Italia. Negli ultimi decenni. Non c’è niente che ci venga insegnato a scuola così a lungo quanto l’italiano e non c’è niente che esercitiamo quotidianamente con tanta intensità: possono dunque esserci molto utili storie e spiegazioni che riguardano il linguaggio, soprattutto con un approccio prudente e indulgente.
Sono solo parole
Luca Sofri inizia il suo editoriale (“Tante cose”) da una citazione di Vasco Rossi per argomentare come non serva una rigidità eccessiva sulle regole. Piuttosto che correggere gli altri è meglio cominciare da noi stessi. L’obiettivo è la descrizione e non la prescrizione, raccontare gli usi delle parole e le loro ragioni senza voler imporre o ripetere presunte regole universali. Ognuno cerca e trova le sue parole, il modo per usarle male è soprattutto conoscerle poco e non saperne sfruttare il senso (“anche se tante cose un senso non ce l’ha”). Così, è possibile riflettere sulla lingua delle intelligenze artificiali o su quella specifica nei e dei tribunali; sulle invenzioni letterarie della scrittura e del cinema; sul vituperato schwa e sul latino che usiamo (con i relativi equivoci); su parole ed espressioni come “movida”, “piuttosto che”, “cringe” e su certe altre che non si potrebbero dire; su come mai diciamo “pronto?” quando rispondiamo al telefono e sul momento in cui smettere di dire “buongiorno” e iniziare a dire “buonasera”. Del resto, sono solo parole (da cui il titolo).
La collana Cose spiegate bene
L’ottima casa editrice Iperborea pubblica la collana “Cose spiegate bene”, realizzata da redattori e redattrici del quotidiano online Il Post, promosso e diretto dall’aprile 2010 da Luca Sofri (che appunto anche qui firma l’editoriale iniziale). Una sorta di rivista di carta: ogni numero dedicato a un argomento. Questo godibile stimolante volume agli affascinanti propositi e spropositi delle parole parlate e scritte (a cura di Nicola Sofri).
Si tratta di una quarantina di brevi articoli e schede (alcune delle quali fuori dal sommario), predisposti da cinque autrici e autori (riconoscibili attraverso un simbolo peculiare), con ulteriori spunti di Luca Sofri e quattro contributi di scrittori o giornalisti esterni (Bartezzaghi sul “buggerare”, Chiara Galeazzi sul milanese, Cassini su parole che si leggono al contrario, Ilaria Padovan sull’antilingua dei consulenti), con illustrazioni e godibile lavoro redazionale grafico.
Qualche spunto da alcuni titoli:
- si può pensare senza parole?;
- l’italiano che parliamo è sempre meno sessista;
- da cosa prendono nome i luoghi;
- perché in inglese grafia e pronuncia sono così irregolari;
- le culture in cui uomini e donne parlano due lingue diverse;
- il successo dell’espressione “nonluogo”;
- il problema di leggere Omero se non si sa il greco;
- come non si raccontano i femminicidi (ma qui le premesse messicane purtroppo mancano);
- diamoci pure del tu, ma…;
- “non stiamo insieme, è più una situationship”
- ci sono più refusi di una volta nella ricerca scientifica.
Piccola bibliografia finale “per approfondire”.
Il libro
Stefano Bartezzaghi, Marco Cassini, Chiara Galeazzi, Luca Misculin, Ludovica Lugli, Emanuele Menietti, Ilaria Padovan, Antonio Russo, Giulia Siviero, Luca Sofri
Sono solo parole. Ma le usiamo tantissimo, anche a sproposito: storie e spiegazioni intorno a come parliamo e scriviamo
illustrazioni di Gianluca Cannizzo
a cura di Nicola Sofri
Iperborea, 2025
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