Le difettose

Le difettose, di Eleonora Mazzoni: un longseller sempre più apprezzato

Ci sono libri che lasciano il segno. I classici, senza dubbio. Ma non solo. Alcuni testi sembrano essere usciti al momento giusto e continuano ad avere lettrici e lettori anche a distanza di anni. Uno di questi romanzi è senza dubbio Le difettose di Eleonora Mazzoni.

Si tratta di un romanzo sulla maternità e sulla fecondazione artificiale pubblicato da Einaudi e che a distanza di anni continua a essere ristampato perché sempre più richiesto.

Eleonora Mazzoni e il romanzo Le difettose

Abbiamo rivolto tre domande a Eleonora Mazzoni proprio alla vigilia di una nuova ristampa del suo romanzo d’esordio.

Quando 9 anni fa uscì il tuo romanzo d’esordio con Einaudi, immaginavi che un testo che non rientra nei classici bestseller, continuasse a vendere e a essere ristampato così a lungo?

Assolutamente no, e non lo dico tanto per dire. Pur avendo fiducia nel mio libro, credevo che fosse estremamente di nicchia. Invece mi sono accorta di due cose. Da una parte il microcosmo apparentemente marginale e quasi invisibile a occhio nudo delle donne che non riescono ad avere figli e intraprendono un percorso di procreazione assistita è in realtà assai più popoloso di quanto si possa immaginare. Dall’altra il fatto di aver cercato di raccontare, dentro al desiderio di un figlio che non arriva, anche qualcos’altro – qualcosa che ha a che fare con tutti i nostri desideri e con le dinamiche profonde della vita, che appartengono a tutti, a donne e uomini – ha allargato la platea dei lettori.

Come è cambiato il mondo della PMA [Procreazione medicalmente assistita] in Italia rispetto a 9 anni fa?

Sono aumentate le persone che ricorrono alla PMA. E questo perché dell’argomento si parla di più e meglio, c’è più informazione. E un briciolo più di disinvoltura. All’epoca mi era stato fatto notare che Le difettose narrava di donne e uomini normali. Normali nel senso che facevano mestieri normali con stipendi normali e avevano una vita normale con problemi normali.

Tutto il dibattito mediatico sulla PMA in quel momento, infatti, verteva sui casi limite: qualche star oppure donne con grandi disponibilità economiche che si incaponivano in un tentativo dietro l’altro o signore che cominciavano a sentire il bisogno di un figlio dopo aver superato la soglia dei 50. Anche il dibattito sulla gestazione per altri era in questo senso fuorviante, perché divorava quasi tutti gli spazi destinati alla PMA. Sono tutte realtà esistenti e su cui è importante riflettere, per carità, e anch’io non mi sono tirata indietro. Anzi ho dedicato su questi temi svariati articoli e un saggio.

Ma rimaneva del tutto fuori dai discorsi quell’esercito numericamente molto più rilevante di donne poco glamour, che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, hanno lavori precari, non trovano un partner giusto, decidono di fare un figlio tardi e magari poi sono costrette a mettersi in lista di attesa in un reparto di procreazione assistita pubblico, non in una clinica privata. Io le avevo conosciute molto bene. Ma erano state tagliate fuori dai media. Come se non esistessero. Le volevo invece raccontare nel mio romanzo. Oggi mi sembra che proprio quelle donne lì siano più presenti. E questo spinge tante persone a identificarsi e a provare il percorso di PMA. Interpretandolo per quello che è: una normale possibilità che la scienza medica mette a disposizione per affrontare l’infertilità sempre più crescente. 

E tu come autrice come sei cambiata?

Innanzitutto lo sono diventata, un’autrice! Nel senso che, dopo quel primo romanzo, sarei potuta ritornare tranquillamente a fare il mio amato mestiere di sempre, l’attrice. Invece ho continuato a scrivere e a farlo sempre di più, quello è diventato il perno di ogni mia giornata (insieme alla lettura e allo studio, è chiaro), tanto da abbandonare completamente la mia precedente attività. Senza nessun rimpianto. Da qualche anno faccio delle incursioni nel mio vecchio mondo, perché scrivo anche per il teatro, il cinema e la Tv. Utilissimo allenamento, questo di passare da un medium all’altro, perché, pur mantenendo la specificità di ognuno, arricchisce le scritture. Per quanto riguarda Le difettose, ad esempio, ho scritto sia uno spettacolo teatrale sia un soggetto di serie televisiva: stessa matrice, ma diverse declinazioni.

Roberto Russo

Roberto Russo

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.

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