Intelligente, precoce, graziosa. Molti sono gli aggettivi che si possono accostare a Letitia Elizabeth Landon (1802-1838), un nome oggi quasi dimenticato, ma che nella Londra d’epoca giorgiana fu al centro di molto interesse e qualche indesiderato scandalo. Pettegolezzi e illazioni, badate bene, nati unicamente dall’invidia che la bella poetessa sembrava suscitare ovunque andasse.
Chi era Letitia Elizabeth Landon? Una figura contesa tra talento e invidia
Le si attribuirono così amanti, figli illegittimi, liaisons dangereuses con questo o quel bellimbusto, con il solo scopo di gettare discredito sulla sua figura di giovane e promettente letterata che, a soli 18 anni, aveva dato alle stampe Il destino di Adelaide, un’opera destinata a suscitare grande ammirazione nei circoli letterari dell’epoca. Alcune di queste gravi accuse furono anche motivo della rottura del suo fidanzamento con il critico John Forster. Mai, confidò la London agli amici più cari, avrebbe infatti sposato un uomo che, anche solo per un istante, aveva potuto dar credito a quelle sordide infamie.
Tuttavia l’aria di Londra si era fatta per la poetessa sempre più pesante e irrespirabile. Un desiderio forse di fuga e di pace la portarono tra le braccia di George Maclean, governatore della Costa d’Oro. Dopo alcune tergiversazioni, un allontanamento e viaggio in Scozia da parte dell’uomo, il matrimonio tra i due venne celebrato a Londra.
La morte di L.E.L.: un enigma senza soluzione
Cosa accadde poi nei mesi successivi a quel fatidico 7 giugno del 1838 rimane ancora oggi avvolto nel mistero. Raggiunta col marito l’Africa, L.E.L. (queste le iniziali con cui Letitia Elizabeth Landon si impose sulla scena letteraria di Londra) morì all’improvviso. Stretta tra le sue mani fu rinvenuta una boccetta di acido prussico.
Si parlò allora di suicidio, di omicidio, di morte naturale (l’acido diluito le era stato prescritto dal medico come cura alla sindrome di Stokes-Adams), ma nulla di certo emerse dalle indagini (del resto, va detto, poche e sommarie). L’enigma della sua morte, a distanza di tanto tempo, rimane ancora irrisolto.
Al suo indiscutibile talento, a quel suo genio poetico che aveva surriscaldato gli animi dell’Inghilterra pre-vittoriana, due altri grandi nomi della poesia d’oltremanica come Elizabeth Barrett Browning e Christina Rossetti hanno reso nel corso degli anni un doveroso e sentito omaggio. La prima con L.E.L.’s Last Question, la seconda con L.E.L. , un componimento incluso nella celebre raccolta The Prince’s Progress and Other Poems. Letture tutte caldamente consigliate.
Foto | Internet Archive Book Images, No restrictions, da Wikimedia Commons







Lascia un commento