Chi ha ucciso Simonetta Cesaroni

Chi ha ucciso Simonetta Cesaroni? Raffaella Fanelli sulle tracce del delitto di via Poma

Roma, 7 agosto 1990. Qualcuno uccise di pomeriggio con 29 colpi di una lama (tagliacarte o spadino che fosse) una brava ragazza che stava lavorando in un ufficio (un’altra stanza rispetto al proprio).

Chi ha ucciso Simonetta Cesaroni?

L’identità dell’assassino non è stata mai scoperta, nonostante il trafficato luogo “pubblico”, alcune tracce (per quanto manipolate) e la sicura complicità di altri.

Il cadavere fu ritrovato nudo senza ulteriori segni di violenza, soltanto con i calzini bianchi e il reggiseno fuori posto.

Sono trascorsi 33 anni, i familiari (genitori e sorella) hanno fatto molto per scoprire la verità. Chi era coinvolto o aveva indagato (scrivendo anche libri in materia) non ha certo fatto bella figura.

Chi era Simonetta Cesaroni

Simonetta Cesaroni nacque sui Castelli Romani il 5 novembre 1969. Dal gennaio 1990 lavorava per un’azienda di contabilità. Da poche settimane veniva “prestata” qualche ora di due giorni settimanali all’Aiag (Associazione italiana alberghi della gioventù), con sede nel condominio romano di via Poma 2, zona delle Vittorie, quartiere Prati. Raccoglieva dati e materiali professionali.

Lunghe indagini e vicende processuali hanno chiarito (comunque fra errori e ritardi, confusione e depistaggi) che il portiere dello stabile non c’entrava (morto prima di testimoniare, forse è stato suicidato), che il fidanzato non c’entrava (pur condannato a 24 anni, addirittura nel 2011, senza quella testimonianza e solo in primo grado), che altre “false” piste non andavano da nessuna parte (ma un qualche ruolo di agenti del Sisde è provato).

A primavera 2022 la procura di Roma ha riaperto il caso per omicidio volontario. La commissione antimafia forse indagherà, verità e giustizia non sono ancora pronte.

Alcune brave giornaliste e alcuni giornalisti d’inchiesta hanno compiuto la loro meritevole parte per suggerire come e dove forse trovare i colpevoli.

L’indagine di Raffaella Fanelli

L’acuta esperta giornalista freelance Raffaella Leondina Fanelli (Manduria, 1967) ha seguito casi criminali per molte testate cartacee, sia quotidiane che periodiche, e televisive, ottenendo fra l’altro anche di far riaprire le indagini sull’omicidio di Mino Pecorelli, vicenda che ancora molto la coinvolge.

In questo bel volume ripercorre in dettaglio vuoti e domande, distrazioni e superficialità, stranezze e contraddizioni, alibi e coperture su uno dei delitti più misteriosi della storia italiana contemporanea.

Tutta la verità sul delitto di via Poma

Il prologo racconta gli incredibili inediti incontro e intervista con il presidente dell’Aiag Francesco Caracciolo di Sarno (1938-2016), avvenuto qualche anno prima della morte dell’avvocato, che le costò una querela, dalla quale si salvò grazie al registratore che aveva appiccicato addosso.

Il suo libro ci aiuta a capire qualcosa in più relativamente ai documenti riservati su cui lavorava Simonetta, ai possibili nessi con i servizi segreti, al suicidio (o omicidio secondo i figli e l’autrice stessa) del portiere Pietro Vanacore, ai poco credibili datori di lavoro, alle manipolazioni della scena del delitto e alle tracce scarsamente e maluccio esplorate (orari esatti, morso, gocce di sangue sparse, colpi di un assassino mancino, cartellina beige sparita insieme vestiti e gioielli, lettere e agendina rossa). Insomma: non un delitto perfetto, ma un’indagine sbagliata.

La verità, purtroppo, sembra stordita dal tempo trascorso. Trent’anni sono tanti, probabilmente troppi.

Ottima la prefazione del magistrato Salvini, consulente dell’antimafia. Accurate bibliografia e note finali.

Il libro

Raffaella Fanelli
Chi ha ucciso Simonetta Cesaroni? Tutta la verità sul delitto di via Poma
Prefazione di Guido Salvini
Ponte alle Grazie, 2023

Valerio Calzolaio

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