Alberto Asor Rosa

Alberto Asor Rosa, l’intellettuale con il palindromo nel nome

Il mondo della cultura italiana piange la scomparsa di Alberto Asor Rosa che, come molti figli del secolo scorso, non fu solo scrittore, ma anche critico letterario e politico.

Alberto Asor Rosa tra romanzi e racconti

Scrittore, in realtà, lo diventò piuttosto tardi, dopo la pensione da docente universitario raggiunta per limiti di età nel 2003 – ma insegnò anche in seguito, a contratto ma a titolo gratuito – quando debuttò con il romanzo L’alba di un mondo nuovo.

L’alba di un mondo nuovo

Fortemente intriso di elementi autobiografici, di questo testo il piccolo Alberto (la narrazione copre dal 1933 al 1945) è contemporaneamente protagonista e narratore, sulla scia della memoria che lo riporta a un’infanzia inevitabilmente segnata – come per molti della sua generazione – dalla dittatura, dalla guerra, dalla paura delle bombe, dalla fame, dalla speranza di una liberazione che portava i colori americani e le forme delle stelle e delle strisce. A otto anni, quando con la chiusura di un anno scolastico particolarmente travagliato a causa delle vicende della grande Storia, Alberto è un bambino cresciuto troppo in fretta, al quale l’infanzia è stata strappata presto, che guarda al mondo con il disorientamento e la disillusione tipica degli adulti.

Con un bagaglio di esperienze così, non poteva che formarsi sul marxismo e avvicinarsi in particolare alla corrente operaista, collaborando a diverse pubblicazioni in linea con questo pensiero, fino ad arrivare a dirigere il settimanale del Pci, Rinascita. Nel frattempo continuava la sua carriera da docente di italianistica, prima a Cagliari e poi di ritorno a Roma, sua città natale da cui era più facile fare incursioni nell’amatissima Artena, il paese d’origine della nonna che torna anche nelle pagine del suo primo romanzo, inizialmente vagheggiata come luogo idilliaco dove il tempo sembra essersi fermato, ma che non riuscirà poi a essere risparmiata dalla morte e dalla distruzione del conflitto mondiale.

Storie di formiche

Il tema autobiografico Alberto Asor Rosa lo riprenderà solo nel 2010 con l’uscita di Assunta e Alessandro. Storie di formiche. È un lungo ritratto dei suoi genitori, persone qualunque immerse in un’esistenza qualunque, ma che il destino ha voluto attraversassero buona parte del Novecento, secolo della storia per eccellenza.

Storie di animali e altri viventi

Nel 2005 Storie di animali e altri viventi segna un radicale cambiamento nella poetica di Asor Rosa, che qui affronta temi più intimi legati all’animo umano. È, in definitiva, la storia di una famiglia moderna in cui compaiono anche il gatto Micio Nero e la cagnolina Contessa a fare da contraltare – ma forse anche da specchio e da alter ego – ai tumulti del cuore dei vari personaggi umani. Grazie alla presenza silenziosa e benefica di quelli che l’autore, molto accorto, non definisce “animali” bensì “altri viventi”, Po, Ma e gli altri esseri a due gambe si raccontano e si confidano, svelando i loro mondi interiori non sempre visibili dall’esterno.

Racconti dell’errore

Del 2013 i suoi Racconti dell’errore, storie brevi di uomini mediocri “abituati all’indifferenza” accomunati solo dall’aver fondato la propria vita su un errore, inteso come allontanamento dalle regole e dalle convenzioni. Vite qualunque cadenzate dalla monotonia della routine che vengono sconvolte come in un lampo di squarciante consapevolezza dalla presa di coscienza di dover, a un certo punto, morire.

L’ultimo scandalo di Alberto Asor Rosa

Del 2011, invece l’ultimo “scandalo” di cui Alberto Asor Rosa fu protagonista. Scalpore fece un suo pezzo pubblicato sulle colonne di Il Manifesto in cui ha praticamente teorizzato la necessità per l’Italia di subire un colpo di Stato militare che restituisca

“alla magistratura le sue possibilità e capacità di azione, stabilisca d’autorità nuove regole elettorali, rimuova, risolvendo per sempre il conflitto d’interessi, le cause di affermazione e di sopravvivenza della lobby affaristico-delinquenziale, e avvalendosi anche del prevedibile, anzi prevedibilissimo appoggio europeo, restituisca l’Italia alla sua più profonda vocazione democratica, facendo approdare il Paese a una grande, seria, onesta e – soprattutto – alla pari consultazione elettorale”.

Foto | screenshot da YouTube

Roberta Barbi

Roberta Barbi

Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente è autrice e conduttrice de “I Cellanti”, un programma di approfondimento sul mondo del carcere in onda su Radio Vaticana Italia. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.

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