La Salita dei Saponari
La Salita dei Saponari

La Salita dei Saponari, ottimo giallo di Cristina Cassar Scalia

Catania. Fine novembre scorso. Due informatori scientifici farmaceutici scendono dall’aereo, recuperano la macchina e trovano un cadavere in un’altra auto parcheggiata (male) lì vicino, hanno sparato al conducente. L’ispettore capo Carmelo Spanò chiama subito la stimata 39enne vicequestore e sua dirigente Vanina Guarrasi, da due settimane in trasferta a Palermo per collaborare alla cattura del latitante diabetico Salvatore Bazzuca Fratta, riuscito però ancora una volta a farla franca.

La Salita dei Saponari

Cristina Cassar Scalia, La Salita dei Saponari
Cristina Cassar Scalia, La Salita dei Saponari

Il morto si chiama Esteban Torres, nato a L’Avana il 3 febbraio 1942, espatriato a Miami nel 1960, arricchitosi nel business degli alberghi e dei casinò a Las Vegas, cittadino americano trasferitosi in Italia nel 1990, residente in Svizzera, plurisposato, ora ucciso con una Makarov 9 mm, pistola russa. Bisognerà approfondire un poco la storia e la cultura cubane per capirci qualcosa. Si vedeva spesso in Sicilia, ma le prime indagini non conducono a nulla.

Poi viene trovato nel pozzo del giardino di un magnifico hotel di Taormina il cadavere di Roberta Bubi Geraci, nata a Catania nel 1957, separata e residente a Noto, esperta di pubbliche relazioni, lasciata nell’acqua stagnante del fondo per almeno dieci giorni. Tra gli effetti personali c’è una sua foto proprio con Esteban, erano amanti, i delitti sono in qualche modo collegati.

Vanina fa lo slalom fra veri indizi e false piste, interessi d’affari e legami di sangue; alla fine si districa con acume, aiutata soprattutto dall’anziano commissario in pensione Biagio Patanè (nonostante l’incredibile gelosia della moglie Angelina) e distratta soprattutto dal proprio rapporto d’amore col sostituto procuratore palermitano Paolo Malfitano, il magistrato più minacciato e detestato dai criminali dell’isola, con il quale non si sente d’impegnarsi a fondo, tristemente memore del padre trucidato da cosa nostra venticinque anni prima.

Un ottimo giallo di Cristina Cassar Scalia

La medica oftalmologa Cristina Cassar Scalia (Noto, 1977) fa bene a insistere col giallo. Con La Salita dei Saponari siamo al terzo ottimo romanzo della bella serie.

La narrazione è in terza varia al passato, perlopiù sulla protagonista, oppure sugli altri investigatori. Lo stile appare simpatico, scorrevole, colto e attento alle parole.

Il titolo – La Salita dei Saponari – fa riferimento a un indirizzo nella strada verso l’Etna, appena fuori dal comune di Viagrande, verso Trecastagni. Salita dei Saponari: la strada da cui un tempo ascendevano con fatica i fedeli durante le feste o chi barattava pezzi di sapone con ogni possibile oggetto. Esteban aveva una casa da quelle parti.

Lei ormai è impregnata di “catanesate” e si appassiona, appunta e aggiorna di continuo note sul suo iPhone relative ai modi di dire e alle abitudini sociali tipiche dei catanesi, come la storia dei ricchi monfiani e dei poveri mammoriani. Ancora una volta si dimostra all’altezza della situazione. Caratteraccio integro, fumatrice abbastanza incallita, scientificamente disordinata, sempre armata, affetta da ossessioni cinefile, in Mini o auto di servizio, ostile a arredi e cucine, accudita da vicine amorevoli brave cuoche, cioccolato (fondente)-dipendente come Patanè e vari lettori. Ormai si è orientata sulla musica classica e sulle opere liriche, anche se le canzoni di De André e il vino bianco ghiacciato conciliano gli arrapamenti.

Il libro

Cristina Cassar Scalia
La Salita dei Saponari
Einaudi, 2020

Valerio Calzolaio

Valerio Calzolaio

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