La porta

La porta di Georges Simenon: un viaggio nelle ossessioni di un uomo

Parigi, intorno a place des Vosges. Luglio 1959.

La porta

Il 42enne Bernard Foy vive da venti anni con la moglie 38enne Nelly in un appartamento al quarto piano di rue de Tourenne (III), all’angolo di rue des Minimes.

Nel 1940 gli furono amputate entrambe le mani. Era di pattuglia in un bosco tra la linea Maginot e la linea Siegfried. Strisciava nella neve quando pare abbia toccato una mina, subito esplosa. Si è risvegliato in un ospedale militare, già operato.

Prima lavorava come meccanico in un garage delle Halles. Durante il servizio militare a Épinal aveva conosciuto Nelly, che faceva la giovanissima maschera in un cinema. Si erano sposati a inizio 1939 e stabiliti lì, a due passi dal place des Vosges (fra III e IV Arroindessement), dove lui era nato e dove sua madre, a quell’epoca, faceva ancora la portinaia (IV). Nelly aveva smesso di lavorare.

La vita dopo il trauma

Dopo il trauma è stata dura, col tempo hanno individuato le protesi artigianali adatte (da togliere ogni sera). Lui si è vista riconosciuta una modesta stabile pensione da invalido di guerra. Lei ha intrapreso la vita di magazziniera presso la ditta Delangle&Abouet in place des Vistoires (tra I e II), la più importante passamaneria di Francia, da poco pure promossa caporeparto.

Bernard passa le giornate a osservare gli altri dalla finestra (spia ogni movimento), ad ascoltare i rumori (suo malgrado) dei vicini e della strada, a fare spesa e cucinare.

Pensa di non essere più un vero uomo ed è convinto che lei possa e debba aver bisogno di altri (in certo modo giustamente). Si amano, fanno sesso volentieri e spesso, si confidano. Eppure, il tarlo ossessivo agisce sia in lui che, indirettamente, in lei, prodromo di tragedie forse. Soprattutto da quando al primo piano si è trasferito il giovane fratello della collega, un illustratore poliomielitico su sedia a rotelle, ogni giorno assistito da un’infermiera. Nelly deve fargli commissioni, si ferma là per qualche minuto.

L’ansiogena novella di Georges Simenon

Il romanzo è molto bello. Di Simenon sappiamo quasi tutto (1903-1989, origine bretone, belga di nascita, francese d’adozione, non solo parigino d’elezione, quasi trecento romanzi, uno degli autori più letti al mondo). La grande casa editrice milanese Adelphi sta ottimamente progressivamente garantendo la pubblicazione integrale dei suoi scritti.

Questa lunga ansiogena novella originariamente del 1962, né noir né rosa, ma certo di ineluttabile amore, era inedita in italiano.

La porta del titolo è quella brutta, con un colore spento e il pomolo di maiolica bianca, dell’allegro sereno 28enne vignettista Pierre Mazeron, il fratello dell’invadente opportunista Giséle, trasferitosi al primo piano dell’edificio in cui vivono marito e moglie.

Probabilmente è noto quante volte vi è entrata attraverso Nelly, ma conta soprattutto quante volte Bernard avrebbe voluto aprirla!

Stile e struttura de La porta di Georges Simenon

La narrazione è in terza fissa al passato su di lui, pur se i protagonisti sono anche la moglie, leale e semplice, sempre più bella e ormai pure un poco rotondetta, e soprattutto la dinamica di coppia che (come spesso accade) assume vita propria.

Sullo sfondo i due medici (uno diabetico) che si interessano al caso clinico e umano, donne e uomini vicini e dirimpettai, negozianti e clienti delle botteghe consuete.

L’ambiente è perlopiù quello dell’appartamento in cui la coppia abita e delle passeggiate che fanno insieme a braccetto (più o meno) per le strade della città.

I dialoghi sono i loro, il detto e il non detto, significativo tanto quel che si esprime quanto quel che si pensa. La relazione si è adattata ed è evoluta in forme affettuose per due decenni; ora lui vive una crisi di gelosia, è contrariato e ossessionato, pensa alla morte; lei era una donna “vissuta” quando si sono conosciuti e non può che prenderne atto via via, a proprio modo.

Una qualche garbata tragedia incombe, anche se l’autore è bravissimo a rendere plausibili molti finali dalle stesse premesse.

Vario ordinario vino accompagna spesso i pasti.

Si ballano le canzoni d’epoca, talora in giro e in piazza. Difficile non entusiasmarsi.

Il libro

Georges Simenon
La porta
traduzione di Laura Frausin Guarino
Adelphi, 2024

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Valerio Calzolaio

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