C’è un paradosso fertile al cuore del lavoro di Dino Aloi: la stagione più buia della storia italiana recente coincide con una delle più vivaci esplosioni della stampa satirica e umoristica. Dal 1943 al 1949, nel giro di pochi anni, l’Italia che emergeva dal fascismo e dalla guerra scoprì — o riscoprì — che ridere è un atto politico, e che la vignetta può dire ciò che il discorso fatica a nominare. Sorridere dopo gli anni bui, edito da Il Pennino nella collana dedicata all’umorismo e alla satira, è la ricognizione sistematica di quel fenomeno.
Sorridere dopo gli anni bui: quando ridere era già resistenza
Aloi, figura di riferimento nello studio del fumetto e della caricatura italiana, porta qui i frutti di una ricerca condotta su oltre ottanta testate. Il perimetro cronologico è definito con rigore: il 1943 come anno d’avvio, con Pasquino come punto di partenza simbolico, e il 1949 come chiusura, nel momento in cui — scrive l’autore — si ritiene “esaurita quella spinta propulsiva derivata dalla Liberazione”. Una scelta metodologica che rivela consapevolezza storiografica: non si tratta di censimento arbitrario, ma di mappa di un’energia specifica, con un inizio e una fine.
Una mappa editoriale dell’Italia che imparava a sorridere
Il dato quantitativo è già di per sé eloquente. Nei soli dodici mesi del 1945 — anno della Liberazione — nascono trentadue nuove testate satiriche e umoristiche. Il 1944 ne conta nove, il 1946 venti, poi la curva scende progressivamente fino al 1949. Il volume non si limita alle grandi città. Aloi dedica attenzione esplicita ai giornali nati in realtà minori, che “danno l’idea del tessuto sociale che si innerva attraverso tutta l’Italia, dando davvero l’idea della voglia di libertà e soprattutto di libertà di espressione”. È in questa capillarità, nella moltiplicazione di voci provinciali e periferiche, che risiede forse il dato più sorprendente della ricerca: la satira non fu un fenomeno metropolitano ma un impulso diffuso, quasi fisiologico, di un paese che tornava a parlare.
Le testate sono di orientamento politico variegato e coprono l’intero arco costituzionale: ci sono giornali anticlericali, fogli di propaganda partitica, pubblicazioni che sbeffeggiano con uguale allegria i politici di ogni colore. L’autore rivendica esplicitamente la dimensione democratica di questa pluralità: “la satira e l’umorismo, oltre ad essere elementi di principio della libertà di espressione sopita per anni in Italia, sono elementi fondamentali di una democrazia matura pur diventando, talvolta, di propaganda politica”. Persino la propaganda, argomenta Aloi, può essere onesta quando è dichiarata, quando alimenta il confronto piuttosto che sopprimerlo.
Il volume è corredato da 152 illustrazioni — riproduzioni in bianco e nero di prime pagine e di alcune vignette —, una scelta che consente al lettore di verificare direttamente la qualità grafica del materiale censito e di misurare da sé la vitalità espressiva di stagioni editoriali altrimenti quasi invisibili.
Il valore del catalogo
Va sottolineato che Sorridere dopo gli anni bui è essenzialmente un’opera di catalogazione. Aloi percorre testate e annate con la pazienza del ricercatore, segnalando collaboratori, illustratori, orientamenti politici, eventuali connessioni con il contesto storico. Questa impostazione ha un pregio indubbio: costruisce un repertorio che prima non esisteva in forma organica, o quantomeno non con questa ampiezza, e che potrà servire da punto di riferimento per studi futuri più circoscritti. Il lavoro di raccolta è, in sé, già un contributo.
Il libro funziona, cioè, come atlante: non si propone di interpretare nel profondo il fenomeno della satira postbellica, né di analizzare singoli autori o vignette con strumenti semiotici o iconologici, ma di tracciare una mappa.
Sorridere dopo gli anni bui e anche oggi
Sorridere dopo gli anni bui chiude con una nota malinconica e ottimista insieme. “Oggi, purtroppo, la satira non ha più giornali proposti in edicola”, scrive Aloi, ma aggiunge che ogni cosa deve adeguarsi ai tempi, e che forse, un giorno, torneranno giornali satirici a farci sorridere “seguendo la logica dei corsi e dei ricorsi”. È una chiusa che dice molto sulla prospettiva dell’autore: non lo storico algido, ma il cultore appassionato che crede nel valore civile di ciò che studia.
Il libro
Dino Aloi
Sorridere dopo gli anni bui.
L’esplosione dei giornali satirici e umoristici in Italia tra il 1943 e il 1949
Il Pennino 2026
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