Che siate scrittori della domenica o professionisti navigati, avrete di sicuro sentito almeno una volta questo consiglio stravagante: “scrivi da ubriaco e correggi da sobrio”. Attribuita da decenni a Ernest Hemingway, questa frase è diventata una sorta di lasciapassare per intingere la penna nel bicchiere prima ancora che l’inchiostro sia asciutto sulla pagina.
L’idea, va detto, è seducente: allentare le inibizioni per far scorrere le parole, poi rimettere tutto in ordine una volta smaltiti i fumi. Ma la storia dietro questa citazione è tutt’altro che lineare — a partire da chi l’abbia davvero pronunciata, ammesso che qualcuno l’abbia mai fatto.
La vera routine di scrittura di Hemingway
Che Hemingway amasse un buon daiquiri (o, secondo la leggenda, diciassette in una sola serata) non è in discussione. Le sue abitudini alcoliche sono note quasi quanto capolavori come Il vecchio e il mare o Fiesta, e peggiorarono ulteriormente dopo una serie di incidenti aerei e automobilistici che punteggiarono i suoi viaggi. Eppure, nonostante la passione per l’avventura e per il bicchiere, Papa — così lo chiamavano amici e ammiratori — era fermamente convinto che la penna e il bicchiere dovessero restare su tavoli separati.
L’idea che scrivesse ubriaco non regge di fronte al suo metodo reale di lavoro. Hemingway era estremamente disciplinato: si svegliava prima dell’alba per scrivere quando la mente era lucida e, soprattutto, sobria. Considerava la scrittura un mestiere che richiedeva attenzione totale, riservando l’alcol soltanto alle ore successive. Un Papa Doble — il daiquiri doppio, senza zucchero, che prende il nome proprio dal soprannome di Hemingway — oppure un martini secco erano, per lui, la ricompensa a fine giornata, una volta raggiunto l’obiettivo di parole del mattino.
A confermarlo è la nipote Mariel Hemingway, che in un’intervista ha dichiarato: “Non ha mai scritto ubriaco, non ha mai scritto oltre le prime, primissime ore del mattino.” Se le cose stanno così, come ha fatto questa frase tagliente ad attaccarsi al suo nome?
Il fattore Faulkner: chi ha davvero ispirato “scrivi da ubriaco e correggi da sobrio”
Le rivalità, per Hemingway, non restavano confinate alle pagine dei suoi romanzi. Per tutta la carriera, lo scrittore Premio Nobel fu contrapposto al suo celebre contemporaneo William Faulkner. I due si criticavano a vicenda su tutto: dallo stile di scrittura, agli — altrettanto noti — problemi con l’alcol.
Hemingway non si limitò a negare di scrivere ubriaco: arrivò a scaricare la responsabilità proprio sul rivale. In un’intervista rilasciata a Writer’s Digest e pubblicata poco dopo la sua morte, mise le cose in chiaro con una risposta tagliente: stava pensando a Faulkner, disse, perché a volte capitava di riconoscere a metà pagina il momento esatto in cui il collega aveva bevuto il primo bicchiere.
La vera origine: Peter De Vries e il romanzo Reuben, Reuben
Che siate del partito di Hemingway o di quello di Faulkner, un fatto resta: non esiste alcuna prova che la frase “scrivi da ubriaco e correggi da sobrio” sia mai uscita dalla bocca di uno dei due. Le sue radici sono, in realtà, del tutto letterarie — ma in un altro senso.
La citazione nasce da una battuta di dialogo del romanzo Reuben, Reuben (1964), dello scrittore americano Peter De Vries. Nel libro, un personaggio ammette con leggerezza di scrivere ubriaco e correggere sobrio, o talvolta il contrario — scrivere sobrio e correggere ubriaco.
Tolta dal suo contesto originale, non stupisce che la cultura pop abbia finito per appiccicare queste poche parole al nome di un gigante della letteratura, per quanto incline al bicchiere. La seconda parte della frase, spesso dimenticata, ne chiarisce il vero significato: nella creazione servono entrambi gli elementi, quello apollineo e quello dionisiaco, spontaneità e disciplina, emozione e controllo. Più che un consiglio pratico, insomma, è un’osservazione sulla natura sfaccettata del processo creativo.
Perché continuiamo a crederci
Hemingway, probabilmente, non sarebbe d’accordo con nessuna delle due letture. Quando si trattava della sua macchina da scrivere, sapeva bene che affari e alcol non dovevano mischiarsi. A volte, però, una frase sopravvive non perché sia vera, ma semplicemente perché è una leggenda troppo bella per lasciarla andare — ed è per questo che “scrivi da ubriaco e correggi da sobrio” continua, ancora oggi, a essere raccontata come se l’avesse detta lui.
Via | Mentalfloss
Foto | National Archives and Records Administration, Public domain, da Wikimedia Commons







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