Elizabeth Smart (1913-1986) in una foto degli anni Trenta del Novecento

Il dolore e la bellezza poetica di Elizabeth Smart

Alla sua penna si deve quel piccolo, esclusivo gioiello letterario che è Sulle fiumane della Grand Central Station mi sono seduta e ho pianto. Un breve, intenso monologo dove Elizabeth Smart (1913-1986) riversa tutto il proprio amore per il collega George Barker.

Elizabeth Smart e il suo romanzo in forma di preghiera

Come arpe ora dolenti, ora vibranti di un sentimento che non sembra trovare pace, le pagine del romanzo travolgono. Accecano. Diventano acqua e fuoco. Terra e aria. Il cuore si spoglia, rimane drasticamente nudo di fronte a un amore sempre più irto di ostacoli. Di fughe. Di avventurosi ricongiungimenti.

Con Sulle fiumane della Grand Central Station mi sono seduta e ho pianto Elizabeth Smart tocca, non vi è dubbio, il momento più alto della sua carriera letteraria. Nel dolore, nella bellezza acuta e struggente della poesia, forgia a mani nude (e sanguinanti) il suo incandescente capolavoro.

Dalla ribellione familiare alla maternità osteggiata

Nata in una ricca famiglia canadese, folgorata dalla poesia ancora bambina (a dieci anni pubblica i suoi primi versi), la Smart si trova ben presto in profondo disaccordo con la famiglia (attriti che esploderanno poi in tutta la loro drammaticità quando si innamorerà di un poeta inglese cattolico e già sposato).

A Londra, lontano da quell’ambiente soffocante che vorrebbe impedirle di vivere la sua vita (la madre farà di tutto perché il libro non venga pubblicato in Canada), la scrittrice affronta a muso duro una realtà non meno difficile.

Sono anni in cui essere una ragazza madre equivale a un ostracismo pressoché assoluto da parte della società. Questo, tuttavia, non le impedirà di diventare la copywriter più pagata di tutta l’Inghilterra e di continuare tra alti e bassi la sua relazione con Barker (da cui avrà ben quattro figli).

Anche il successo letterario non sarà certo né facile né immediato. Sulle fiumane della Grand Central Station, pubblicato per la prima volta nel 1945, dovrà infatti aspettare altri vent’anni e un’edizione economica prima di ottenere l’attenzione che merita e il plauso incondizionato della critica. Potius sero quam nunquam!

Foto | Graham Spry, Public domain, da Wikimedia Commons

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Giorgio Podestà

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