Apparentemente Marija Skobcova (1891-1945) nacque sotto una buona stella. La dea della fortuna sembrava aver scelto bene, non c’è dubbio: una casa ottimamente fornita in Lettonia, una famiglia di buon e antico lignaggio e un ambiente dove crescere e possibilmente prosperare senza grossi intralci o difficoltà.
Un destino luminoso, poi l’ombra della rivoluzione
La morte del padre, quando la poetessa era ancora adolescente, segnò tuttavia la prima grande svolta della sua esistenza. La madre, stanca di quella vita di provincia, tanto lontana dal gran mondo, decise di cambiare aria e trasferirsi insieme ai figli a San Pietroburgo. Fu qui che Marija Skobcova entrò in contatto con un circolo di intellettuali radicali, votati a cambiare il mondo.
Divampata la rivoluzione, travolto lo zar, la vita di Marija Skobcova divenne di mese in mese più difficile e avventurosa.
Dopo la pubblicazione di Frammenti sciti, sua prima raccolta poetica, il matrimonio con un bolscevico e la loro successiva separazione, arrivò anche il processo per ordine dell’armata Bianca che aveva occupato la città di cui era diventata sindaco.
Il destino, ancora una volta benigno, volle però che il giudice chiamato a condannarla o assolverla fosse Daniel Skobcov, suo antico professore di scuola. Liberata, grazie all’intervento dell’uomo, la poetessa si legò anima e corpo al suo salvatore.
Marija Skobcova dalla poesia alla fuga: l’esilio in Europa
Tuttavia la situazione in Russia si faceva di ora in ora sempre più drammatica e violenta. Daniel e Marija fuggirono allora insieme attraverso l’Europa, giungendo a Parigi solo nel 1923.
In quegli anni fondi e tumultuosi la poetessa aveva sentito operare in sé, però, un intimo mutamento. Un lento, inarrestabile terremoto destinato a rimescolare e unire misteriosamente interi continenti. Mondi che Marija Skobcova pensava perduti per sempre. Quell’ateismo che aveva contrassegnato buona parte della sua esistenza di fronte all’umanità di Cristo (“Anche lui è morto. Sudava sangue. Gli hanno colpito la faccia”) si volatilizzò, cambiò sostanza, divenne prima fede, poi santità.
Madre Maria: l’amore per gli ultimi
Nella Parigi occupata dai tedeschi, indossato il velo come Madre Maria e trasformata la sua casa in un convento aperto a tutti, Marija Skobcova si adoperò insieme al figlio nell’assistere giorno e notte i malati, i poveri e soprattutto gli ebrei in cerca di un rifugio. Un’attività pericolosa che le costò, inutile dirlo, la vita.
Deportata a Ravensbrück, morì in una camera gas il Sabato santo del 1945. Già da tempo in odore di santità, la Chiesa ortodossa l’ha ufficialmente glorificata nel maggio del 2004.
Al tramonto s’accenderanno le candele
di tutte le torri severe della cattedrale.
Perché mai conosci tu, o sera,
solo il segreto della morte, del sacrificio, della tomba?
La sera è quieta, trasparente e tenue.
Sera, sera, caro ospite primaverile,
da nord ti porto in dono
il segreto della vita, il segreto della resurrezione.
Foto | anonimous, Public domain, da Wikimedia Commons







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