Una, cento, mille vite in quella di Ignaz von Born, illustre studioso del diciassettesimo secolo che, grazie all’ingegnoso e innovativo metodo di estrazione per amalgama dei metalli che inventò, si merita la dedica di un minerale di rame, la bornite appunto, che ne riprende il nome.
Ignaz von Born, scienziato, massone e… anticlericale
Nato in una famiglia nobile di origine sassone in Transilvania, presto si trasferisce a Vienna per essere educato nel prestigioso collegio dei Gesuiti – esperienza durata appena sedici mesi prima di spostarsi a Praga per studiare legge – che tuttavia lo influenza parecchio sotto diversi punti di vista ed è probabilmente alla base dell’anticlericalismo che mostrerà in seguito.
Viaggia molto tra la Germania, i Paesi Bassi e la Francia, studiando varie discipline e in particolare la mineralogia. Nel 1776 viene chiamato a Vienna dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria per curare il nuovo museo. Sarà anche consigliere delle miniere e della zecca. Nel 1782 spera di far parte di una spedizione diretta in America e poi in Asia con l’obiettivo di fare nuove scoperte scientifiche. Dovrà rinunciarvi per problemi di salute e restare a Vienna fino alla morte, avvenuta nel 1791.
Le opere di Ignaz von Born
Grande conoscitore del latino, ma anche di molte lingue dell’Europa sua contemporanea grazie agli studi e ai numerosi viaggi compiuti, von Born non trascura neppure l’arte delle lettere.
Interessato alla satira, a sua insaputa vede la luce nel 1772 un suo componimento intitolato Die Staatsperücke in cui prende in giro la burocrazia statale. Il pamphlet non ottiene successo. Scrive anche un attacco a Padre Hell, il gesuita astronomo dei re a Vienna, che segna l’inizio del suo anticlericalismo. Al momento della morte, nel 1791, stava scrivendo I Fasti leopoldini, una probabile critica alla condotta di Leopoldo II d’Asburgo-Lorena – succeduto al fratello Giuseppe nel Granducato di Toscana e in seguito imperatore del Sacro Romano Impero nonché re d’Ungheria e di Boemia – giudicata troppo prudente nei confronti degli ungheresi. L’opera è rimasta, però, incompiuta.
La loggia “Benevolenza”
Ignaz von Born è molto noto anche per essere stato un attivo massone di “Benevolenza”, la loggia degli illuminati di Vienna in cui s’inserisce abbastanza presto, e per essere un accanito fautore delle idee illuministe di Gotthold Ephraim Lessing.
Nel 1784 firma il saggio I misteri degli egiziani. Pubblicato sul periodico massonico Journal für Freymaurer dimostra come l’autore si sia interessato alla framassoneria, cioè allo studio delle religioni misteriche classiche, che indaga per scoprire se ci fossero proprio queste alla base della massoneria moderna. I misteri erano una specie di scuola cui erano ammessi solo gli iniziati. All’epoca si credeva che i sacerdoti di queste religioni misteriche fossero contemporaneamente anche scienziati.
Mozart e Il Flauto magico
Proprio in quanto aderente alla massoneria, von Born pare abbia introdotto in essa il celeberrimo compositore austriaco Mozart, suo contemporaneo. Secondo alcuni addirittura collabora alla scrittura dell’opera Il Flauto magico in cui si ravviserebbero evidenti influenze delle credenze misteriche di von Born legate all’antico Egitto. L’opera, infatti si svolge in questo Paese, dove i protagonisti Tamino e Pamina vengono iniziati ai misteri. Molto di quanto descritto era contenuto nelle molte conferenze che l’autore tenne sull’argomento. Sembra addirittura che il primo titolo dell’opera fosse Il Mistero egizio. Secondo altri, invece, l’influenza di von Born si limita a essere stato d’ispirazione per il personaggio di Sarastro, incarnazione del polo del Bene opposto a quello del Male impersonato invece dalla Regina della Notte Astrifiammante.
La Monacologia di Iohannes Physiophilus
Con lo pseudonimo di Iohannes Physiophilus (in rete lo trovate pure italianizzato ma diventa ancora più impronunciabile) von Born nel 1784 pubblica un’interessante opera anticlericale intitolata Monacologia.
Scritta in latino, la traduzione italiana si deve a Carlo Botta che da parte sua, essendo assai poco amichevole con i frati, ci mise del suo nel far apparire la categoria “inutile e dannosa” e l’opera ancor più anticlericale di quanto già non fosse.
Sulla falsariga dei trattati scientifici, in pratica qui l’autore descrive le varie famiglie di religiosi come insetti e ancora come famiglie di animali a metà strada tra l’uomo e la scimmia. Nelle sei tavole di acciaio incise vengono raffigurati i vari ordini monastici con il dettaglio di tutti i loro indumenti e paramenti sacri, oltre alle barbe e ai vari accessori di cui si dotavano. La satira è portata avanti evidenziando le caratteristiche antropomorfiche più negative e scaricandole sulle varie famiglie di religiosi.
Foto | Jacob Adam, Public domain, da Wikimedia Commons







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