Il punto lettura abbraccia sette opere capaci di attraversare epoche, generi e latitudini con sguardo critico e curioso.
Si va dal thriller psicologico nell’austera Londra degli anni Cinquanta di Roy Fuller alle cronache tragicomiche del fascismo italiano firmate da Gian Carlo Fusco; dal pensiero economico ottocentesco di Maffeo Pantaleoni alla proposta contemporanea di un’economia del bene comune secondo Alfio Verdicchio.
C’è spazio anche per il noir irlandese di John Banville, per la storia delle strade romane che ancora segnano l’Europa di Livio Zerbini, e infine per le voci dei giovani di Gaza raccolte nel progetto We Are Not Numbers, testimonianza urgente e necessaria.
Il punto lettura: sette libri tra storia, noir e impegno civile
Queste recensioni sono firmate da Valerio Calzolaio, che ci guida attraverso una selezione eterogenea e stimolante, dalla narrativa al saggio, dalla storia antica alla cronaca contemporanea.
L’uomo senza un giorno
Londra. Inizio anni Cinquanta.
L’avvocato, docente, romanziere e poeta Roy Fuller (1912 – 1991) pubblicò anche thriller, per esempio questo tenebroso “L’uomo senza un giorno”, protagonista (in prima persona al passato) Harry Sinton, benestante brillante editore in affitto a Londra, che si sveglia convinto di aver ucciso uno scrittore conosciuto, dissimula tutto con la governante Giddy, non ricorda assolutamente movimenti e fatti di quel dì, soffre di amnesia e ha un forte esaurimento nervoso. Deve riflettere e agire, crearsi un alibi prima che la polizia arrivi e, comunque. capire chi davvero è. Cerca di confrontarsi col suo passato, ritrova amicizie e familiari, si flagella sulla possibile colpevolezza, s’interroga per la trascurata relazione con la dolce Fay Lavington, s’immerge nei circoli letterari e bohémien (le consorterie intorno a letteratura e critica), vede la propria vita riempirsi di ricordi e affetti, dubbi e paure, tensioni e manovre: cacciatore e cacciato a un tempo.
Roy Fuller
L’uomo senza un giorno
traduzione di Bruno Tasso
Guanda, 2026
Le rose del ventennio
Italia. Durante il regime fascista.
Gian Carlo Fusco (La Spezia, 18 giugno 1915 – Roma, 17 settembre 1984) ha avuto un’esistenza movimentata e fu soprattutto un ben reputato giornalista, dal “mondo” all’“Europeo”, dal “Giorno” a “Cronache”, affascinante scrittore e ottimo intrattenitore letterario.
Attraverso otto brevi racconti storici traccia alcune documentate cronache del fascismo, dall’adunata dei delegati provinciali all’Augusteo del 7 novembre 1921 il primo, al numero crescente delle ribalde donne fasciste il secondo, che dà il titolo alla raccolta, appunto “Le rose del ventennio”, trattando anche il Vittoriale e Tomislavo, la guerra (con gioia) e la marcia indietro, la sua (del Duce) battaglia e i ragazzi di Cucarasi.
Spiega Robecchi:
… il dettaglio risibile diventa portatore di tragedia, il particolare che ci aveva divertito ci riporta al disegno complessivo: essere ridicoli non esclude l’essere pericolosi. Fusco ci fa ridere e poi ci dice che non c’è niente da ridere…
Gian Carlo Fusco
Le rose del ventennio
introduzione di Alessandro Robecchi
con una nota finale di Beppe Benvenuto
Sellerio, 2026
A contemporary Comprehensive Economic Science
Alto, magro, barbuto e burbero, ultraliberale e massone, paradossale a lezione e negli esami accademici, originale e caustico in prese di posizione pubbliche, fazioso e indipendente, Maffeo Pantaleoni nacque a Frascati nel 1857, di madre irlandese, studiò a Parigi e Potsdam, laureandosi successivamente in giurisprudenza all’Università di Roma.
Docente universitario in vari intervalli a Camerino, Macerata, Venezia, poi (dopo parentesi professionali a Bari e Napoli) a Ginevra, Pavia, Roma, restò sempre ancorato soprattutto alla città e all’università di Macerata mantenendovi proprietà terriere e legami. Lì fu anche eletto deputato alle suppletive d’inizio Novecento. Nel complesso, diede un notevole multidisciplinare contributo alle scienze economiche come mostra il volume A contemporary Comprehensive Economic Science, curato dai docenti Stefano Spalletti (Macerata, 1965) e Francesca Spigarelli (Udine, 1972), atti di un convegno dell’ottobre 2024 per il centenario della morte.
Stefano Spalletti e Francesca Spigarelli (a cura di)
A contemporary Comprehensive Economic Science. The Economic Thought and Legacy of Maffeo Pantaleoni
Routledge, 2026
Verso un’economia del bene comune
Oggi. Pure qui. L’ottimo dirigente di banca Alfio Verdicchio (1965) lavora all’interno del settore creditizio marchigiano da trentaquattro anni (da ventitré nel credito cooperativo), occupandosi soprattutto di prestiti “problematici”. In un interessante saggio ricco di citazioni di filosofi ed economisti, suggerisce esperienze e spunti Verso un’economia del bene comune. Non a caso, dedica il volume al padre:
grazie alla fiducia da parte di una piccola banca di paese che gli concesse il primo prestito, è riuscito con coraggio e tenacia a evitare l’usuraio e a sganciarsi dalla sua condizione di mezzadro, un quasi “schiavo” ancora alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso.
Il denaro può talora essere propellente per creare valore non solo materiale, ma anche sociale ed etico, per trasformazioni sociali diffuse. Solo promuovendo il Ben-Essere di tutte le forme di vita sul pianeta avremo qualche opportunità di sopravvivenza e, se va bene, forse anche di un’esistenza umana felice.
Alfio Verdicchio
Verso un’economia del bene comune. L’esperienza delle Banche di Credito Cooperativo
Giaconi, 2025
L’annegata
Dublino. Un fine ottobre degli anni Cinquanta. Il solitario e schivo pescatore Denton Wymes trova una Mercedes abbandonata in campagna, non lontano dalla roulotte in cui vive col cane; poi incontra lo sconvolto proprietario Armitage, che gli confessa confusamente un timore: la moglie potrebbe essersi gettata in mare. Entrambi vanno a cercare aiuto in una casa lì vicino, da Charles e Charlotte Ruddock che risiedono lì col piccolo figlio; la donna chiama la polizia. Arriva il sergente Thomas Toss Crowley ma le ricerche non portano a nulla. Dopo qualche giorno il caso passa all’ispettore Strafford, al quale è appena arrivata una lettera dalla moglie per il divorzio (proibito), e che cerca collaborazione dall’anatomopatologo Quirche, con la cui figlia Phoebe è ora fidanzato.
Tra segreti tradimenti vendette crepe voragini, appare tutto complicato e colmo di whiskey nell’ultimo romanzo del grande John Banville (Wexford, 1945), L’annegata, in terza varia al passato, decimo della serie.
John Banville
L’annegata
traduzione di Irene Abigail Piccinini
Guanda, 2025
Le vie delle città romane
Impero romano. Per secoli. Dei ventisette stati che fanno oggi parte dell’Unione Europea solamente quelli settentrionali (a esclusione di Inghilterra, Galles e Scozia meridionale) non conobbero la dominazione romana, che impose e garantì un’intensa e capillare pianificazione territoriale, oltre alla realizzazione di una fitta rete di strade e collegamenti fra città, amministrazioni e comunicazioni per mobilità e commerci, lascito duraturo e in larga parte ancor visibile.
Lo storico e archeologo Livio Zerbini (Sermide, Mantova, 1962) esamina Le vie delle città romane, che rappresentarono un efficace fattore di “romanizzazione”, contribuendo non solo a unificare lo stile di vita delle classi sociali ma soprattutto a propagandare l’immagine di Roma in Italia e nelle province (ora europee) dell’Impero, un’eredità non solo urbanistica: Roma, Milano, Ravenna; Londra, Parigi, Vienna; Siviglia e Barcellona; Nîmes, Arles, Lione; Treviri e Colonia; Budapest, Belgrado, Sofia; Spalato; Atene.
Livio Zerbini
Le vie delle città romane
Il Mulino, 2025
Non siamo numeri
Gaza. Ultimi decennio. We are not numbers è un progetto di narrazione giovanile co-fondato nel 2015 da due colti attivisti per la giustizia sociale, il giornalista gazawi (poi internazionale) Ahmed Alnaouq e la giornalista statunitense freelance (poi espulsa da Israele) Pam Bailey, divenuto anche un volume collettaneo con la loro cura: Non siamo numeri.
Da dieci anni i giovani palestinesi, che vivono nella striscia assediata, utilizzano la piattaforma WANN per raccontare in presa diretta e squarciare il velo di bugie, ignoranza o preconcetti intorno non a numeri senza storia, ma ai loro pensieri e comportamenti, alle loro tenacia e rabbia, a speranze e paure.
La raccolta assembla oltre cinquanta “voci” (almeno cinque delle quali già uccise nel genocidio israeliano fino a novembre 2024), suddivise in dieci capitoli, uno per anno, narrazioni ma anche racconti di torture ed esecuzioni, evacuazioni e distruzioni ad opera dei soldati comandati dall’attuale governo d’Israele.
Ahmed Alnaouq e Pam Bailey (a cura di)
Non siamo numeri. Le voci dei giovani di Gaza
traduzione di Clara Serretta
prefazione di Cecilia Strada
Nutrimenti, 2025
Il punto lettura non finisce qui: tenere il filo tra i libri
Sette titoli che non stanno volentieri sullo stesso scaffale, eppure si parlano: c’è sempre, in ciascuno, qualcuno che prova a raccontare la propria versione del mondo prima che qualcun altro la cancelli — un editore con la memoria in frantumi, i ragazzi di Gaza, le donne del fascismo, i selciati di Roma. Libri che lasciano il segno non perché ti convincano di qualcosa, ma perché ti mettono qualcosa sotto i piedi.
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