Avete presente quei lunghi pomeriggi estivi in cui fa troppo caldo per uscire (quest’anno, poi…) e non si ha davvero voglia di far nulla se non rilassarsi in attesa delle ore più fresche (una pia illusione in questo 2026 da record)?
Libri da leggere quando non hai voglia di nulla
Ecco: se riuscite a non cedere al sonno e a non optare per le parole crociate (che fanno benissimo, comunque!), vi darei qualche consiglio di lettura senza pensieri, scegliendo libri brevi, magari fatti di racconti che non compromettono eventuali lunghe interruzioni di fruizione, con un tocco di ironia e di buona scrittura che non deve mancare mai.
Ah! Un’altra condizione! Volendo dare consigli generali, non mi sono limitata a prediligere un genere, ma un filo conduttore che penso possa mettere facilmente d’accordo tutti: il cibo. Siamo italiani, d’altronde.
Finché il caffè è caldo, di Toshikazu Kawaguchi
Certo, con l’estate rovente che insiste fuori dalla finestra, forse preferireste un bel gelato (ogni cosa a suo tempo…), ma è davvero gradevole in ogni stagione questa opera teatrale, poi riadattata in un romanzo breve che è diventato un caso della letteratura mondiale.
L’ambientazione è nella caffetteria Funiculì Funiculà che non si trova a Napoli, bensì in Giappone, ed è un posto davvero speciale: a un tavolo, infatti, è sempre seduto il fantasma di una donna con una lunga veste bianca che si alza solo per andare in bagno… è allora che si può occupare il suo posto e andare indietro nel tempo, ripercorrendo alcuni momenti cruciali della propria vita, ma senza cambiarli. Sì, perché anche questo, come tutti i viaggi, ha le sue regole: su tutte, bere sempre il caffè finché è caldo, altrimenti non si potrà più tornare indietro…
Il Re del gelato, di Cristina Cassar Scalia
Ed eccolo, finalmente, il gelato che ci rinfresca, anche se quello di cui si parla in questo romanzo, prequel della fortunata serie che ha per protagonista il vicequestore Vanina Guarrasi appena trasferitasi da Palermo a Catania, è avvelenato. Ci troviamo, infatti, in un giallo, con un’arma del delitto un po’ speciale: le vaschette del famoso gelataio Lomonaco, in cui vengono ritrovate strane pillole, tanto da scapparci il morto…
Una storia solo in apparenza semplice, ma godibile e arricchita da battute in siciliano che fanno sorridere e conferiscono all’atmosfera un tocco non banale di autenticità. Insomma: pagine da leggere tutte d’un fiato, proprio come si mangia un gelato quando fa caldo. Fragola e limone senza panna, grazie.
Le ricette della signora Tokue, di Durian Sukegawa
Diciamolo subito: la ricetta vincente della signora Tokue è andare avanti per la propria strada superando i pregiudizi e avendo il coraggio di essere se stessa. Quanto all’anko, cioè la marmellata di azuki – alias fagioli rossi giapponesi – con cui la protagonista farcisce i dorayaki, specie di dolcetti composti da due dischi di pan di Spagna, sospendo il giudizio perché sarebbe da assaggiare prima di poter valutare con obiettività. Il segreto per far riuscire bene questa leccornia sembra essere “ascoltare i fagioli” mentre si prepara la suddetta confettura e si crea il ripieno perfetto in grado di sciogliersi in bocca e sciogliere, assieme a lui, tutte le preoccupazioni che ci affliggono.
Questa è una storia sulla ricerca della felicità che può arrivare anche lavorando come ambulante in un parco e la storia di un segreto (non parlo della ricetta della marmellata di fagioli stavolta) che nonostante tutto non riesce a scalfirla. La felicità.
Il rosmarino non capisce l’inverno, di Matteo Bussola
Sono convinta che dopo questa torrida estate il rosmarino l’inverno lo capirà un po’ di più… scherzi a parte, eccoci davanti a un libro di racconti al femminile scritti da un uomo.
Il titolo è dovuto al fil rouge che accomuna le vicende di tutte le protagoniste: la loro tendenza alla resilienza, caratteristica peraltro esclusivamente femminile, purtroppo. L’autore lo ha capito, speriamo presto anche gli altri uomini che ci circondano.
Così, di pagina in pagina, si viaggia attraverso le vite di un’anziana che scopre all’improvviso l’amore, di una giovane che non riesce a perdonare la propria madre, di una donna che figli non ne vuole perché non riuscirebbe ad accollarsene le sofferenze e di un’altra ancora che si scopre innamorata della propria migliore amica. Viva la vita, mi verrebbe da dire, così com’è.
Bar sport, di Stefano Benni
Chiudiamo con un classico della letteratura, uscito nel 1976 ma sempre attuale, che ha avuto anche una riedizione di pugno dello stesso autore, nel Duemila.
Qui è il bar, specie quello della provincia italiana, a essere metafora della vita che in questa si conduce, luogo di aggregazione e di passaggio di un’umanità fatta di cliché ma che ha anche caratteristiche positive.
Esilarante, il racconto strettamente legato al cibo e in particolare a un cibo specifico che popolava un po’ tutti i bar di paese, almeno in passato: le paste che sono lì da sempre e nessuno compra mai.
Archetipo di questo che è un vero e proprio personaggio a se stante è la Luisona, la “decana delle paste”, incautamente acquistata e consumata da un avventore forestiero e perciò ignaro delle dinamiche da bar, che poi, ovviamente, ne pagherà le conseguenze… fisicamente.
Nella riedizione del romanzo, 20 anni dopo, la Luisona è sostituita dalla Palugona. Nomi diversi, caratteristiche simili: su tutte, un’inevitabile indigeribilità. Alla faccia della finger pâtisserie.
Foto | DepositPhotos
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