Differenza tra romanzo e racconto? Se siete dei lettori appassionati di certo converrete con me che in entrambi i casi ci troviamo davanti a storie. Quelle più brevi devono svilupparsi in profondità piuttosto che in lunghezza, certo, ma ogni narrazione contiene qualcosa che accade e che deve portare con sé il lettore.
Differenza tra romanzo e racconto: guida pratica
Qualcuno ha detto che il racconto è una gita e il romanzo un viaggio. Proviamo a vedere insieme in modo più approfondito la differenza tra romanzo e racconto in questa piccola guida pratica che speriamo vi sia utile.
Allan Poe vs Proust
In un’epoca come la nostra, in cui tutti sembrano avere una gran fretta e poco tempo per dedicarsi alla lettura, il racconto breve è la soluzione. Ma già nel lontano e meno frenetico 1842 qualcuno la pensava in questo modo trovando che
l’animo di chi legge è sotto il controllo dello scrittore. Non vi sono influssi interni o esterni derivanti da stanchezza o interruzione.
Stiamo parlando di Edgar Allan Poe, grande estimatore di racconti e conoscitore delle loro caratteristiche: la brevità non concede cali di tensione, rallentamenti inutili, troppi dettagli, momenti di stallo, parole superflue.
Chissà cosa gli avrebbe risposto Marcel Proust, il cui romanzo Alla ricerca del tempo perduto è entrato nel Guinness dei Primati per le sue 3.724 pagine!
Il racconto: la narrazione di un’idea
Dunque, parlando delle differenze tra romanzo e racconto, non possiamo non considerare che quest’ultimo costituisce da sé e in poco spazio il nucleo della storia, pertanto non può essere considerato un romanzo condensato ma un’idea. Contiene lo sviluppo di un momento, di uno spaccato di vita, una situazione, addirittura una emozione. E necessita di disciplina, del giusto dosaggio di ogni ingrediente. Questo significa che non bisogna confondere la brevità con la semplicità, perché il suddetto dosaggio non è poi così automatico: anche in poche righe si richiedono padronanza del linguaggio e abilità di costruzione. Fermo restando che ciò che nasce come racconto, può domani essere sviluppato, arricchito e trasformato in romanzo, perché no!
La struttura del romanzo
Il romanzo presenta molto spesso una classica struttura: inizio (inserimento del protagonista) – svolgimento (appare l’antagonista e si presenta il conflitto) – fine (risoluzione del conflitto). Naturalmente l’ordine in questa struttura può essere stravolto, il romanzo può cominciare dal centro o dalla fine a vostro piacimento, certo. Ma stravolgimento o no della struttura c’è sempre un elemento fondamentale da inserire in tutto questo, necessario a scacciare l’apatia nel lettore: il conflitto. Si tratta di un elemento di disturbo, di una scossa, un problema, un colpo di scena, una contrarietà che modifica tutto, una difficoltà inaspettata.
Tale contrarietà è fondamentale e non necessariamente si tratta di un’azione che movimenta le cose, di un fatto, di un personaggio. Infatti, il problema, può essere dato da un pensiero molesto, dal frutto di una introspezione, può insomma nascere da stati mentali o da fattori esterni: che ne dite di una bella tromba d’aria in mezzo al mare mentre al primo appuntamento siete su una barca a vela?!?
Quando anche il pensiero è movimento
A proposito delle differenze tra romanzo e racconto, il racconto – soprattutto se è molto breve – può non contenere una storia. Divagazioni, pensieri, l’osservare una foglia che cade dall’albero e raccontarne la danza con toni malinconici. È come uno sfogo, e manda a farsi benedire qualunque costruzione.
Eppure non è possibile scrivere un racconto senza personaggi. Bisogna, però, ampliare il concetto di personaggio comprendendovi oggetti inanimati, o la natura, per esempio, o anche solo un’emozione, qualcosa che colpisca uno o più dei cinque sensi che così bene ci aiutano a scrivere.
Differenza tra romanzo e racconto: sta sempre succedendo qualcosa!
Ebbene sì: il protagonista di una storia può essere un comodino, la paura, il terremoto, un tramonto. Questo perché il personaggio è azione sempre e comunque, dunque anche il semplice pensiero è movimento. Sta sempre succedendo qualcosa.
Per intenderci, se il protagonista principale del vostro racconto è un tramonto, questo deve rappresentare qualcosa di significativo. L’introspezione che ne scaturisce, la descrizione di quel tramonto, devono insinuare qualcosa perché non si tratti di una semplice descrizione o di una narrazione piatta: malinconia, pace, ricordo struggente, serenità, la fine di qualcosa e non solo di una giornata.
L’antagonista è pane per i denti del lettore
Tornando al romanzo, in questa breve guida pratica sulla differenza tra romanzo e racconto abbiamo citato il conflitto, causato dall’antagonista. Se il racconto breve può non contenere una storia, il romanzo di solito ne racconta una e da una storia ci si aspetta che succeda qualcosa di forte, anche se non una tromba d’aria. E chi crea difficoltà se non l’antagonista?
Questa “figura” deve essere forte, prepotente, perché tutta la narrazione ci guadagna. Rappresenta il male, sempre molto attraente per chi legge. Ma considerate il conflitto/antagonista, e dunque il male, non necessariamente come persona oscura e cattiva. Può trattarsi di una epidemia inaspettata durante un normale turno in ospedale, un orso arrabbiato mentre passeggiamo nei boschi, un nemico astratto come un fantasma o una presenza fisica come l’amico traditore, ma anche il dubbio che invade levando ogni certezza, e così via. Il conflitto/antagonista deve creare problemi, generare ansia o quant’altro di negativo arrechi disturbo.
Cerchiamo di non sprecare lo spazio
Nel racconto possono non esserci dei personaggi, ma quando ci sono sarebbe bene limitarne il numero a uno o al massimo due.
Se utilizzate dei dialoghi, poi, fate in modo che attraverso le parole di chi parla si diano informazioni al lettore. In pratica, piuttosto che descrivere ciò che accade usate ciò che si dice per dare un’idea di tutto ciò che serve al racconto, così non sprecate lo spazio. Insomma, in un racconto breve non fate parlare del tempo o del traffico i personaggi, ne guadagnerà di molto la narrazione.
Al contrario, per ovvie ragioni, il romanzo vi permetterà di approfondire la psicologia di ogni personaggio attraverso dialoghi, azioni, reazioni, pensieri senza alcun limite di spazio a disposizione, facendo parteggiare il lettore per l’uno o l’altro forse con più facilità.
La non differenza tra romanzo e racconto
Se nella vita facciamo di tutto per evitare problemi, contrarietà o difficoltà, nella narrativa queste cose sono linfa vitale. Nella narrativa non ci piace navigare in acque calme, qualunque sia il genere letterario, tragico o comico, breve o no. In questo non ci sono differenze tra romanzo e racconto. Persino nelle fiabe i bambini cercano – e trovano – il conflitto e non sono mai sazi di streghe, maghi crudeli, mostri, o personaggi cattivi che minacciano qualcuno. Provate a raccontare solo di farfalline felici e vedrete se a un certo punto smetteranno di seguire la storia.
Concludendo, che decidiate di dedicarvi a un romanzo o a un racconto, ricordate che sempre e comunque ogni frase deve condurre alla successiva con naturalezza. Chi legge non deve essere costretto a tornare indietro per capire meglio dei passaggi. Dite la verità: quante volte lo avete fatto, leggendo un libro?
Foto | HayDmitriy via Depositphotos







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