Irma Gramatica, Pierre Blanchar e Nella Maria Bonora in una foto di scena del film Il fu Mattia Pascal, regia di Pierre Chenal (1937)
Irma Gramatica, Pierre Blanchar e Nella Maria Bonora in una foto di scena del film Il fu Mattia Pascal, regia di Pierre Chenal (1937)

Il fu Mattia Pascal: riassunto breve

Il fu Mattia Pascal è il più celebre romanzo di Luigi Pirandello, scritto in un momento particolarmente difficile della sua vita. La prima edizione è del 1904. Il romanzo è ambientato tra la fine dell’800 e gli inizi del 900. Il protagonista è Mattia Pascal.

Il fu Mattia Pascal

Mattia Pascal vive in Liguria. Il padre, mercante, aveva lasciato una bella eredità alla famiglia, mal gestita dall’amministratore, Batta Malagna, sposato con Oliva, che, all’insaputa del marito, ha avuto un figlio da Mattia. Per vendicarsi dell’amministratore, il protagonista compromette la nipote Romilda, ma è costretto a sposarla e a vivere con la suocera, Marianna Pescatori, che lo odia.

La sua vita è un incubo: non è felice a casa, ma nemmeno al lavoro come impiegato nella Biblioteca Boccamazza. Mattia Pascal, quindi, prende una decisione: fuggire e cambiare vita. A Montecarlo vince una ingente somma di denaro e legge sul giornale della sua morte: quale occasione migliore per cambiare vita?

Il protagonista cambia nome e si fa chiamare Adriano Meis. Comincia a viaggiare, poi decide di fermarsi a Roma a casa del signor Paleari, dove si innamora della figlia Adriana, che però è nel mirino del cognato Terenzio. Vorrebbe sposarla, ma la sua falsa identità non glielo consente, come non gli permette di denunciare Terenzio, perché lui non esiste.

Allora finge di suicidarsi per riappropriarsi della sua vera identità. Torna al suo paese, ma dopo due anni nessuno lo riconosce: la moglie si è risposata e ha una bambina. Tornerà a chiudersi in biblioteca dove scriverà la sua storia, portando di tanto in tanto fiori sulla sua tomba.

L’incipit del romanzo di Pirandello

Una delle poche cose, anzi forse la sola ch’io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal. E me ne approfittavo. Ogni qual volta qualcuno de’ miei amici o conoscenti dimostrava d’aver perduto il senno fino al punto di venire da me per qualche consiglio o suggerimento, mi stringevo nelle spalle, socchiudevo gli occhi e gli rispondevo:
– Io mi chiamo Mattia Pascal.
– Grazie, caro. Questo lo so.
– E ti par poco?
Non pareva molto, per dir la verità, neanche a me. Ma ignoravo allora che cosa volesse dire il non sapere neppur questo, il non poter più rispondere, cioè, come prima, all’occorrenza:
– Io mi chiamo Mattia Pascal.
Qualcuno vorrà bene compiangermi (costa così poco), immaginando l’atroce cordoglio d’un disgraziato, al quale avvenga di scoprire tutt’a un tratto che… sì, niente, insomma: né padre, né madre, né come fu o come non fu; e vorrà pur bene indignarsi (costa anche meno) della corruzione dei costumi, e de’ vizii, e della tristezza dei tempi, che di tanto male possono esser cagione a un povero innocente.

Foto | WikiCommons

Miranda

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