Come ti cucino la tivù

Come ti cucino la tivù: 70 anni di programmi culinari italiani raccontati da Aldo Dalla Vecchia

Con il suo venticinquesimo libro, Aldo Dalla Vecchia ci regala un’opera tanto sorprendente quanto necessaria. La prima sintesi completa della storia dei programmi di cibo e ricette della televisione italiana. Come ti cucino la tivù (edito da Qubì) si presenta come un volume ibrido e prezioso, che l’editrice Fabiana Romanutti definisce giustamente “prima di tutto un saggio di storia della televisione e di costume”, ma che sa anche essere molto di più.

Laura Marsadri, nella sua prefazione gourmet, coglie perfettamente lo spirito dell’operazione:

Quando Aldo, caro amico, mi ha raccontato che l’idea per il suo venticinquesimo libro fosse scrivere di cucina devo sinceramente dire che non mi ha stupito, in quanto lui “uom di multiforme ingegno” anche in questa occasione avrebbe trovato una via nuova e inesplorata in grado di stupire i suoi lettori.

E infatti Dalla Vecchia, superesperto appassionato della storia della televisione, riesce nell’intento di stupire, confezionando un’opera documentata, precisa, completa e ricca di informazioni, ma mantenendo quella leggerezza stilistica che rende la lettura sempre interessante e piacevole.

Un progetto editoriale di ampio respiro

Il libro conclude idealmente una pentalogia con cui l’autore ha festeggiato i primi 70 anni della nostra televisione. Tra i titoli precedenti figura L’occhio magico (pubblicato con noi di Graphe.it nel 2023), accanto a La tivù è tutta scritta?, La tele a Torino e Irresistibili.

Come ti cucino la tivù si compone di tre parti ben distinte: il saggio vero e proprio sulla storia dei programmi culinari, una sezione di ricette d’autore firmate da amici del mondo televisivo, e la poesia-dessert della contessa Pinina Garavaglia.

Come ti cucino la tivù: dal Po di Soldati ai cooking show

La parte più corposa e affascinante del volume è il saggio storico che indaga minuziosamente le prime sette decadi dei programmi di cucina in Italia. Il viaggio parte dal 1957, con il pionieristico Viaggio nella valle del Po alla ricerca dei cibi genuini di Mario Soldati – un raro documento di antropologia culturale in cui lo scrittore-regista si muove con italiano forbito e intenti pedagogici tipici della paleotelevisione – e arriva fino ai giorni nostri, attraversando ogni decennio con rigore e passione.

Gli albori: quando il cibo non era ancora protagonista

È curioso scoprire come uno dei vanti nazionali, la tradizione culinaria italiana, abbia impiegato ben tre anni prima di approdare sul piccolo schermo. Dalla Vecchia ci accompagna poi attraverso gli anni Sessanta, il decennio d’oro della TV dove il cibo compariva solo in citazioni sofisticate nei romanzi sceneggiati come Nero Wolfe (con Tino Buazzelli) o in adattamenti teatrali come Felicita Colombo di Franca Valeri. Non manca naturalmente un affettuoso ricordo di Carosello (1957-1977), dove spesso la cucina era protagonista degli sketch pubblicitari.

Le antesignane e i primi esperimenti

Gli anni Settanta vedono le prime antesignane della tele-cucina: Ave Ninchi con A tavola alle 7 (1974-1976) e la celebre rubrica di Vincenzo Buonassisi all’interno de L’Almanacco del giorno dopo. È però con gli anni Ottanta che si assiste a una prima vera affermazione, grazie al lungimirante Telemenù di Wilma De Angelis (Telemontecarlo, 1979-1987) e al pionieristico dinner talk di Luciano Rispoli, Pranzo in Tv (1983-1984).

Dagli anni Novanta al boom dei cooking show

Il racconto prosegue attraverso l’innovativo Kitchen di MTV (1998-2001), che univa talk show, cucina e musica con ospiti come Christina Aguilera e Franco Battiato, fino all’esplosione definitiva degli anni Zero con La prova del cuoco di Antonella Clerici, che dal 2000 sdogana finalmente la cucina in televisione, trasformando chef e cuochi nelle nuove star catodiche. Come scrive Dalla Vecchia citando Aldo Grasso, il programma riesce a trasformarsi in “una promessa e in una metafora”, quella di rendere gli italiani cuochi e innalzare la loro cucina.

Il decennio Dieci è quello del trionfo assoluto dei cooking show: MasterChef Italia diventa un fenomeno osannato dalla critica, Bake Off Italia conquista il pubblico di Real Time, Alessandro Borghese diventa icona con 4 ristoranti, mentre Benedetta Parodi e Benedetta Rossi (le due “Benedette” della cucina televisiva) conquistano milioni di follower tra TV, social e libri da record di vendite.

Come ti cucino la tivù negli anni Venti

L’analisi si chiude con gli anni Venti, dove accanto ai classici ormai consolidati emergono novità come È sempre mezzogiorno! di Antonella Clerici e produzioni per piattaforme streaming come Dinner Club di Carlo Cracco su Amazon Prime.

Ricette d’autore: quando i Vip si mettono ai fornelli

La seconda parte del volume, Ricette d’autore, è una vera chicca che arricchisce il saggio con un tocco personale e conviviale. Sedici amici dell’autore, tutti legati al mondo della televisione e della stampa, hanno condiviso i loro piatti del cuore: dall’avvocato Annamaria Bernardini de Pace (giudice di Forum) con le sue mezze maniche con salsiccia, a Tessa Gelisio (storica conduttrice di Cotto e mangiato) con un risotto allo zafferano e pancetta; dal “dentista dei Vip” Giovanni Macrì con i gamberoni al lime, al direttore di Novella 2000 Roberto Alessi con le sue polpette accompagnate da polenta concia; dal regista Duccio Forzano (sei Festival di Sanremo alle spalle) con le linguine alle alici, alla conduttrice Enza Sampò con il classicissimo brasato al Barolo.

Un’impaginazione curata nei dettagli

Ogni ricetta è stata interpretata e preparata dallo chef Fabrizio Damiano Casali e immortalata dalla fotografa Giulia Godeassi in scatti che rendono giustizia ai piatti. Ma l’aspetto più originale e divertente è il suggerimento Da gustare guardando…, dove ogni autore abbina il proprio piatto a un programma televisivo specifico, creando un gioco di rimandi tra cibo e TV che è perfettamente in linea con lo spirito del libro. Così Federico Skon suggerisce di assaporare le sue mezze maniche davanti a Temptation Island, mentre Enza Sampò, con ironia, consiglia spiritosamente: “Non si guarda la televisione quando si mangia!”.

Come ti cucino la tivù: un libro che lascia il segno (e il sapore)

Come ti cucino la tivù è un’opera riuscita sotto ogni punto di vista: rigorosa nella ricostruzione storica, brillante nella scrittura, elegante nell’impaginazione. Dalla Vecchia dimostra ancora una volta di saper coniugare competenza e leggerezza, rigore documentario e piacevolezza narrativa. Il volume è davvero “ricco di tanta energia”, come scrive l’editore, e riesce nell’impresa di far convivere saggistica televisiva di qualità e ricette d’autore senza che le due anime del libro si sovrappongano o si confondano.

A chiudere degnamente il volume, come un dolce che conclude un pranzo perfetto, troviamo la poesia L’amore è un dolce a strati della contessa Pinina Garavaglia, che con versi giocosi augura che nella “torta della vita” la glassa colorata / non sia mai finita.

Un libro prezioso per gli appassionati di televisione, per i curiosi della storia del costume italiano, e per tutti coloro che amano scoprire come il cibo – da semplice nutrimento – sia diventato nel corso dei decenni linguaggio, spettacolo e passione condivisa davanti al piccolo schermo.

Il libro

Aldo Dalla Vecchia
Come ti cucino la tivù.
Storia dei programmi culinari dalle origini a oggi

Prefazione gourmet di Laura Marsadri
Poesia dessert di Pinina Garavaglia
Qubì, 2025

Roberto Russo

Avatar Roberto Russo

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.