Mario Praz nella sua indimenticabile La casa della vita ci ricorda come vi siano anime tenaci come piante, pronte a spezzare le pietre, e altre, invece, che sono piuttosto simili a fiori destinati ad avvilirsi se manca loro l’aria e la luce. Nella raccolta poetica Il tempo della guarigione di Andrea Breda Minello, in libreria per i tipi de L’Arcolaio, l’amore diventa – e non potrebbe essere altrimenti – aria e luce e l’anima (quello strano amalgama che ci dà ogni giorno nutrimento e respiro) si fa ora caparbia come un mulo, ora fragile come un mare di cristallo, perché, impossibile negarlo, sempre si è forti e sempre si è vulnerabili di fronte a coloro che più amiamo.
Il tempo della guarigione
Una legge di natura questa immutabile e severa che dalla notte dei tempi ci lega (con rose e spine, mi verrebbe quasi da aggiungere) mani e piedi. Un amore quello di Andrea Breda Minello cadenzato da incontri, da luoghi (siamo prima a Venezia, poi in Sardegna, sulla spiaggia di Torre dei Corsari), da attese che si distendono davanti ai nostri occhi, sotto le nostre dita ansiose, come una quotidiana eppure miracolosa mappa sentimentale. Uno specchio geografico del cuore. Un cuore inevitabilmente nudo. Senza difese. Sospeso in quel reciproco riconoscersi e appartenersi che, d’emblée, ricongiunge le sponde lontane. Diventa grido o, meglio ancora, ponte di luce.
Ecco che allora, nella mistica eterna dell’amore, l’acqua alta di Venezia, dopo un’apparizione e un salto fatato, si muta in sole. In sabbia che brucia. In speranza che diventa certezza. Tutto questo (e altro ancora) sembrano dirci i versi luminosi e conclusivi de Il tempo della guarigione.
Versi, ma non ci sarebbe neanche bisogno in verità di ricordarlo, per chi ama o ha, un giorno, perdutamente amato.
la sabbia è calda,
davanti a me
La spiaggia dei Corsari
il mare
i suoi gigli
“Ora sei a casa”
Mi giro, sento l’eco
spegnersi
La nonna è scomparsa
Sì, sono a casa
Non ho paura
amore
Corro
verso la tua direzione
Eccoci.
Il libro
Andrea Breda Minello
Il tempo della guarigione
L’arcolaio, 2025
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