Ser Ciappelletto interpretato da Franco Citti ne Il Decameron di Pasolini
Ser Ciappelletto interpretato da Franco Citti ne Il Decameron di Pasolini

Di cosa parla la novella Ser Ciappelletto

Ser Ciappelletto è la novella che apre la prima giornata del Decameron. Il narratore è Panfilo, al quale tuttavia non viene prescritto alcun tema dalla regina della giornata, Pampinea. Come per la IX giornata, saranno qui i narratori a scegliere di volta in volta l’argomento, anche se diversi studi hanno notato un’architettura implicita che articolerebbe i primi dieci racconti intorno alla corruzione delle classi più abbienti o delle personalità più potenti.

Il protagonista è probabilmente basato sul personaggio storico realmente esistito di Cepparello (o Ciapparello) Dietaiuti da Prato, che nel Duecento aveva lavorato alle dipendenze di Carlo di Valois e di Bonifacio VIII riscuotendo decime e taglie, così come fondamento storico avrebbe Musciatto Franzesi, mercante italiano che a cavallo tra XIII e XIV secolo avrebbe prestato servizio presso Filippo il Bello e Carlo di Valois distinguendosi per malvagità e doppiezza.

Riassunto di ser Ciappelletto

Nella revisione del Boccaccio, è proprio Musciatto a inviare in Borgogna ser Ciappelletto per riscuotere i debiti dei borgognoni, “uomini riottosi e di mala condizione e miscelai”. Un simile incarico esigeva infatti una persona di indole ancora peggiore, abituata a sguazzare nelle bassezze dei sotterfugi, del crimine, e chi meglio di Cepparello, spergiuro, seminatore di discordia, assassino, bestemmiatore, fedifrago, gran mangiatore e bevitore, dedito al gioco d’azzardo e ladro avrebbe potuto coprire quella carica?

Ser Ciappelletto parte dunque alla volta della Borgogna, ma non prima di essere stato debitamente presentato come il peggior uomo mai nato in terra, di una crudeltà tanto più abietta quanto gratuita e sadica. Una volta a destinazione trova alloggio presso due usurai fiorentini e prende servizio con puntualità e dedizione, fino a quando un improvviso malore lo avverte della morte incipiente. Malato, ode dal letto i discorsi dei due fratelli che, conoscendo le sue malefatte, non sanno come comportarsi, se chiamare un cappellano per l’estrema unzione con il pericolo che costui, udendo dei peccati di Ciappelletto, gli rifiuti il perdono, o se seppellirlo in un terreno non consacrato.

Ed ecco entrare in scena tutta l’arguzia di Cepparello. Rassicura i due ospiti e chiede lui stesso che sia mandato a chiamare un prete, al quale fa in tempo a dipingersi come l’esatta antitesi di sé. Il dialogo che segue l’incontro tra i due è infatti surreale: condotto con la prosa tipica del confessionale, ritrae ser Ciappelletto come il più irreprensibile degli uomini, preoccupato che i più piccoli peccatucci possano precludergli le porte del Paradiso. Il quadro che fornisce è quello di un uomo profondamente religioso e pio, la cui colpa più grave fu quella, in uno scatto d’ira, di aver imprecato contro la propria madre.

Il prete non può far altro che sbalordire di fronte a una condotta mirabile ed esemplare come quella che gli viene servita a tavolino, tanto da proporre, all’effettiva morte del protagonista, l’istituzione di un culto post mortem che ne conservi la memoria. L’inganno è riuscito tanto bene che, dice il narratore, non v’è certezza che non sia riuscito anche nell’oltretomba!

Analisi della novella Ser Ciappelletto

La posizione di rilievo concessa alla novella di Ser Ciappelletto deve far riflettere sulle implicazioni con particolare attenzione. La prima impressione è infatti che il Boccaccio abbia voluto rappresentare l’assenza di morale e l’arguzia della classe mercantili, del ceto borghese, in opposizione all’ingenuità e alla credulità della Chiesa, ma uno sguardo più profondo può rivelare altri aspetti interessanti.

L’autore ha inserito in questa sola novella la maggior parte degli aspetti che verranno poi approfonditi nel resto della raccolta, quasi a voler tracciare un quadro generale e presentare chiaramente il proprio intento: anzitutto celebrare i ruoli dell’ingegno umano e della fortuna, in opposizione alla staticità del fato, così cara all’uomo medievale. La capacità di adattamento, di reazione è ciò che contraddistingue la nuova classe sociale e in base a queste, ci informa il Boccaccio, bisognerebbe procedere nella valutazione degli uomini. Il sottile umorismo che accompagna le vicende umane, la beffa, il mondo come retto ormai dalla forza dell’espressione, della parola, nel quale è superfluo un commento moralistico, questi sono i nodi tematici principali che, fin da subito, vengono chiariti.

Non pare poi un caso che il Decameron, apertosi con una novella dal sapore così acido, crudo e disincantato, si chiuda invece con le vicende di Griselda, giovane e anime moglie sottomessa, che incarna davvero tutte le qualità pretese da Ciappelletto. A chiudere un cerchio, il Boccaccio si è impegnato a mostrare tutte le potenzialità umane, approfondendo certo le più turpi, ma in un percorso che se non di redenzione, perché di redenzione proprio non si può parlare, è almeno di ottimismo, di fiducia in tutte le risorse dell’uomo, dalla malizia alla gentilezza, alla sopportazione.

Testo di Anna Clara Basilicò
Foto | WikiCommons

Libraio

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