Copertina del libro Le bugie delle mappe di Paul Richardson

Otto miti della geografia che cambiano il nostro sguardo sul mondo

Qui e là, su e giù per il Pianeta. Da vario tempo.

Le bugie delle mappe

I continenti fanno parte di un sistema di suddivisione delle terre emerse che non tiene conto di parecchie sottigliezze del mondo geologico, naturale e umano.

Furono gli abitanti dell’antica Grecia e i loro filosofi, geografi e marinai ad assegnare per primi i nomi di “Europa” e “Asia” alle terre lambite da Mar Egeo, Mar Nero e Mar d’Azov. Ben presto s’aggiunse la Libia (“Africa”). La divisione in tre continenti cominciò a plasmare una divisione del mondo che, resistendo ben oltre l’epoca in cui era nata, ha creato uno strumento di classificazione durato quasi due millenni, caratterizzati poi da una distorsione teologica di innumerevoli successive mappe.

La “scoperta” delle Americhe mandò in frantumi l’assodata e ordinata struttura divina. Sulle carte bisognò fare spazio a un altro continente.

Confini?

Solo che, prima e poi, non è stato mai stabilito un serio motivato confine preciso tra Europa e Asia e a un certo punto si sono dovuti pure aggiungere altri continenti, almeno un quinto, forse ancora. Lo stesso confine tra Europa e Africa è stato collocato sia nel Mediterraneo che nel Sahara.

In termini di connessioni, il bacino mediterraneo (come altrove pure ogni fiume) favorisce da sempre le relazioni tra specie e culture umane, tra i popoli che si affacciano sulle sue varie coste. Le distinzioni sono più culturali che geografiche o climatiche o geologiche. Le (spesso distorte) rappresentazioni cartografiche hanno teso a rispecchiare e modellare il dominio e il controllo esercitato dagli imperi europei sul mondo, soprattutto a partire dal XVI secolo.

Eppure lo schema continentale resiste ancor oggi, come costrutto politico. E come altri miti della geografia, che allora è proprio ora di sfatare, se vogliamo vivere tutti un pochino meglio.

Un ottimo studio di Paul Richardson

Il giovane esperto geografo Paul Richardson (1979) insegna adesso Geografia Umana presso l’Università di Birmingham, dopo varie esperienze di docenza all’estero (in vari “continenti”).

Gli otto miti della geografia che capovolgono la storia

I miti non contengono solo errori o bugie (da cui, in inglese e italiano, titoli – Myths of Geography / Le bugie delle mappe – e sottotitoli – Eight Ways We Get the World Wrong / Gli otto miti della geografia che capovolgono la storia), però appartengono per definizione al regno del soprannaturale e alla sfera spirituale e restano più vivi che mai quando si tratta di spiegare l’ordine delle cose (nostre).

Struttura del saggio Le bugie delle mappe

In questo ottimo colto volume, lo scienziato ripercorre geografie immaginate (e relative “storie”) che ciascuno di noi si porta dentro. Spiegazioni del mondo che lo rispecchiano non come è in realtà ma solo per come ce lo raffiguriamo.

Ogni capitolo rovescia alcuni assunti che spesso consideriamo certi e incrollabili, il primo quello dei continenti.

Gli altri miti sono: i confini (e i muri, come il Vallo di Adriano o la Grande Muraglia cinese), le nazioni (“caleidoscopio di migrazioni passate e presenti, mix di culture, conflitti e colonizzazioni”), la sovranità, la misurazione della crescita, le ragioni dell’espansionismo russo, la Nuova Via della Seta, l’Africa da salvare.

L’obiettivo unitario è sfatare il determinismo ambientale, secondo cui il clima e l’ambiente “determinano” l’intelligenza umana e lo sviluppo della società. Nelle mappe e negli atlanti su cui da sempre studiamo a scuola non vi è nulla di accurato e ineluttabile.

Se questi miti della geografia vengono riconosciuti per quel che sono (questa è la speranza, questo il tentativo), seduttivi però né naturali né innati, potremo forse riuscire a sfruttare il potere della nostra immaginazione per plasmare mondi nuovi e migliori.

Mito vs realtà

Ironia della sorte, mentre invenzioni come i continenti o il concetto di sovranità vengono a malapena messe in discussione, c’è chi presenta come “miti” le emergenze reali che stiamo affrontando. Malgrado ci siano innumerevoli prove che il cambiamento climatico indotto e accelerato dai sapiens e la perdita di biodiversità, se non gestiti, porteranno le civiltà e il mondo sull’orlo del baratro, c’è ancora chi ha il coraggio di negarli.

Pertinenti i riferimenti alla mobilità e alle migrazioni.

Dopo le conclusioni, troviamo le note accurate, una ricca bibliografia, l’elenco delle (poche) illustrazioni, un discreto indice dei nomi e dei luoghi.

Da leggere. Presto.

Il libro

Paul Richardson
Le bugie delle mappe. Gli otto miti della geografia che capovolgono la storia
traduzione di Nausikaa Angelotti e Daniela Marina Rossi
Marsilio, 2025

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Valerio Calzolaio

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