Provincia di Modena. Ultimo venticinquennio dell’Ottocento e primo venticinquennio del Novecento, circa.
Violante Malavasi nasce nel 1883 dove vivono e lavorano i genitori, l’osteria di Bastiglia, paesino di quattro strade messe intorno a una chiesa e un approdo sul canale, il Naviglio. La piccola urla per molte ore e giorni, lo strazio mette in allarme la madre Agata, il padre Alfeo, la cuoca, la lavapiatti, gli stessi avventori.
Due settimane dopo Agata la mette in una mezza botte per balsamico, tagliata per lungo e rifinita al meglio, ordinata da Alfeo come culla a basso costo, impossibile da far dondolare e sicuramente scomoda per dormirci, ove però si respira un ricordo di mosto fermentato oltre al presente di brodi, stufati e frattaglie.
L’eredità del dolceamaro
Violante vi trascorre i primi sonni tranquilli, strepita se trasferita su un letto, sta bene solo accudita in braccio o adagiata nella mezza botte. Del resto, in soffitta riposa un tesoro che un secolo di storia e una sfilza di figli maschi aveva contribuito a far dimenticare: cinque botti di balsamico arrivate con la grande asta del 1796 e acquistate da Ludovico, intraprendente antenato di Alfeo, in vista del possibile arrivo di una figlia femmina (invece erano nati in successione quattro maschi). Il balsamico matura di travaso in travaso, anno dopo anno, per evaporazione e rimbocco.
Violante cresce, occhi nocciola e capelli castani, immersa in quell’intreccio di sapori colori umori gusti profumi. Il padre la pensa sposa del figlio di Giorgino Vandelli, il più ricco del borgo grazie alla macinazione del grano. Non va così.
Nel Millenovecento, a cavallo dei due secoli, da Parigi arriva un circo, il Favoloso spettacolo della famiglia Ruggeri, hanno anche un orfano funambolo ventitreenne, Honoré Trouvé. Dalla fune è amore a primo sguardo. Entrambi si liberano di tradizioni non loro, lui non sa una parola d’italiano, lei gli versa sulla lingua una goccia di balsamico. S’intendono e si sposano presto, a fine anno nascono due gemelli molto diversi fra loro, Libero e Ludovico, impareremo a conoscerli bene, nel 1919 arriverà anche Amelia, probabilmente da qualche parte ci sono i loro eredi.
I romanzi di Ivan Sciapeconi
Il creativo insegnante di scuola primaria (a Modena) Ivan Sciapeconi (Macerata, 1969) ha al suo attivo già vari testi didattici (scritti con la moglie e collega Eva Pigliapoco) e di narrativa per ragazzi. A inizio 2022 ha pubblicato un riuscito esordio nel romanzo con la storia vera di aiuto agli ebrei ambientata fra il 1938 e il 1943 a Villa Emma di Nonantola.
Il secondo romanzo arriva nel 2023, preziosa straordinaria conferma letteraria con un’altra storia abbastanza vera, ambientata dalla fine degli anni Sessanta in un istituto Giardino, a mezza strada tra manicomio e scuola speciale.
Qui andiamo più indietro nel tempo e gli elementi di finzione narrativa e lirica sono maggiori. Esperimento riuscito.
Stile e personaggi de L’eredità del dolceamaro
Il tono fiabesco e profondo, il contesto aulico e agreste, lo svolgimento di pochi dialoghi e antichi pensieri, sono coerenti con quel cinquantennio, narrato spesso con gli occhi di bambine e bambini, tanti e protagonisti.
I precedenti due erano ottimi dolorosi romanzi in qualche modo “storici”, questa è delicata alta narrativa, con molte vene poetiche e pastosi inserti.
Vi sono tanti personaggi collaterali intorno ai Malavasi, presentati e descritti con acume e sensibilità, nelle varie tradizionali combinazioni delle relazioni in una piccola provincia e nelle varie reali declinazioni dell’amore.
Il modo in cui accumuliamo memorie ed eredità è sviluppato tramite il millenario dolceamaro dell’aceto balsamico (da cui il titolo).
Assistiamo anche alla “scoperta” chimica del balsamico “veloce”, che mantiene comunque una giusta combinazione tra il dolce e l’amaro, il salato e l’acidulo (a quei tempi il quinto gusto non era stato ancora ben compreso ovunque, l’umami, e l’aceto non contiene glutammato, pur richiamandolo).
L’autore scandisce sedici capitoli intitolati a un sostantivo, persona o evento: s’inizia con Violante (una nascita) e si finisce con un Addio (una morte).
Ovviamente, chi beve gode lambrusco e malvasia, capita pure un anno senza uva (e mosto), crisi che serve a inventare “altro”.
Il libro
Ivan Sciapeconi
L’eredità del dolceamaro
Feltrinelli, 2026
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