Uno spirito ribelle. Insofferente alle convenzioni. Alla disperata ricerca (perché in Jane Bowles la disperazione era come un grido sepolto) di stimoli che la rimuovessero da se stessa. Dai problemi di salute con cui già nell’infanzia aveva dovuto lottare. Dalle mille improvvise fobie che le gelavano il sangue nelle vene o le arrestavano all’improvviso il respiro nel petto.
Jane Bowles: una scrittrice ribelle tra genio e fragilità
Claudicante a causa di un incidente che le aveva mandato in frantumi un ginocchio quando era solo una bambina, la futura autrice di Due signore perbene sviluppò presto il suo interesse per i libri e la scrittura.
L’incontro con Paul Bowles e la fuga in Marocco
Ancora giovanissima iniziò, infatti, a frequentare i circoli artistici che ruotavano attorno al Greenwich Village e fu sempre a New York che incontrò, grazie a Erika Mann, figlia prediletta dell’autore de La montagna incantata e Morte a Venezia, lo scrittore (e compositore) Paul Bowles. Fu un inaspettato colpo di fulmine.
Un amore forse un po’ folle eppure profondissimo, destinato a durare tra alti e bassi per tutta la vita. Entrambi bisessuali e stanchi di vivere in America, decisero, una volta sposati, di cambiar aria e trasferirsi a Tangeri in Marocco, dando vita a una sorta di circolo di espatriati sui generis. Truman Capote, Gore Vidal, Tennessee Williams (e l’elenco potrebbe allungarsi ad nauseam) erano solo alcuni degli amici che popolavano le loro giornate africane, mentre Paul scriveva quello che sarebbe diventato il suo romanzo forse più celebre: Il tè nel deserto. Un’opera chiaramente autobiografica dove è facile intuire nella figura di Kit Moresby (e questo fin dalle prime righe) Jane Bowles.
Sono però anni anche difficili, con la salute della scrittrice in continuo, rapido deterioramento. Colpita a soli quarant’anni da un ictus (l’abuso di alcol ne fu quasi certamente una delle concause), Jane Bowles (1917-1973) non si riavrà mai del tutto, finendo poi i suoi giorni in una clinica di Malaga. A noi oggi, fortunatamente, rimane il piccolo ma prezioso lascito del suo grande talento: un romanzo, un dramma teatrale e, soprattutto, una serie di indimenticabili racconti.
Foto | Dcapillae, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons







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