nero lucano

Nero lucano: Piera Carlomagno e la sua bella serie noir con Viola Guarino

Grottole e Matera. Gennaio 2020. Quando arriva col buio nel delizioso paesino natale del ricco marito imprenditore Brando Carbone, che l’ha preceduta di qualche giorno, Leda Montessori, bella varesina dall’accento antipatico (lì), sofferente di amenza, non lo trova a casa e il cellulare è staccato. Loro risiedono stabilmente a Varese, nella bambagia. Lei è atterrita e offuscata, non sa cosa e come fare. Ancora vestita elegante, scappa verso il bar di Giulio, dove sa che quell’orso brutto tiene una bottiglia di Oban a sua disposizione, beve per obnubilarsi e si sottomette alle voglie dell’uomo, non è la prima volta.

Nero lucano

Pier Carlomagno, Nero lucano

La mattina dopo la patologa e antropologa forense 39enne Viola Guarino viene presto chiamata da Corrado Basile, procuratore della Repubblica di Matera. Lei è una consulente specialista della scena del crimine, hanno appena trovato un cadavere orribilmente sfregiato in località San Giuliano, alla diga. Il cranio è spaccato in due, abiti e scarpe sono firmati, brilla tra le mani della vittima una cartina geografica della Basilicata con vari luoghi segnati in rosso, si annunciano rogne.

Mentre Viola studia, odora e fotografa i particolari del macabro ritrovamento, la raggiunge anche il sostituto procuratore Loris Ferrara, tornato da chissà dove, appena rientrato in servizio dopo mesi di aspettativa. Avevano avuto una relazione appassionata e intensa prima che lui si dileguasse per tornare dalla moglie.

Da parte sua, di prima mattina Leda cerca al telefono Lia Guidi, l’eccelsa efficiente tuttofare segretaria personale di Brando, è certo l’amante. Tuttavia, la trova ignara, sorpresa e preoccupata: c’è un appuntamento importante, devono dare risposta per un grande affare in Giappone, serve urgentemente il capo. Si rivolge ai vigili urbani e il giorno dopo si fa accompagnare in questura.

Viola e Leda s’incontrano, il cadavere viene identificato. Poi ne verrà trovato un altro, morto già da qualche giorno e un’ulteriore scomparsa fa presagire il peggio. Qualcuno si sta vendicando.

La bella serie noir di Piera Carlomagno

L’ottima giornalista e scrittrice salernitana Piera Carlomagno (Salerno, 1963), laureata in lingue e letteratura cinese, attivissima sul piano culturale e sociale, da almeno un decennio pubblica guide turistiche e interessanti romanzi, soprattutto gialli; prosegue ora con successo la bella serie noir lucana con Viola Guarino.

Il tocco è sempre più personale, avvolgente, maturo. Una protagonista competente e intuitiva, scientifica e spirituale, con tante sfaccettature culturali ed emotive, liberamente immersa nel tratto più antico dell’ecosistema lucano, testardo e profondo, minerale e animale.

Lo stile di Nero lucano

La narrazione è in terza al passato, quasi fissa su Viola, con alcune simpatiche incursioni fra le rutilanti signore del bridge, protagoniste dell’oligarchia regionale, e i rari intrusivi pensieri di chi sta uccidendo, brevi impressioni in corsivo sui propri atti.

Il nero del titolo ha plurivalenze: oggetti di vestiario e di morfologia così “colorati”, genere di emozioni e scritture, la rappresentazione iconografica della Madonna a Viggiano, il mitico ambito petrolio.

Il malaffare si annida spesso nel potere immobile, nel blocco sociale che governa da sempre quella regione (analogamente ad altrove), grazie a una rete di maglie strette di clientele (e spesso massoneria) che opera nel silenzio con metodi antichi, che controlla le stanze dei bottoni compreso il palazzo di giustizia.

A prescindere da Viola, che porta vento con sé, gira in moto, ha una portentosa nonna lamentatrice funebre e uno straordinario nonno farmacista colto. Tanti libri, più o meno in primo piano. Alcolici di varie fattezze e misure, ovviamente l’Amaro Lucano e il Matera Greco.

La musica di riferimento è il jazz, la filodiffusione è fissa sul canale jazz da camera, però è la canzone di Vasco a farle meglio interpretare lo sgozzamento del coniglio.

Il libro

Piera Carlomagno
Nero lucano
Solferino, 2021

Valerio Calzolaio

Valerio Calzolaio

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