Chi non ama i romanzi epistolari? Probabilmente è per questo che sopravvivono più o meno ininterrottamente dal Settecento a oggi, rimodulandosi a seconda dei cambiamenti nel modo di comunicare e resistendo perfino alla rivoluzione digitale.
La spiegazione sta nel fatto che scrivere una lettera – meglio se con carta e penna, meno se è una e-mail – racchiude sempre un fascino particolare, perfino in chi la riceve, sia che la apra con lentezza gustandosi il momento e assaporando fino in fondo la curiosità, sia che ne strappi avidamente la busta per leggerne tutto d’un fiato il contenuto.
Ovidio, anticipatario di un genere immortale
Heroides di Ovidio è considerato l’opera da cui tutti gli epistolari sono scaturiti. Si tratta di 21 lettere in versi che le eroine del mito e dell’antichità, figure per lo più leggendarie, scrivono su temi quali l’amore e il dolore.
Questo romanzo epistolare, se possiamo definirlo così, da una parte rappresenta il culmine della poesia latina; dall’altro è un momento di profonda rottura dalla classicità perché di fatto trasforma un’elegia tradizionale in una sorta di autobiografia leggendaria inventando nuove convenzioni e anche convinzioni, perché al tempo stesso è il segno che i tempi e le sensibilità umane sono cambiate.
Pamela e gli esordi
Il XVIII secolo segna il boom dei romanzi epistolari: si scopre che la forma della lettera può essere un ottimo modo per mandare avanti la narrazione e contemporaneamente far emergere le personalità e i sentimenti degli autori delle lettere stesse.
Capostipite di questo genere eterno è Pamela o la virtù premiata di Samuel Richardson, in cui nelle lettere della giovane protagonista alla famiglia lontana, emerge già allora il tema del lavoro femminile e della parità dei sessi.
Le relazioni pericolose, di Pierre Chordelos de Laclos, ha, invece, tutt’altro contenuto: racconta le avventure di due nobili libertini dell’epoca, mettendo in luce un certo cinismo settecentesco e diventando uno degli epistolari più amati e insieme criticati di sempre.
A questo periodo appartiene anche uno dei capolavori della letteratura mondiale: I dolori del giovane Werther, in cui il protagonista, dedito all’otium letterario in campagna, si innamora non corrisposto della giovane Lotte. Il logorio del suo cuore viene narrato nelle lettere all’amico Guglielmo.
I romanzi epistolari nell’Ottocento, tra Frankenstein e Jacopo Ortis
Il nuovo secolo si apre con il capolavoro di Foscolo Le ultime lettere di Jacopo Ortis: una raccolta di 67 missive che il protagonista invia all’amico Lorenzo prima di suicidarsi.
È un epistolario anche Povera gente, primo romanzo di Dostoevskij in cui si alternando le voci di un umile funzionario russo e di una fanciulla che ha perso la famiglia, a raccontare uno spaccato della vita di Pietroburgo dell’epoca.
Nel 1871 in Italia viene, invece pubblicato Storia di una capinera di Giovanni Verga che vede Maria, una giovane costretta a vivere in convento fin da bambina, scrivere all’amica Marianna che rivede per un breve periodo di ritorno a casa a seguito di un’epidemia di colera.
Ricordiamo poi che anche Frankenstein di Mary Shelley è un romanzo in forma epistolare in cui la storia si sviluppa attraverso la corrispondenza tra l’esploratore Robert e la sorella mentre si trova tra i ghiacci dove ha incontrato un dottore e la sua bizzarra creatura…
Lettere del secolo scorso
Anche gli autori più grandi del Novecento si sono cimentati con questo genere. Pensiamo a Lettere a Milena in cui Franz Kafka dichiara e vive il suo amore per la traduttrice mentre è confinato in una pensione di Merano dove sta trascorrendo la convalescenza dopo la tubercolosi.
Di sfondo storico è invece l’epistolario di Kressmann Taylor intitolato Destinatario sconosciuto: opera breve e potente composta da un intenso scambio tra un mercante d’arte ebreo e il suo socio tedesco all’avvento del nazismo.
Sulla stessa scia Il colore viola di Alice Walker che nel 1983 racconta razzismo e discriminazione negli Usa di 20 anni prima attraverso le lettere delle sorelle Celie e Nettie.
Infine, ma non per ultimo, Caro Michele, storia di una famiglia italiana uscita dalla penna di Natalia Ginzburg nel 1973 e riprodotta attraverso le lettere che la madre e le sorelle spediscono proprio al Michele del titolo.
Romanzi epistolari moderni: ovvero la rivoluzione tecnologica ma non culturale… o sì?
Come abbiamo detto, cambiano i supporti ma non le emozioni, perciò troviamo – anche se meno – alcuni esempi di romanzi epistolari contemporanei che vale la pena citare e, naturalmente, leggere, perfino oggi. Trattasi innanzitutto di Le ho mai raccontato del vento del Nord di Daniel Glattaue. Emmi e Leo si conoscono on line per sbaglio per aver digitato male un indirizzo mail, ma continuano lo stesso a scriversi, sempre più di frequente, per raccontarsi le rispettive vite e si chiedono che futuro ci sarebbe per la loro storia dopo un eventuale incontro nella vita reale.
Il dualismo tra reale e virtuale, che oggi è quotidianità, inizia ad affacciarsi anche tra le pagine di Scrivimi ancora di Cecilia Ahern, pubblicato nel 2004 e ambientato a Dublino dove racconta cinquant’anni di storia di due amici tra periodi di simbiosi e di lontananza. Buona lettura!
Foto | DepositPhotos







Lascia un commento