Marie von Ebner-Eschenbach

Marie von Ebner-Eschenbach, la voce sensibile della nobiltà viennese

La letteratura prima e la scrittura poi riempirono (almeno questa è la nostra sensazione) un vuoto nella vita apparentemente squisita e rarefatta di Marie von Ebner-Eschenbach (13 settembre 1830 – 12 marzo 1916).

Chi è stata Marie von Ebner-Eschenbach

Nata in una famiglia dell’aristocrazia austriaca e sposatasi a soli diciotto anni con un barone destinato a diventare Maresciallo dell’Impero Austro-ungarico ma a non darle figli, la giovane Marie, nutrita di ottime letture classiche, si avvicinò dapprima al teatro con drammi come Maria Stuarda in Scozia, poi passò, trovandovi la sua voce più autentica e convincente, ai racconti (citiamo qui doverosamente Storie del castello e del villaggio – edizione italiana a cura di Gabriella Rovagnati, dove la mano naturalistica della scrittrice si fa particolarmente incisiva. Particolarmente affascinante).

La capacità di avvertire in modo acuto il sentimento, di scrutare da vicino il mondo della nobiltà viennese, di chinare il suo sguardo sensibilissimo e attento sulle vicende tutte interiori dei suoi personaggi la rendono, oggi come ieri, non solo una scrittrice di grande eleganza formale, ma anche un’autrice che partecipa cristianamente ai drammi personali e privati di tutta l’umanità. Una condivisione che di fatto, questa la sua intima convinzione, annulla le barriere sociali, unendo ricchi e poveri, padroni e servi.

Alcuni aforismi di Marie von Ebner-Eschenbach

Una sensibilità la sua ampiamente condita da arguzia come ci dimostrano del resto i suoi famosi aforismi (pubblicati per la prima volta nel 1880) dove delicatezza e intelligenza, saggezza e acutezza si fondono in massime di squisito effetto.

Concludiamo con un omaggio a Marie von Ebner-Eschenbach, citando alcune delle sue celebri massime.

Le massime della scrittrice

  • Avere e non dare è in alcuni casi peggio che rubare.
  • Chi non sa nulla deve credere tutto.
  • Chiarezza è veridicità nell’arte.
  • Ci vuole meno coraggio a essere l’unico che rimprovera che a essere l’unico che loda.
  • Coloro che capiscono solo ciò che può essere spiegato capiscono molto poco.
  • Da giovani crediamo che il “minimo” che il mondo ci debba sia la giustizia; da vecchi ci accorgiamo, invece, che è il “massimo”.
  • Da una mano che non desideriamo stringere è meglio essere picchiati che accarezzati.
  • Diffida del tuo giudizio non appena puoi scorgervi l’ombra di un motivo personale.
  • Dov’è di casa il cattivo gusto, lì abita sempre anche un po’ di rozzezza.
  • Dove comincia la vanità finisce l’intelletto.
  • Dove sarebbe il potere delle donne se non ci fosse la vanità degli uomini?
  • Gli schiavi felici sono i nemici più agguerriti della libertà.
  • Grandezza è vedere senza invidia altri raggiungere successi a cui si aspira in prima persona.
  • Guardati dalla virtù che un uomo si vanta da sé di possedere.
  • I bambini danno molta più importanza a ciò che i genitori fanno, che a ciò che essi dicono.
  • I veri amici sono rari perché la domanda è minima.
  • Il diritto del più forte è l’ingiustizia del più forte.
  • Il dolore è il gran maestro degli uomini. Sotto il suo soffio si sviluppano le anime.
  • Il più intelligente cede. Su questa triste verità si basa il dominio mondiale della stupidità.
  • L’aforisma è l’ultimo anello di una lunga catena di pensiero.
  • L’amore non ha solo diritti, ha anche sempre ragione.
  • L’amore vince la morte, ma accade che una piccola cattiva abitudine vinca l’amore.
  • L’opinione pubblica è la prostituta fra le opinioni.
  • La compassione del codardo è una fiamma che non scalda.
  • La fiducia reciproca è più importante della reciproca comprensione.
  • La gente stupida dice stupidaggini; quella intelligente le fa.
  • Le persone intelligenti non sono fedeli.
  • Molte persone credono che quando abbiano superato un errore non sia necessario voltarsi per correggerlo.
  • Nel mondo si farebbe molto poco del male se il male non fosse mai compiuto in nome del bene.
  • Noi sottovalutiamo quel che abbiamo e sopravvalutiamo quello che siamo.
  • Non avere paura di chi controbatte ma di chi elude.
  • Non si chieda alle donne di essere sincere, sinché vengono educate in modo da credere che lo scopo della loro vita sia di piacere.
  • Non si possono entusiasmare gli stupidi, ma renderli fanatici, sì.
  • Nulla impariamo tanto tardi e disimpariamo tanto presto, quanto ad ammettere di aver torto.
  • Nulla separa di più due persone quanto la convivenza.
  • Più di uno crede di avere un buon cuore, invece ha soltanto nervi deboli.
  • Puoi cadere in basso a tale velocità da credere di volare.
  • Quando arriva il tempo in cui si potrebbe, è passato quello in cui si può.
  • Quando due brave persone discutono sui princìpi, hanno entrambi ragione.
  • Quando una donna imparò a leggere, entrò nel mondo la questione femminile.
  • S’impara di solito ad attendere quando non c’è più nulla da aspettare.
  • Se due hanno fatto bene a sposarsi, alle nozze d’argento è ancora presto per dirlo.
  • Se l’esistenza si considera come un compito, può essere sempre sopportabile.
  • Se tutti volessero aiutare il prossimo, tutti sarebbero aiutati.
  • Si farebbe ben poco male al mondo, se il male non fosse mai fatto in nome del bene.
  • Si può avere la pace solo se la si fornisce.
  • Umano disprezzo – una corazza foderata di aculei.
  • Un uomo fiero pretende da sé la straordinarietà, un presuntuoso se la attribuisce.
  • Un vero amico contribuisce alla nostra felicità più di mille nemici alla nostra infelicità.
  • Una donna in gamba ha milioni di nemici innati: tutti gli uomini stupidi.

Foto | von Szekely, Josef (1838-1901) [Public domain], via Wikimedia Commons

Giorgio Podestà

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