Claudia Aloisi

A colloquio con Claudia Aloisi, scrittrice forlivese innamorata della Sardegna

Chi legge lo sa bene: spesso, i personaggi dei romanzi divengono reali, ne seguiamo le vicissitudini, li difendiamo o giudichiamo, riusciamo a cogliere sfumature del loro carattere, ci immergiamo in ciò che accade nel loro vivere quotidiano. Se poi gli autori decidono di regalargli vita lunga creando dei sequel, allora nasce in noi la trepidazione dell’attesa di nuove storie alle quali appassionarci.

Questo è capitato anche con Estelle Moreau del romanzo Flavia’s end (Condaghes), fotografa belga intrigata dalle miniere sarde. Ha nonni isolani, Estelle, ha passione e curiosità da vendere, e ci porta con sé in Sardegna tra realtà e leggende in una situazione non preventivata e proprio per questo coinvolgente anche per noi che ci ritroviamo a viverla insieme a lei.

Estelle è una creazione dell’autrice forlivese Claudia Aloisi, classe 1974, la quale dopo Flavia’s end ci ha regalato Controluce, considerato da molti un sequel del precedente. Qui la fotografa è affiancata da una nuova rete di personaggi in una seconda storia che appassiona, qualcosa da risolvere o comprendere, vicende misteriose sulle quali indagare.

Ebbene, oggi è questa la avvincente penna che desidero intervistare per voi.

Intervista a Claudia Aloisi

I libri di Claudia Aloisi

Claudia, ho avuto il piacere di conoscere il tuo garbo e la tua gentilezza. Appari timida e dolce ed è stupefacente che dietro tutto ciò vi sia una mente che concepisce intrighi e misteri dando vita a  un noir e poco tempo dopo a un vero e proprio giallo. Ricordi in quale momento hai sentito in te quel fermento interiore che spinge verso la scrittura?

In realtà non rammento un momento preciso: ho sempre scritto, da che mi ricordo. I miei primi esperimenti sono stati in terza elementare, in sostanza non appena sono stata capace di usare la penna! Ma anche prima la mia mente era popolata di storie, mi serviva solo il mezzo per poterle trascrivere.

Esiste un libro a cui senti di dover dire grazie?

Forse non uno solo. La lettura è inscindibile dalla scrittura, quindi ho debiti nei confronti di tutti gli autori che più ho amato, noti e meno noti: dal Manzoni de I promessi sposi al Verga dei Malavoglia; da Magazzino vita di Isabella Bossi Fedrigotti a Mist Over Pendle di Robert Neill. In anni più recenti il mio debito va al Cane di terracotta di Andrea Camilleri e soprattutto ai romanzi con protagonista il Commissario Ricciardi di Maurizio De Giovanni.

Tornando ai tuoi libri, perché quella particolare ambientazione sarda, ovvero le scogliere di Nebida, la torretta del sito minerario Porto Flavia, il faraglione di Pan di Zucchero? Quale è il tuo legame con questi luoghi ai quali hai regalato ben due romanzi?

È un legame che io stessa non so spiegare, dal momento che non sono sarda. Ho conosciuto l’Iglesiente visitandolo con persone del luogo e per prima cosa mi hanno conquistata i panorami. Del resto il loro fascino è innegabile, persino Jacques Cousteau definiva quel tratto di costa “mare spettacolo”. Poi però, come ogni innamorata curiosa, sono andata oltre la bellezza: ne ho studiato la storia mineraria e sociale, ne ho scoperto la ricchissima tradizione. Infine ho conosciuto la gente: molti di loro sono amici che da quasi vent’anni mi accolgono con un calore concreto e solido. Quindi a un certo punto, scrivere di quell’angolo di mondo è stato per me naturale e inevitabile. I miei romanzi hanno rinsaldato quel legame, e adesso quando mi trovo lì è come vedere realtà e racconto che si fondono. Per questo credo che una parte di me sia rimasta su quelle scogliere.

Sappiamo che il tuo primo romanzo ha intrigato un regista importante a livello internazionale: questo traguardo unito all’apprezzamento dei lettori e a quello della casa editrice Condaghes che ha scommesso su di te, modificano la spontaneità del tuo scrivere rendendolo più faticoso o rappresentano una spinta in più?

All’inizio temevo che la pubblicazione modificasse il mio rapporto con la scrittura. Temevo di essere vittima dell’ansia da prestazione, del rischioso gioco di compiacere i lettori e della paura di deluderli… Poi mi sono accorta che non è così. Scrivo, come ho sempre scritto, prima di tutto per me stessa, perché ho qualcosa da raccontare che deve piacere e soddisfare me. Finora mi pare abbia funzionato.

Una domanda forse troppo privata, ma la azzardo: in cosa vi somigliate tu ed Estelle o in cosa vorresti somigliarle?

Temo di non assomigliare molto a Estelle. Per formazione e inclinazione mi avvicino di più a Marco Ferrara, razionale e un po’ chiuso fino a essere ruvido. Però ammetto che Estelle è come vorrei essere: coraggiosa, indipendente, capace di andare in fondo nelle cose in cui crede. Se è vero che scrivere significa lavorare anche su se stessi, forse tratteggiando questa donna ho aperto nuove vie anche a me. Vedremo come andrà…

“La mia vita è fatta anche di momenti lontani”, dice Estelle in Controluce, aggiungendo che per quante volte potrà ripartire dall’isola, il suo cuore sarà sempre là. È questo il tuo rapporto con la Sardegna? Ispiratrice dei tuoi romanzi, ti ha rubato il cuore?

Perdutamente e irrimediabilmente. Talvolta mi accorgo di vivere in qualche modo “divisa” tra la mia natia Forlì, nella quale mi trovo bene e che amo, e la Sardegna. Sono circondata anche a casa da elementi che mi rimandano all’Isola, cibi, gioielli, pezzi di arredamento. Nel mio cellulare la pagina del meteo è impostata su Forlì e su Portoscuso, e nella homepage ho Forlitoday accanto a L’Unione Sarda. Insomma, vivo in questo bizzarro modo, qui e lì. È una strana sensazione, che i più non capiscono, ma che da tempo fa parte di me. È come avere un altro luogo da chiamare casa.

***

Da sarda non posso che rimanerne colpita, e spero che sempre questa tua nuova casa ti ispiri! Grazie per la tua disponibilità, Claudia Aloisi, e per favore non privarci di Estelle: attendiamo di partire con lei verso nuove avventure!

Susanna Trossero

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