Una carrellata di celebri frasi di Paolo Poli
Una carrellata di celebri frasi di Paolo Poli

Celebri frasi di Paolo Poli

Paolo Poli (1929-2016) è stato un grande attore di teatro. Sempre elegante, raffinato e forbito con il suo teatro, spesso en travesti, ha rappresentato il senso della libertà e dello spirito puro del teatro come pochi in Italia, e nel mondo.

Alcune sue celebri frasi possono darci l’occasione per conoscerlo meglio

Celebri frasi di Paolo Poli

  • Il bello dell’amore omosessuale è la libertà.
  • Il matrimonio deve essere orrendo.
  • Il mio peccato preferito? È la superbia. Quello che non sopporto, invece, è l’accidia. Il borbottio continuo di certa gente.
  • Il sesso è nel cervello, non è tra le gambe.
  • Il torto di Dio è di non aver brevettato l’uomo. Per questo ce ne sono in giro tante cattive imitazioni.
  • I miei amici finocchi si sposavano tutti. La famigliola ordinata. Le foto. I passeggini, L’utilitaria. Il televisore al centro del salone. Poi li incontravi in stazione in strani orari e in vesti più colorate. Vicino ai cessi. A Firenze il più famoso lo chiamavano latrin lover. Eravamo sei fratelli, l’unico che ha trombato senza fare i figlioli sono io. Non me ne pento. Si morte e si fugge.
  • Io voglio seguire l’istinto e la perversione, non tornare a casa e trovare qualcuno che mi chiede qualcosa che voglio per cena.
  • La gente ha poca memoria, invece si dovrebbe ricordare la dittatura, perché ci ricasca in continuazione.
  • La mente è come l’ombrello: per funzionare deve essere aperta.
  • La sola legge che non ho infranto è quella di gravità.
  • Mi piace stare in mezzo alla gente. Ora da vecchio i miei tempi si accorciano, il respiro mi manca, la biologia impedisce diverse cose.
  • Mia sorella ha trovato l’equilibrio perfetto: lei sta al primo piano, il suo lui sta al pian terreno e il figlio sta al quarto.
  • Non è mai stato facile essere omosessuali, neppure nello spettacolo. Avevo già cinquant’anni e ancora gli impresari non sapevano se mandarmi un telegramma di felicitazioni, come a un uomo, o un mazzo di fiori, come a uno donna. Nel dubbio, spedivano entrambi.
  • Quando i nostri idoli cadono dagli altari, i lividi ce li facciamo noi.
  • Sapevo fin dall’inizio di essere gay. Entrai in una panetteria, e vidi che mi garbava il fornaio. Andai al cinema, davano King Kong, avevo cinque anni, e vidi che mi garbava pure il gorilla. Il dado era tratto.
  • Senza tragedie, senza cattivi, non c’è storia.
  • Sono contento che Dario Fo finalmente abbaia ricevuto il riconoscimento del Nobel, perché lui è l’ultimo Pulcinella. Se posso dir la mia, però, io sono più bella. Sono fisicamente più carina.
  • Sono stato in Egitto in luglio. Lo sa che quando ho visto la firma di Rimbaud nel tempio di Tebe, mi sono commosso? Ero tanto commosso che ho dovuto raccontarlo subito al primo che mi è capitato. L’ho raccontato a un turista americano. «Rimbaud» gli dicevo: «La firma di Rimbaud!». E quello mi ha fatto: «Oh, Rambo! Marviloso!». E ha cominciato a ballare. Ormai il mondo è così. Meraviglioso, vero?
  • Tutte noi siamo bugiarde, si mettono le frange alla realtà perché l’immaginazione allunga la vita.

Foto | Di Rei Momo (Opera propria) [Public domain], attraverso Wikimedia Commons

Roberto Russo

Roberto Russo

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.

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