Chicca Maralfa, Biancaluna, Les Flâneurs 2026

Biancaluna: il riflesso delle vite possibili tra le dune della Puglia

Torre Canne, Brindisi. Pasqua 1999.

Biancaluna

Nel primo prologo, una famiglia francese è in vacanza da quelle parti. Il padre Antoine Clement scatta foto, la madre Serena (originaria di Ostuni) segue con lo sguardo i due figli Stéphane e Nathalie che giocano in spiaggia. L’anno precedente con l’amico David avevano nascosto dietro a una duna una bottiglia con messaggio (frase del Piccolo principe). La cercano ma trovano, invece, qualcosa che somiglia a una bambola ed è un feto morto. Disperazione.

E se…

Torniamo indietro al giugno 1997. Dopo aver dato le medicine al padre, Caterina Riccardi si fa accompagnare dalla cara amica Annetta alla fabbrica di pelati lì vicino, dove forse cercano operaie per la linea di produzione.

Lei aveva subito da adolescente la diagnosi di schizofrenia indifferenziata. Aveva comunque ottenuto la maturità classica e si era iscritta a Bari alla facoltà di Lettere, interrotta per assistere la madre malata. Si era trovata un lavoro part time in un hotel della zona, interrotto a causa dei guai sanitari anche del padre. Adesso la madre è morta da tre mesi e deve poter guadagnare qualcosa. Ha 28 anni, un viso delicato e la pelle chiara, appare elegante e timida.

La riceve il dottor Nicola Semeraro che ne apprezza acume e carattere, le propone quindici giorni di prova e poi l’assunzione a tempo indeterminato.

Nei mesi successivi scatta fra i due una sincera riservata passione emotiva e sessuale. La interromperanno, per reciproco rispetto. Lui è sposato, ha già un figlio, un altro in arrivo. Non si esclude però che lei sia restata incinta, non se ne è accorta (o i propri pensieri non hanno voluto). Non lo dice. Il feto potrebbe essere quello rinvenuto, il medico legale propone l’opportuno nome di Biancaluna, era Venerdì Santo.

Oppure la storia potrebbe essere andata proprio diversamente. Un altro prologo nell’aprile 2014 con Stéphane e Nathalie a Parigi (Marais), altri precedenti, un articolato successivo svolgimento con Caterina in Puglia, altre tensioni e morti, un nuovo epilogo.

Lo sguardo introspettivo di Chicca Maralfa

L’ottima giornalista e scrittrice pugliese Angela Chicca Maralfa (Bari, 1965) mantiene tensione e qualità anche nel quinto appassionato romanzo, attraverso originali introspezioni relazionali, pensate e riflettute da tanto.

Si è ispirata a un fatto realmente accaduto: qualche anno fa una giovane donna partorì una neonata su una spiaggia del litorale sud della sua regione, ne seguì pure un’inchiesta giudiziaria. Quel dramma andava meditato e rielaborato, nel bene e nel male. L’autrice fu molto colpita dalla notizia e si è arrovellata con sensibilità, non tutto per forza deve risultare ineluttabile.

Stile e struttura del romanzo Biancaluna

La narrazione alterna la terza persona varia al passato e la prima del diario della protagonista nella prima parte (“Qui ci sta Dio”, 1997 – 1999), la terza varia e la prima al presente della seconda parte (“Portami i ricordi”, 2014, primavera ed estate), al centro Caterina (nemmeno trentenne all’inizio) e la sua maternità. Le due parti esplorano sviluppi alternativi, plausibili fra i pochi possibili; ognuno con proprie crude verità e risvolti drammatici.

Il meccanismo narrativo è stato usato in fiction letterarie e cinematografiche (come ormai tutto). Qui non è artificioso, attiene a ingranaggi di casi mantenendo le casualità e le ambivalenze della vita.

Attorno alla protagonista ruotano altri personaggi, i francesi, le colleghe operaie, alcuni familiari, il sostituto procuratore e altri investigatori; quasi tutti con vicende che potevano andare differentemente nel 1999.

Siamo in provincia di Brindisi, il comune di Fasano, la frazione di Torre Canne, località balneare e termale della costa adriatica dove d’inverno risiedono poche centinaia di persone.

Musicisti e musiche coeve, francesi e italiane.

Il libro

Chicca Maralfa
Biancaluna
Les Flâneurs, 2026

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Valerio Calzolaio

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