La tomba di Dante Alighieri a Ravenna
La tomba di Dante Alighieri a Ravenna

La tomba di Dante Alighieri a Ravenna

Dante Alighieri nacque a Firenze fra il 21 maggio e il 21 giugno 1265 e morì a Ravenna nella notte fra il 13 e il 14 settembre 1321 a causa della malaria. Si potrebbe pensare che, alla sua morte, il Sommo Vate autore della Divina Commedia, sia stato subito seppellito in quella che è la sua attuale tomba a Ravenna, ma non è così: inquieto nella vita, il suo corpo è stato, metaforicamente parlando, inquieto anche nella morte.

Le peregrinazioni delle spoglie di Dante Alighieri

Il giorno successivo al suo decesso il corpo di Dante Alighieri venne sepolto nel medesimo sarcofago in cui si trova oggi, ma in un luogo di sepoltura diverso. Il primo posto, infatti, dove venne sepolto Dante fu l’esterno del chiostro di Braccioforte. Verso la fine del XV secolo, Bernardo Bembo, podestà veneto di Ravenna, decise di spostare il sepolcro sul lato occidentale del chiostro. Tuttavia, pochi anni dopo, ecco che i fiorentini cominciarono a protestare: le reliquie del loro concittadino più famoso dovevano appartenere a Firenze e non a Ravenna.

La tomba di Dante Alighieri e le vicissitudini delle spoglie del Poeta

Nel 1519, papa Leone X, appartenente alla famiglia fiorentina dei Medici, accolse una supplica supportata anche da Michelangelo e concesse ai fiorentini il permesso di prendere le ossa di Dante e trasferirle a Firenze. Solo che quando gli addetti si presentarono per l’esumazione della salma, scoprirono che le ossa erano sparite. Era accaduto che, qualche tempo prima, i frati francescani avevano fatto un buco nel muro del chiostro per mettere in salvo i resti del poeta. I frati si rifiutarono categoricamente di dare le ossa ai fiorentini e decisero di trasferire il sarcofago dentro al chiostro, sorvegliandolo costantemente. Quando nel 1692 furono necessarie opere di manutenzione sulla tomba, gli operai lavorarono sotto lo sguardo vigile delle guardie.

Nel frattempo le ossa erano migrate dall’urna originaria a una cassetta (la si trova conservata nel museo Dantesco) per ordine di Antonio Sarti, priore del convento, salvo poi tornare nella loro urna nel 1781, quando il Morigia costruì il mausoleo attaccato al convento che ancora oggi possiamo vedere.

Arriviamo al 1810, in pieno periodo napoleonico. I frati francescani decisero di nascondere la cassetta con le ossa per evitare che i napoleonici saccheggiassero il convento e la prendessero come bottino di guerra. La cassetta venne murata nell’oratorio del chiostro di Braccioforte, solo che poi i frati scapparono dalla città e della cassetta si persero le tracce.

Il ritrovamento delle ossa di Dante

Questo vuol dire che, per tutto l’Ottocento, tutti coloro che si recarono alla tomba di Dante al mausoleo di Ravenna per omaggiare il poeta, in realtà stavano pregando una tomba vuota. La cassetta con le ossa di Dante venne ritrovata accidentalmente il 27 maggio 1865 durante alcuni lavori di restauro. La cassetta venne ritrovata da un operaio e le ossa rischiarono di finire in un ossario comune. Furono salvate da Anastasio Matteucci, uno studente che tradusse ciò che era scritto sulla cassetta: “Ossa Dantis…”.

Identificate come le ossa perdute di Dante Alighieri, la salma venne ricomposta ed esposta al pubblico per un po’ in un’urna di cristallo. Poi l’urna venen ritumulata in una cassa di noce rinchiusa in un cofano di piombo nel tempietto del Morigia.

Arriviamo alla Seconda Guerra Mondiale: si decise di spostare la cassetta per evitare che venisse distrutta dai bombardamenti. La cassetta venne tolta dal tempio il 23 marzo 1944 e rimesse al loro posto il 19 dicembre 1945. Durante questo periodo, venne sepolta vicino al mausoleo sotto a un tumulo protetto dalla vegetazione e indicato da una lapide.

In tutto questo caos, Firenze non perse mai la speranza di un ritorno a casa di Dante e decise di costruire un mausoleo in stile neoclassico nel 1829 a Santa Croce. Ancora adesso possiamo vedere qui il cenotafio con il poeta seduto e pensoso, con la Poesia che piange sul sarcofago. Ma Dante, per ora, riposa ancora a Ravenna.

La tomba di Dante Alighieri a Ravenna

La tomba di Dante Alighieri a Ravenna è stata realizzata in stile neoclassico: il sepolcro si trova vicino alla basilica di San Francesco nel centro di Ravenna. Visto che la tomba è considerata un monumento nazionale, attorno ad essa è stata creata la “zona dantesca”, una zona di silenzio. All’interno di questa zona si trovano la tomba, i chiostri francescani con il Museo Dantesco e il giardino con il Quadrarco.

La tomba vera e propria venne costruita nel 1780-81 dall’architetto Camillo Morigia su ordine di Luigi Valenti Gonzaga, cardinale legato in Romagna. Il mausoleo sorge sopra la tomba del Quattrocento voluta da Bernardo Bembo, il podestà veneto di Ravenna. La tomba si presenta a pianta quadrata, la forma è quella di un tempio neoclassico con cupola.

La facciata esterna è molto semplice. Sopra la porta si trova lo stemma arcivescovile del Cardinal Gonzaga, mentre sull’architrave in latino c’è scritto “Dantis Poetae Sepulcrum”. Il giardino con il Quadrarco si trova a destra del mausoleo. Originariamente era un chiostro che faceva pare del convento di San Francesco, quello dove venne inizialmente sepolto Dante.

L’intero è rivestito di marmi e stucchi. Qui si trova il sarcofago di età romana, sul quale campeggia l’epitaffio in versi scritto da Bernardo Canaccio. Sopra il sepolcro si vede il bassorilievo del 1483 di Pietro Lombardo, con Dante raffigurato davanti a un leggio. Proprio ai piedi del sarcofago, invece, si trova la ghirlanda in bronza donata dai reduci della Prima Guerra Mondiale.

Sul soffitto è sempre accesa la lampada votiva del Settecento, riempita di olio d’oliva donato ogni anno da Firenze. Sulla parete destra troneggia una lapide in marmo dove sono ricordati tutti i restauri.

Foto | Gianni Careddu [CC BY-SA]

Nymeria

Nymeria

Nerd inside, come scopo nella vita sto cercando di leggere tutta la letteratura fantasy possibile e immaginabile.. Beh, poi ci sono anche i manga, i videogiochi, i telefilm, i film... ce la farò?

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