La luna nella letteratura
La luna nella letteratura

La luna nella letteratura tra romanzi e racconti

Il 20 luglio 1969 è la data della prima impronta sul suolo lunare, del “piccolo passo per l’uomo e grande passo per l’umanità” ecc. ecc.

Noi oggi, prendendo spunto da quel che è stato, compiamo un personalissimo viaggio – assai più corto di quello dalla Terra alla Luna, eh! – nella letteratura che si è occupata di questo nostro satellite, anche in epoche non sospette, cioè ad esempio quando non si aveva ancora idea che la luna fosse nient’altro che un satellite.

La luna nella letteratura

Molti, infatti, sono i poeti e i letterati che si sono fatti stuzzicare la curiosità dal quel disco bianco e tondo che splende nel cielo notturno e con il naso all’insù hanno filosofeggiato e riempito d’inchiostro fogli su fogli, a partire dal pastore errante per l’Asia di leopardiana memoria che la luna cercava proprio di interrogarla.

I primordi letterari: quando la luna era un sogno

La prima presenza della luna in letteratura risale addirittura al II secolo a.C. con Luciano di Samosata, che nel suo La storia vera affronta un viaggio immaginario ben oltre le colonne d’Ercole. Il romanzo, d’intento fortemente parodistico, è più che unico nel suo genere.

Poi naturalmente abbiamo la Commedia del padre Dante, che nella cantica dedicata al Paradiso descrive con minuzia di particolari l’ascesa non solo a pianeti quali Mercurio e Saturno, ma anche, appunto, alla Luna. E il poema cavalleresco dell’Orlando furioso in cui vediamo il principe Astolfo salire sulla luna a cavallo di un ippogrifo per recuperare il senno perduto di Orlando.

Certo, allora non doveva essere un tema così popolare, o almeno non lo fu prima che le osservazioni astronomiche rilevassero che la Luna aveva la forma di un pianeta: questa scoperta è certo tornata a solleticare filosofi e uomini di lettere e di scienza che si sono lanciati in ipotesi varie ponendo le basi per quella che conosciamo oggi come letteratura fantascientifica. Cito solo l’opera Somnium di Keplero, la storia di un giovane islandese che con la madre strega approda sull’isola della Luna; e L’altro mondo di Savinien Cyrano de Bergerac che afferma di esserci arrivato, sulla luna, grazie a un razzo a propulsione di fuochi d’artificio, ma di essere fuggito perché scambiato dai suoi abitanti per uno struzzo e quindi imprigionato in un’immensa voliera.

I viaggi sulla luna, ovvero la fantascienza moderna

Insuperato e insuperabile capolavoro del genere, cioè che ipotizza un viaggio direzione luna con tutti i crismi, che sarà effettivamente compiuto circa un secolo dopo, è Dalla Terra alla Luna di Jules Verne (1865). È la storia di un’idea e della ricerca di finanziamenti per la stessa: arrivare sulla luna a bordo di un proiettile sparato dalla Florida. Alla fine i tre astronauti in fieri ci proveranno, ma riusciranno solo a entrare nell’orbita lunare da cui li salverà solo un’incredibile astuzia.

Un altro grande della letteratura del genere. H.G. Welles, nel 1901 si cimenta con I primi uomini sulla Luna, che racconta la storia di uno squattrinato e di uno scienziato pazzo che riescono ad arrivare sulla luna ingerendo una sostanza inventata dallo scienziato – la cavorite – capace di schermare la gravità e scoprono, loro malgrado, che la luna è abitata…

Poi ci saranno anche Asimov che in Pendolarità, nel 1939, immagina una futura spedizione sulla luna negli anni Settanta osteggiata da un gruppo di fanatici religiosi che si oppongono alla profanazione del cielo e Arthur Clarke che nel suo Preludio allo spazio del 1951 racconta gli antefatti del primo viaggio sulla luna, compiuto sempre negli anni Settanta. È curioso, in effetti, notare, come gli scrittori di genere collocassero in un futuro più lontano di quanto poi non sia avvenuto nella realtà, il primo allunaggio…

La luna nella letteratura scelta da me

Concludo la nostra chiacchierata di oggi con un paio di opere con le quali io personalmente ho festeggiato, rileggendole, l’importante anniversario appena trascorso.

La prima è di un autore nel cuore di tutti, Edgar Allan Poe. Gli appassionati certamente sapranno che nel 1835 il nostro scriveva un racconto intitolato L’incomparabile avventura di un certo Hans Pfaall in cui lo stesso protagonista racconta di un escamotage utilizzato per scappare dai suoi creditori… andando sulla Luna! La cosa si viene a sapere un giorno quando nei cieli d’Olanda appare una specie di grossa mongolfiera con a bordo un uomo – un nativo lunare – che lancia a terra una lettera in cui Pfaall, scomparso ormai da oltre cinque anni e perciò ritenuto morto, rivela, invece, il suo segreto.

Il secondo racconto che voglio segnalarvi è contemporaneo che di più non si può ed è Un pensiero a forma di racconto dell’israeliano Etgar Keret. Poiché nella raccolta edita da Feltrinelli Le tettine della diciottenne occupa appena tre pagine e neppure tutte piene, non voglio spoilerare nulla. Vi dirò soltanto che è una riflessione sulla potenza del pensiero personale e una condanna al conformismo che può portare fino a conseguenze estreme quali l’estinzione, come sarebbe accaduto proprio agli antichi abitanti della Luna…

Foto | Terry Richmond via Unsplash

Roberta Barbi

Roberta Barbi

Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente è autrice e conduttrice de “I Cellanti”, un programma di approfondimento sul mondo del carcere in onda su Radio Vaticana Italia. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.

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