Copertina del libro Non si uccide il passato di Letizia Vicidomini con il primo piano di un uomo bendato e sullo sfondo uno dei caratteristici vicoli di Napoli

Non si uccide il passato: Napoli tra crimini e memoria

Per la collana Giungla Gialla di Mursia, vi consigliamo un romanzo avvincente che “rischia” di farci perdere l’equilibrio tra ciò che è davvero giusto oppure no. Non si uccide il passato. Il male sporca Napoli, di Letizia Vicidomini, autrice partenopea che già avete incontrato in queste pagine e che continua a non deluderci.

Non si uccide il passato né lo si può ignorare

Proseguono le storie di vita di Andrea Martino, commissario oramai in pensione ma solo in via ufficiale perché è un uomo che mai si volta dall’altra parte quando incappa in qualcosa che lo coinvolge in particolar modo a livello umano.

Martino: un uomo che lascia il segno tra le pagine e i pensieri

Martino sa essere padre non solo dei suoi figli ma anche di coloro che di un padre hanno bisogno: una figura giusta, che abbracci e colmi vuoti, comprenda e percepisca cose che altri non vedono. Effettivamente gli capita spesso di sentire stati d’animo o dolori e disagi intimi di chi lo circonda, di sentirsene coinvolto tanto da perderci il sonno. Quando questo accade, diviene un personaggio reale anche per chi legge, insinuandosi tanto da far domandare se esista davvero e non solo nella mente di Letizia Vicidomini.

La trama di “Non si uccide il passato”

Preoccupato per un problema alla vista che gli provoca parecchie seccature e impegnativi incontri medici, l’ex commissario (che mai “ex” si sentirà davvero) ha modo di conoscere l’infermiera Virginia; lei e il suo bambino sono vessati dal marito violento Giacomo Rinaldi che a un certo punto viene ucciso. La storia comincia – così come in ogni giallo che si rispetti – a far emergere gli ingredienti giusti che seguono il reato: le indagini, i sospettati, la ricerca di un movente. Ma se in questo genere letterario il lettore si diletta a condurre le medesime indagini di chi le compie nel romanzo, ragionando, dubitando, riflettendo, nella scrittura di Letizia Vicidomini accade sempre qualcosa che non lascia scampo, ovvero il coinvolgimento si fa via via meno cerebrale e sempre più intimo.

Il punto di deflagrazione di ognuno di noi

Questo perché

Ci sono piccolissimi eventi, oppure segni, parole e gesti sottili, che possono scatenare inferni tenuti dentro, chiusi a chiave, e dare l’avvio ad azioni che mai avremmo pensato di poter compiere. Ripercorrendo a ritroso la strada che ci ha condotti fin davanti alle porte di un futuro inimmaginato, solo a volte siamo capaci di individuare il punto di deflagrazione dell’odio, eppure c’è sempre. Ed è sempre sproporzionato rispetto a ciò che l’ha generato.

Quando l’intreccio funziona

E la storia si fa duplice. Dal passato arriva Carmela Accarino detta Melina e insieme a lei Andrea Martino, classe 1899, morto nel 1945. Ebbene sì, avete capito bene: un “nuovo” e altro Martino giunge da un tempo di guerra, da altre storie lontane, sconvolgendo il presente del protagonista il quale deve scoprire il collegamento, ciò che lo unisce a questo nome che è il suo e perché qualcuno ha deciso di sconvolgergli la vita. Da questo momento, si dipanano trame e sottotrame che non potrete più evitare di voler conoscere fino in fondo, intrecciandosi in modo sempre più fitto e coinvolgente.

Il passato non muore mai. E neppure la memoria

Una cosa è certa: ci sono romanzi in cui non necessariamente i veri personaggi principali sono persone, semplicemente persone. Non si uccide il passato, il cui vero protagonista è la memoria – o ancor meglio, il passato – lo dimostra appieno.

Il futuro chiama, il presente corre, ma il passato non può morire. E ancora: Il passato non muore mai. Se lo fa è solo perché siamo noi a ucciderlo. E l’autrice così appassionata di gialli e noir ma anche di romanzi psicologici sa bene come muoversi abilmente tra gli effetti nell’animo umano di presente e passato; si inoltra tra pieghe scomode, veste la pelle dei suoi personaggi, se li sente vibrare addosso e per questo è in grado di renderli vivi in noi, facendoli venir fuori dall’immaginario, trasformandoli in realtà.

Le domande senza risposta di “Non si uccide il passato”

Napoli è totale ambientazione. La viviamo accompagnati dalla voce narrante che si fa cicerone del bello e del brutto, che non ostenta né nasconde. Napoli, di cui mostra contraddizioni e bellezza, persone meravigliose e altre che vivono ai margini della società convinte di esserne il fulcro. Napoli da cui fuggire o da cui lasciarsi incantare, città caotica che caotica può rendere l’anima generando domande senza risposta: che cosa è la giustizia? E quando o quanto essa stessa può alimentare ingiustizie profonde?

Se soltanto sapessimo restare puliti…

Vicidomini ci ricorda una domanda di Beatrice Cenci: “Volersi togliere dall’ingiustizia, è delitto o giustizia?”

Vorrei fosse tutto così semplice, sai? I cattivi che si fanno male a vicenda, si abbattono come nei videogiochi, si divorano l’un con l’altro. Alla fine ne resterà uno solo, era lo slogan di un film, no? e quello che rimane si redime.

Ma si può e si deve combatterla, una ingiustizia, e davanti all’ineluttabilità bisogna “resistere”. Magari restare persone pulite, non senza difetti o debolezze ma pulite. Come il commissario Andrea Martino, di cui vogliamo sentir parlare ancora: non perfetto, non invincibile, non eroe ma… pulito.

Il libro

Letizia Vicidomini
Non si uccide il passato. Il male sporca Napoli
Mursia, 2024

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Susanna Trossero

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