Madeleine L'Engle

Il talento di Madeleine L’Engle, autrice di “Nelle pieghe del tempo” e altri capolavori

Tutto forse nacque già nell’infanzia, dove i libri letti avidamente e tutto d’un fiato rappresentarono per quella bambina terribilmente timida e goffa il baluardo fermo e sicuro contro un mondo che sembrava malignamente respingerla. Chiuderla in un isolamento senza un apparente perché. Madeleine L’Engle (1918-2007), rifugiatasi nel regno della fantasia, nutrita giorno dopo giorno da questo paesaggio squisitamente fantastico, diede presto prova di un talento non comune. Di un amore per la scrittura che a soli cinque anni la portò a comporre la sua prima storia. E, tre anni dopo, a tenere – con partecipata serietà da adulto – un piccolo, ma dettagliatissimo diario.

“Nelle pieghe del tempo”, il romanzo più famoso di Madeleine L’Engle

Premesse queste necessarie per comprendere più a fondo l’opera della scrittrice che nel 1962 diede alle stampe (nonostante i mille importanti rifiuti) Nelle pieghe del tempo, il suo primo, grande romanzo per l’infanzia, nato subito dopo un soggiorno di Madeleine L’Engle in un campeggio. I critici e i lettori l’acclamarono unanimemente da critici e lettori. E dieci anni dopo, con l’uscita del sequel A wind in the door, fruttò all’autrice uno dei riconoscimenti letterari più importanti d’America: il National Book Award.

Storie e vicende, le sue, dove il realismo, i fatti piccoli e grandi della quotidianità si mescolano spesso e volentieri con note magiche, elementi di fantasia se non addirittura (come accadde di frequente nel ciclo di Chronos) di fantascienza. Una ricetta, potremmo anche chiamarla così, dove tutti gli ingredienti vengono sapientemente dosati da un estro che se sa certo galoppare, sa anche – al momento giusto -– lasciarsi imbrigliare, mostrando così al lettore un equilibrio ammirevole e un’orchestrazione generale pressoché perfetta.

Un brano da Povero, piccolo Sabato

Vi lasciamo allora con l’incipit di Povero, piccolo Sabato, forse (almeno qui in Italia) uno dei suoi racconti più celebri e amati (traduzione di Gianni Pilo).

La Strega abitava in una vecchia casa coloniale all’interno di una piantagione. La villa era disabitata e sprangata con tavole di legno e nessuno, all’infuori di me, sapeva della sua esistenza. Nessuno, nella pettegola cittadina a sud della Georgia dove abitavo da ragazzo, sapeva che, percorrendo la strada polverosa che terminava all’ufficio postale, piegando poi a sinistra e percorrendo per un tratto la stradina laterale, ci si imbatteva nel cancello di ferro arrugginito prospiciente il vialetto che conduceva alla villa. E in quel luogo avvenivano cose da far uscire gli occhi fuori dalle orbite.

Foto | screenshot via PBS

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Giorgio Podestà

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