Antonio Castronuovo, Dizionario del grafomane, Sellerio 2025

Quanti scritti servono per essere grafomani? Il Dizionario di Antonio Castronuovo risponde con i numeri della letteratura

Esiste un numero minimo di scritti che una persona deve produrre per essere definito grafomane? Non lo so. A giudicare dalla folta chioma di matite che troviamo in copertina (splendida pubblicità di Roberto Aloi per la Matita Nazionale Presbitero) del Dizionario del grafomane di Antonio Castronuovo direi tanti. Talmente in gran numero da giustificare un dizionario, che è in libreria per Sellerio, con cui era già uscito il godibile Dizionario del bibliomane sempre a firma di Castornuovo.

Visto che parliamo di numeri, allora, diamone un po’. Iniziamo da quelli classici e canonici per un libro. Il Dizionario del grafomane di Antonio Castronuovo è il numero 1353 della collana La memoria di casa Sellerio. Conta 520 pagine, costa 17 euro (la versione eBook è prezzata 11,99) e il suo numero ISBN è 9788838948879 (ci riferiamo al cartaceo). Conta 240 voci (se non ho contato male): da “AAA” a “Zampa di gallina”. La lettera Z, insieme con la X (“Xenogenesi reclama”) sono quelle con meno lemmi (solo uno). La lettera più corposa è la S, con 32 argomenti: da “Sandwich” a “Superbia e adulazione”. Ci sono, infine, due indici: quello generale, ovviamente, e un “Elenco degli scrittori e dei capitoli in cui sono illustrati”.

Come ogni buon dizionario – e questo è ottimo – va consultato alla bisogna per chiarirsi le idee. Dal momento che stiamo parlando di numeri, cerchiamoli all’interno dell’opera di Castronuovo.

La matematica della grafomania: orari, quantità e rituali numerici

La grafomania è prima di tutto una questione di disciplina temporale. Paul Valéry lo sapeva bene: dal 1894 al 1945 si alzò tutte le mattine poco prima delle quattro per dedicarsi alla scrittura, in quella che Castronuovo definisce la “Biochimica delle quattro”. Un rituale che trasforma l’atto creativo in appuntamento sacro con l’alba. Ma c’è chi alla disciplina oraria preferiva quella quantitativa: Anthony Trollope si prefiggeva di scrivere duecentocinquanta parole ogni quarto d’ora, una metrica rigida che scandiva le sue giornate con precisione industriale.

La prolificità può assumere forme ossessive. Honoré de Balzac, per sostenere i ritmi della sua produzione, beveva cinquanta tazze di caffè nero al giorno, un carburante che alimentava la sua grafomania a costo della salute. John Creasy, invece, incarnava la fertilità letteraria già nella biografia: settimo di nove figli, si sposò quattro volte e scrisse quasi 620 opere tra romanzi gialli, sentimentali e western. Morì tre settimane dopo il quarto matrimonio, come se anche la vita privata dovesse rispettare la numerologia della sua produzione.

Architetture narrative e oggetti complici

Alcuni scrittori hanno fatto del numero una struttura narrativa. Andrea Camilleri componeva i suoi romanzi dedicati a Montalbano secondo uno schema preciso: 180 pagine divise in 18 capitoli da 10 pagine ognuno, una geometria perfetta che trasformava la creatività in architettura. E se Camilleri costruiva piccole cappelle narrative, l’abate Migne realizzò cattedrali cartacee: la sua Patrologia latina e quella greca furono un’impresa più grande della costruzione di dieci cattedrali, come stimava lui stesso.

La grafomania, però, non è solo questione di romanzi pubblicati. H.P. Lovecraft viene ricordato da Castronuovo non tanto per i sei romanzi e il centinaio di racconti fantastici, quanto per le circa 120.000 lettere che scrisse nel corso della vita, arrivando a produrne quindici al giorno. Una corrispondenza fiume che trasformava ogni destinatario in complice di un’ossessione epistolare.

Anche gli oggetti diventano complici della grafomania. Vincenzo Consolo utilizzava un tavolo doppio, il tavolo da pranzo che serviva sia per scrivere che per mangiare: a ogni pasto veniva apparecchiato di stoviglie e sparecchiato di libri, e dopo i pasti il rituale si invertiva. Cormac McCarthy, invece, rimase fedele alla sua macchina da scrivere Olivetti, anche quella acquistata da un amico per undici dollari, rifiutando per tutta la vita di convertirsi al computer. Undici dollari che valsero una carriera.

Altre voci numeriche del Dizionario del grafomane

Ma i numeri della grafomania attraversano l’intero dizionario. Nei “Dadi” si racconta di Antoine Gombaud, cavaliere de Méré, il cui problema sui giochi d’azzardo posto a Pascal nel 1654 diede origine al calcolo delle probabilità: dalla grafomania alla matematica il passo è breve. Il “Dodicesimo settennato” celebra Marco Terenzio Varrone che, come annotò Aulio Gellio, a 78 anni aveva già scritto settanta volte sette libri, cioè 490 opere. In “Due mesi di Certosa” si scopre che Stendhal impiegò solo due mesi per scrivere La Certosa di Parma.

“Milioni di anni” evoca invece il generatore di poesie ipotizzato da Raymond Queneau in Centomila miliardi di poesie: per leggere tutte le combinazioni possibili occorrerebbero duecento milioni di anni leggendo ventiquattr’ore su ventiquattro. Mentre l’Unico trucco è quello di Truman Capote: “Lavorare è l’unico trucco che conosco”. Castronuovo ci ricorda che la grafomania si manifesta “in ogni momento”, “ogni giorno”, senza sosta né tregua.

Perché leggere il Dizionario del grafomane di Castronuovo

Il Dizionario del grafomane non è un manuale per aspiranti scrittori né un prontuario di consigli letterari. È piuttosto il casellario clinico di uno speciale nosocomio, come lo definisce la casa editrice: quello degli scrittori. Antonio Castronuovo racconta l’ossessione della scrittura con l’ironia necessaria a non prendersi troppo sul serio e la sapienza di chi ha frequentato infinite letture. Perché, come ricorda citando Paul Léautaud, “un uomo sano, dallo spirito sano, solidamente fondato, ben piantato nella vita, non scrive, nemmeno penserebbe mai di scrivere”.

La grafomania logora ogni scrittore dall’interno, genera malinconia, ma anche opere che attraversano i secoli. E se proprio dobbiamo dare un numero, diciamo che 520 pagine e 240 voci sono il minimo indispensabile per iniziare a capirla.

Il libro

Antonio Castronuovo
Dizionario del grafomane
Sellerio, 2025

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Roberto Russo

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