punto esclarrogativo
Alla scoperta del punto esclarrogativo

Sai cosa è il punto esclarrogativo o interrobang?

Lo vedo già dipinto sul vostro volto il punto esclarrogativo! No, non parliamo del punto interrogativo al contrario – o punto di domanda spagnolo, se preferite. E nemmeno del punto esclamativo rovesciato. Anche se per il punto esclarrogativo c’entrano sia l’uno che l’altro.

Il punto esclarrogativo

Ci sono segni che cambiano il nostro modo di scrivere: uno su tutti è la a commerciale ovvero la chiocciola o ancora chiocciolina. Insomma questa: @. È diventata di uso comune e ormai non ci si fa più caso. Magari chi è meno giovane ricorderà come all’inizio fosse difficile scrivere a penna il simbolo della a commerciale e spesso ci si trovava dinanzi a dei veri e propri sgorbi.

Un altro segno che mi sembra interessante, anche se non ha avuto molta fortuna, è il punto esclarrogativo, quel segno grafico che unisce il punto interrogativo (?) e quello esclamativo (!). Insomma questo: ‽.

La storia dell’Interrobang

L’inventore del punto esclarrogativo è Martin K. Speckter, capo di un’azienda pubblicitaria di New York. Spekter cercava un modo di esprimere la sorpresa, ma non gli piaceva la combinazione del punto interrogativo con quello esclamativo (?!) e dunque inventò qualcosa di nuovo: ‽

I nomi proposti per questo segno furono exclamaquest, QuizDing e quello che poi fu adottato, cioè Interrobang (dal latino interrogatio – domanda – e dall’inglese bang – punto esclamativo). In italiano venne tradotto come punto esclarrogativo (termine che già disegna nella nostra mente la parte grafica: ‽).

Nel 1966, Richard Isbelle dell’American Type Founders creò il font Americana e vi incluse il punto esclarrogativo come carattere. Nel 1968 la macchina da scrivere Remington aveva il tasto con tale punto, mentre negli anni Ottanta era possibile acquistare tastiere con il punto esclarrogativo per le macchine Smith-Corona.

Il simbolo grafico, però, non ha avuto molta fortuna, forse perché a livello visivo non trasmette l’idea. Alcuni font ancora lo riportano, ma spesso come elemento semplicemente decorativo.

Il punto di domanda spagnolo

Interessante è l’uso del punto esclarrogativo nella lingua spagnola. Come sapete, infatti, nella lingua spagnola si usa far precedere le domande da un punto interrogativo capovolto (¿) e le esclamazioni da un punto esclamativo capovolto (¡).

Non esiste, però, il punto esclarrogativo capovolto quindi la Real Academia de la Lengua Española (l’organismo responsabile di elaborare le regole linguistiche della lingua spagnola) accetta di mettere il punto esclamativo capovolto all’inizio e quello interrogativo alla fine della frase per accentuare l’idea di domanda, mentre punto interrogativo all’inizio ed esclamativo alla fine per porre enfasi sull’esclamazione.

Alcuni definiscono questo peculiare uso del punto esclarrogativo nello spagnolo con la parola gnaborretni (cioè l’inglese interrobang al contrario).

Al giorno d’oggi la Biblioteca di Stato nel New South Wales, in Australia, usa il punto esclarrogativo come proprio logo.

Graficamente il punto esclarrogativo mi piace; è il termine italiano che mi sembra proprio brutto!

Roberto Russo

Roberto Russo

Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.

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