Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini: ricordo di un pomeriggio d’autunno

Avevo dodici anni. Il cielo quel giorno aveva il colore del piombo fuso, e la luce del primo pomeriggio già si spegneva come una candela prossima alla fine.

Mi trovavo nel giardino della nostra casa di campagna, da poco costruita e ancora in via di completamento. Mio padre, allora cinquantenne, era accanto a me. Si preparava a mettere a dimora una giovane pianta di alloro, scavando con fatica nella terra argillosa e riarsa, che opponeva resistenza a ogni colpo di vanga.

Io, poco distante, tenevo incollata all’orecchio la mia inseparabile radiolina arancione a onde medie, una Philips che mi accompagnava ovunque. Dal piccolo altoparlante giungevano le voci allegre della replica di Alto Gradimento, il mio programma preferito. Poi, improvvisamente, la sigla del giornale radio sferzò l’aria, come un cambio improvviso di stagione.

Fu allora che udimmo la notizia: Pier Paolo Pasolini era stato trovato morto, ucciso in circostanze ancora oscure.

Mio padre s’immobilizzò. Appoggiò lentamente la vanga contro il giovane tronco della vicina magnolia e mi chiese, con voce grave, di alzare il volume. Restammo così, in silenzio, mentre le parole dell’annuncio si confondevano col respiro umido della terra e con il vento che scuoteva piano le foglie.

Gli chiesi chi fosse l’uomo che era stato ucciso. Conoscevo il suo nome, certo, per averlo sentito tante volte al telegiornale, ma non sapevo davvero di chi si trattasse.

Mio padre, dopo un attimo d’esitazione, sospirando, rispose che era stato un poeta, uno scrittore, un regista e molto altro ancora.

Quindi era un uomo importante, papà?” domandai.

“Sì, molto. Anche scomodo, sai? E forse proprio per questo…”

Lasciò cadere la frase, scosse il capo e riprese a scavare. Non insistetti con le domande, anche perché nel frattempo stava ricominciando la trasmissione musicale. Lo aiutai a collocare l’alberello, ricoprimmo di terra lo scavo e ci dicemmo che quello sarebbe stato “l’alloro di Pasolini”.

Oggi quella piantina è diventata un albero maestoso, solenne, dalle fronde odorose. E ogni anno, in questo stesso periodo, non cessa di ricordarmi la figura di due uomini che tanto hanno rappresentato per me: mio padre, con il suo silenzio pieno di rispetto, e Pier Paolo Pasolini, l’artista e soprattutto l’intellettuale che imparai a conoscere solo molto tempo dopo, ma che da quel giorno sentii misteriosamente vicino.

Foto | WikiCommons

Luigi Milani

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