Mappa vintage degli Stati Uniti che evoca un’ucronia americana

L’eredità profetica di Philip Roth

“Eppure eccolo lì, il corpo estraneo nel bel mezzo del nostro destino, l’imprevedibile, l’ignoto, lo spaventoso, l’improvviso, che si faceva strada a gomitate per trovar posto nella nostra storia. […] Perché l’inconcepibile diventi legge, manca solo l’evento terribile che lo renda inevitabile.”

Ucronia americana e lettura del presente

Rileggere oggi Il complotto contro l’America di Philip Roth non è più un semplice esercizio di critica letteraria, ma un atto di decodifica del presente.

Se nel 2004 l’ascesa di Charles Lindbergh, il celebre trasvolatore populista che sconfigge Roosevelt al grido di “America First” (vi ricorda qualcuno?), appariva come un’ucronia inquietante, oggi quel racconto somiglia a una cronaca postuma.

La sensazione di déjà-vu è tale da trasformare la finzione di Roth in una lente necessaria per osservare la trasformazione del panorama politico statunitense e globale nell’era della presidenza Trump.

La profezia avverata

Il cuore del complotto di Roth non è tanto il golpe, quanto la normalizzazione dell’inimmaginabile. L’autore ha previsto con precisione chirurgica i pilastri del populismo moderno:

  • l’eroe anti-establishment: un outsider che usa in maniera spericolata la celebrità per scavalcare le istituzioni;
  • la retorica dell’esclusione: la creazione di un fantomatico nemico interno per accrescere e cementare il consenso popolare;
  • l’erosione del quotidiano: la democrazia non muore nel fragore di una battaglia, ma sotto il peso dei compromessi e dell’indifferenza.

La forza del capolavoro

Tuttavia, ridurre l’opera a una sorta di manuale politico sarebbe un errore. Il valore di Roth risiede nella sua capacità di trasformare la Storia in dramma domestico. Raccontando il collasso democratico attraverso gli occhi di un bambino, il grande scrittore ci ricorda che la politica non è un’astrazione, ma qualcosa che entra nelle case, spacca le famiglie e avvelena i ricordi d’infanzia.

La qualità letteraria

La sua prosa, densa e implacabile, a tratti quasi cronachistica, ci ricorda che la stabilità istituzionale è solo una fragile tregua. Il romanzo resta un capolavoro perché non si limita a immaginare un passato alternativo, ma ci avverte che la Storia è un organismo vivo: il passato è sempre in agguato, pronto a ripresentarsi sotto nuove, familiari, ma non meno pericolose spoglie.

Foto | Depositphotos

Luigi Milani

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