Bush, consigliere presidenziale) rispetto a quello europeo e mondiale. Nella meditata prefazione, il direttore di Scienza in rete Luca Carra ricorda che “Pietro Greco ha accompagnato con un insostituibile lavoro di divulgazione i vari movimenti per il disarmo animati da scienziati”. La bibliografia si limita necessariamente a sette titoli precedenti il 2014. Non c’è indice finale dei nomi. In fondo l’ottimo testo congiunto di tre fisiche sulla non neutralità della scienza. Il libro Pietro Greco, L’atomica e la responsabilità della scienza, prefazione di Luca Carra; postfazione di Ilaria Maccari, Alessia Nota, Giulia Venditti, L’Asino d’oro 2025

Pietro Greco racconta storia e dilemmi etici dell’atomica

USA e mondo. 1939-1945.

L’atomica e la responsabilità della scienza

Tutto inizia a cambiare il 2 agosto 1939, quando Albert Einstein scrive al presidente degli Stati Uniti una lettera destinata a diventare famosa. Lo invita a considerare l’ipotesi di metter mano a una bomba che per la sua potenza avrebbe rappresentato un deterrente all’escalation bellica e passando, quindi, dal proprio militante pacifismo radicale d’inizio secolo a un pacifismo “analitico”.

Con risoluti obiettivi pacifisti, nel 1914 Einstein aveva firmato l’Appello agli europei con il fisiologo Georg Friedrich Nicolai. Nel 1955 firmerà poi il Manifesto contro la folle corse agli armamenti con il logico e filosofo Bertrand Russell.

Quasi alla metà del secolo scorso vi sono poi quei sei anni, circa.

Dopo le invasioni pianificate da Hitler e la guerra mondiale, svanita la minaccia nazista con la resa agli Alleati, la messa a punto dell’atomica proseguì fino all’epilogo, ormai avversato sia da Einstein che da altri illustri fisici: l’uso dimostrativo delle due bombe in Giappone nell’agosto 1945, ottanta anni fa.

In quel quinquennio scienziati e militari avevano collaborato appunto al progetto Manhattan, messo pienamente in campo dopo il pieno coinvolgimento degli Stati Uniti nel conflitto armato in seguito all’attacco del 7 dicembre 1941 a Pearl Harbour.

Guidato per la parte scientifica dal 1942 da Robert Oppenheimer, con enormi risorse finanziarie industriali, la collaborazione di fisici di primissimo livello (molti dei quali “rifugiati” dall’Europa invasa e antisemita), un budget di circa due miliardi di dollari e l’impiego di oltre centotrentamila persone, il progetto Manhattan ebbe successo. Invece, il contemporaneo programma nucleare tedesco fallì, proprio per la perdita di molte competenze a causa delle leggi razziali, la dispersione delle risorse in specifici progetti paralleli, l’incapacità o l’opposizione di alcuni scienziati chiave (come Werner Heisenberg).

Un inedito di Pietro Greco

Il miglior giornalista scientifico italiano dell’ultimo mezzo secolo, a lungo formatore dell’intera categoria, il chimico Pietro Greco (Barano d’Ischia, 1955) è morto d’improvviso nella casa familiare della sua isola il 20 dicembre 2020.

Il volume L’atomica e la responsabilità della scienza è un’opera finora inedita. È connesso alla stesura del saggio biografico e scientifico dedicato alla fisica austriaca naturalizzata svedese Lise Meitner (Vienna, 7 novembre 1878 – Cambridge, 27 ottobre 1968), uscito per la stessa casa editrice nel 2014.

Struttura del saggio L’atomica e la responsabilità della scienza

È stata conservata il più possibile la versione originale, distinguendo otto capitoli, in sostanza cronologici.

Il primo (“L’atomica tra segreti e paura”) inizia appunto con il testo della lettera che Einstein decide di indirizzare a Franklin D. Roosevelt e con il racconto relativo agli otto mesi che la precedono.

L’ultimo (“Hiroshima e Nagasaki”) affronta la morte di Hitler, il crollo del nazismo e la resa della Germania. Eventi che cambiano alcuni presupposti del Manhattan Project ma non la decisione finale di bombardare le due città del Giappone.

In mezzo i capitoli con le storie parallele del progetto nucleare in Occidente (la Francia subito fuori, la Gran Bretagna prima a partire, la centralità statunitense), dell’avvio e della fine del progetto tedesco, dei risvolti internazionali intorno a Los Alamos.

L’ottima narrazione alterna con chiarezza e profondità la sintetica ricostruzione storica delle responsabilità della politica e della scienza nella guerra atomica (come una reazione a catena, da cui il titolo), i fenomeni e gli eventi della geopolitica, la disamina degli avanzamenti nella fisica e in varie discipline, comparando sempre il quadro statunitense (con i prodromi della svolta tecnologico-produttiva realizzata a inizio Anni Cinquanta soprattutto grazie alla nuova “società della conoscenza” impostata da Vannevar Bush, consigliere presidenziale) rispetto a quello europeo e mondiale.

Nella meditata prefazione, il direttore di Scienza in rete Luca Carra ricorda che

Pietro Greco ha accompagnato con un insostituibile lavoro di divulgazione i vari movimenti per il disarmo animati da scienziati.

La bibliografia si limita necessariamente a sette titoli precedenti il 2014. Non c’è indice finale dei nomi.

In fondo l’ottimo testo congiunto di tre fisiche sulla non neutralità della scienza.

Il libro

Pietro Greco
L’atomica e la responsabilità della scienza
prefazione di Luca Carra; postfazione di Ilaria Maccari, Alessia Nota, Giulia Venditti
L’Asino d’oro, 2025

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Valerio Calzolaio

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