Else Lasker-Schüler

Else Lasker-Schüler, poetessa visionaria e anima ribelle del Novecento

Vi sono figure destinate a giganteggiare sia per il loro talento artistico sia per le loro gesta. Gesta che, in un modo o nell’altro, trasformano l’esistenza intera, la quotidianità – fatta inevitabilmente anche di ore lacere e meschine – in una grande, sublime rappresentazione scenica. In un romanzo favoloso le cui pagine sembrano girare follemente da sole. Mostrare il sigillo purpureo dell’eccezionalità. Avvolgersi nell’estrosità bruciante della leggenda o del mito. Un manto regale, magari fatto anche solo di stracci, ma pronto ogni volta ad abbagliarci.

La vita straordinaria di Else Lasker-Schüler

La vita, ma ancor di più l’indole variopinta di Else Lasker-Schüler (1869-1945), tra i più grandi poeti di lingua tedesca di tutto il Novecento, sembra rientrare in questa specialissima categoria.

La sua stravaganza innata, i suoi mascheramenti come Yussuf, il principe di Tebe, diventano veri e propri monumenti al sogno, all’evasione da una esistenza grigia e rabbrividita. La figura di Lasker-Schüler assurge allora a simbolo stesso della poesia, dell’artista che come un pellegrino proveniente da un’altra dimensione (l’altrove senza tempo) attraversa il mondo a piedi nudi ma con un piffero d’oro tra le labbra.

I trionfi degli anni berlinesi (la sua amicizia con Karl Kraus o Franz Marc ne sono forse la testimonianza più bella), la morte del figlio per consunzione, i tanti amori infelici, la povertà che diventa indigenza, senza neppure più un letto in cui dormire, e infine la morte in esilio (la Schüler, di origini ebraiche, lasciò la Germania subito dopo l’ascesa di Hitler) ci mostrano per l’ennesima volta come la vita sia implacabilmente, irrimediabilmente tagliata in due dalla bellezza e dal dolore.

Le parole tratte da Il mio pianoforte blu (a cura di Michele Gialdroni- Finis Terrae), la raccolta poetica pubblicata nel 1943 a Gerusalemme, l’ultima a vedere la luce prima della scomparsa della poetessa, non hanno bisogno di alcun commento:

A casa ho un pianoforte blu
Ma non conosco una sola nota.

Sta al buio, dietro la porta della cantina,
Da quando il mondo s’è imbarbarito.

Alcune sue opere in italiano

Elenco parziale delle opere di Else Lasker-Schüler tradotte in italiano, oltre Il mio pianoforte blu, già citato: 

  • Ballate ebraiche e altre poesia (Giuntina)
  • Concerto (Via del vento edizioni)
  • Il mio cuore e altri scritti (Giunti)
  • La gatta rossa (Sellerio)
  • Lettere al cavaliere azzurro (epistolario Franz Marc/Else Lasker-Schüler – Einaudi)

Foto | unknown, uploader Pitichinaccio, Public domain, da Wikimedia Commons

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Giorgio Podestà

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