Il sangue dei peccatori

Il sangue dei peccatori di S. A. Cosby: un’indagine tra fantasmi del passato e conflitti razziali

Charon (“Caronte”), verosimile immaginaria contea della Virginia. Un ottobre in anni recenti.

Il sangue dei peccatori

Secoli fa il piccolo insediamento fu fondato sul sangue e sulle tenebre, evolvendo anche con innumerevoli tragedie: 1805, eccidio razzista bianco sugli indigeni; 1853, cannibalismo in inverno; 1901, epidemia di malaria; e via proseguendo.

Da un anno lo sceriffo si chiama Titus Alexander Crown. L’ora 36enne vinse a sorpresa: era cresciuto lì, amato quarterback della squadra di football, 1,88, possente (200 flessioni ogni due giorni) e di incarnato scuro (negritudine portata con fierezza). Dopo l’università con borse di studio per meriti sia sportivi che accademici, aveva lavorato dodici anni come agente FBI, prima di tornare in seguito a un episodio molto cruento che ha lasciato scorie.

Vive con il padre Albert battista pentecostale (il fratello minore 31enne risiede in un caravan all’altro capo della contea, falegname autodidatta). La mamma morì 40enne, lui aveva 13 anni, tutti ne sentono la mancanza. Sta fedelmente con la fioraia 37enne Darlene. Leale, duro, puntuale, ordinato, disciplinato, annota tutto e resta un gran lavoratore.

Negli ultimi 15 anni a Charon c’erano stati esattamente due omicidi: una moglie aveva infilzato il marito sorpreso con un altro, una valigia conteneva pezzi di cadavere sconosciuto. Sotto continuano a covare cose terribili.

Quella mattina succede qualcosa a scuola. Ragazzi e ragazze escono fuggendo, parlano del professore di geografia bianco ucciso, poi un nero sbalestrato esce urlando sulla scalinata, con un fucile in mano e una maschera di lupo nell’altra. Sembra fuori di testa, fa in tempo a dire di guardare nel telefono della vittima, forse sta per sparare, due uomini della squadra dello sceriffo lo abbattono. Sul cellulare e sul pc trovano torture pedopornografiche verso almeno sette ragazzini neri. Oltre ai due complici c’è un terzo uomo bianco mascherato. Scatto di violenze.

Gli splendidi romanzi di Shawn Andre Cosby

Prima di diventare ottimo premiato scrittore Shawn Andre Cosby (Contea di Mathews, Virginia, 1973) si è affaccendato in tutto: buttafuori, operaio, giardiniere, manager di ferramenta, montatore di palchi, addetto alle pompe funebri; ne ha fatto tesoro.

Questo è il quinto romanzo (tradotti dal terzo del 2020), ancora una volta uno splendido pezzo unico (non seriale, in linea di massima), narrato in terza (quasi) fissa al passato, con al centro le persistenti tensioni razziali tipiche del Sud statunitense.

L’autore le affronta con grande efficacia, fa pulsare le dinamiche collettive innervate sulla storia comunque meticcia delle varie comunità, inevitabilmente mai monocolori al proprio interno (nemmeno economico, culturale o morale); inoltre, un “poliedrico arazzo” abita pure in ciascuno.

In parallelo all’indagine sui recenti inediti crudeli fatti di sangue cattivo (da cui il titolo), spesso in primo piano emerge la vicenda della statua dei generali confederati che la banda di nostalgici suprematisti bianchi stanno per celebrare (marcia e parata stile Charlottesville nel 2017) e molti neri vorrebbero invece fosse abbattuta.

Lo sceriffo sa che la funzione acquisita impone equilibrio e fermezza verso tutti, santi e peccatori (il Sinner non fa ovviamente riferimento a Jannik).

Il sangue dei peccatori, al di là delle etichette

Thriller adrelanico, giallo abbastanza, noir molto, nuovo eccelso crime sociale, hard-boiled religioso (verrebbe da dire), meglio lasciar perdere le definizioni, ottima alta letteratura.

Titus combatte l’alterigia (pensa prima di agire) e ripensa di continuo alla mamma, ne uscì ateo:

Vecchio Testamento, Nuovo Testamento, erano solo parole con la p minuscola, scritte da zeloti per far pubblicità alla nuova setta che avevano fondato in memoria di un falegname morto!

Pensieri così sono ovunque, ostile alla religione sia come consolazione che come arma, pur con molto senso etico. Sarà fortunatamente il fratello a prestargli la fibbia col coltello.

Soliti riferimenti incidentali al diabete. Certo, rum e whisky, ma quando serve davvero ci vuole il moonshine. Quel geografo era un fan sfegatato dei Grateful Dead.

Il libro

S. A. Cosby
Il sangue dei peccatori
traduzione di Giuseppe Manuel Brescia
Rizzoli, 2024

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Valerio Calzolaio

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