È interessante e quasi profetico che un brano musicale del 1981, Too Much Information dei Police, risuoni in modo così profetico e amplificato nella nostra iperconnessa era digitale.
La realtà iperconnessa
La strofa Troppa informazione mi scorre nel cervello / Troppa informazione mi fa impazzire, cantata da Sting, non è più solo una metafora nostalgica, ma la cruda realtà del nostro quotidiano, a dimostrazione che il problema del sovraccarico informativo era già in incubazione quarant’anni fa.
Se allora l’eccesso era rappresentato da un’offerta televisiva in continua crescita, oggi il volume è esponenziale: siamo inondati da un flusso continuo e illimitato di notifiche, feed e analisi che non concedono alla mente né una vera assimilazione né uno stacco.
Il sovraccarico cronico e il doomscrolling
A peggiorare il quadro è la qualità di questa dieta mediatica, dominata da una negatività cronica: guerre, crisi e polarizzazione attivano costantemente il nostro sistema di allarme, alimentando ansia e la perniciosa pratica del cosiddetto doomscrolling (ossia lo scorrere di continuo notizie catastrofiche sugli schermi digitali).
Questo bombardamento continuo genera una profonda fatica mentale e instilla in noi un senso d’impotenza, poiché di fronte ai problemi immani, di portata globale, di questi ultimi anni — le pandemie, i conflitti, la crisi economica, le disuguaglianze sociali, il razzismo, i nazionalismi esasperati — ci si sente travolti e incapaci di agire.
La strategia della dieta disintossicante
Cosa fare allora per difenderci? Dovremmo adottare — a riuscirci! — una strategia consapevole, una sorta di detox per la mente: visto che non possiamo eliminare l’informazione, dovremmo imparare però a gestirla.
La prima linea di difesa è ricorrere al minimalismo informativo: si tratta di limitare l’accesso, scegliendo un paniere ristretto di fonti autorevoli ed evitando di cedere al controllo compulsivo, programmando invece momenti specifici della giornata per l’aggiornamento.
Parallelamente, bisognerebbe adottare una dieta anti-negatività che possa bilanciare la qualità emotiva dei contenuti consumati.
Dobbiamo attivamente cercare le notizie costruttive, imparando a distinguere tra l’essere informati sui fatti gravi e amplificare lo shock della lettura dei fatti negativi attraverso analisi infinite. E male non faremmo, inoltre, a riportare la nostra attenzione sui fatti della comunità locale, nel cui ambito le nostre azioni potrebbero avere un impatto tangibile e mitigare così il senso d’impotenza derivato dai drammi globali.
Riscoprire… la noia!
Forse però la strategia più importante è il recupero del nostro equilibrio mentale, che si ottiene creando o ritagliandosi spazi vuoti. Proprio così: dobbiamo riscoprire il valore della noia, permettendo alla mente di vagare senza stimoli, e stabilire dei momenti o degli ambienti senza orpelli tecnologici, come il momento dei pasti e la camera da letto, per consentire al cervello di “deframmentarsi”, per usare una metafora di derivazione informatica. Oppure attiviamo la “modalità aereo” sui nostri onnipresenti dispositivi digitali e riponiamoli magari in un’altra stanza.
E quindi?
La lezione di Sting e, nel mio piccolo, di questa riflessione è che la sanità mentale moderna non consiste nell’accesso a tutta l’informazione, ma nel trovare la forza di ignorare strategicamente gran parte di ciò che ci viene propinato.
Il vero benessere mentale oggi non risiede nella quantità di informazioni che consumiamo, ma nella qualità di attenzione che dedichiamo alle poche cose che contano davvero.
Foto | Depositphotos







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