Stefanos Geroulanos, L’invenzione della preistoria. L’ossessione per l’origine dell’uomo e della civiltà, traduzione di Alessandro Manna, Einaudi, 2025

L’invenzione della preistoria: come le teorie sulle origini hanno plasmato il mondo moderno

Pensiero occidentale. Dal Settecento ai nostri giorni.

L’invenzione della preistoria

Le teorie sul nostro passato hanno plasmato la storia e il mondo in cui viviamo oggi. Nel corso degli ultimi tre secoli siamo stati in grado di comporre un vasto insieme di ipotesi sulle origini delle specie umane e della nostra. Narrazioni fonte di vera ossessione e continua meraviglia (oltre che aggiornamento), fra le più avvincenti e contestate al mondo. Tali “storie” non hanno mai riguardato il passato, che in realtà non esiste indipendentemente da noi presenti, non è sospeso nell’ambra in attesa di essere scoperto.

Forse oggi molti siamo pronti a rigettare la violenza e il razzismo, ma comunque tutti spesso non riusciamo ad accorgerci che indossiamo dei paraocchi quando guardiamo all’”umanità”.

L’ossessione per l’origine dell’uomo e della civiltà

Intorno al 1750 pensatori e scienziati europei di allora cominciarono a valutare la “nostra” vita precedente alla Creazione. “Inventarono” la preistoria. Si misero ad analizzare il linguaggio, la biologia, la cultura materiale e persino i conflitti violenti del loro tempo per trovare indizi sugli esseri umani originari, pensando e narrando il passato più remoto, identificando specifici concetti, espressioni e immagini, poi così influenti e contrastanti che hanno plasmato l’umanità moderna e sono tornati di continuo nelle riflessioni e nelle contrapposizioni a noi ora contemporanee.

Capirli significa rendersi conto in quale misura possano sfuggire al significato che attribuiamo loro e in che modo, perlopiù, finiscano con il narrare una storia ben diversa da quella che intendeva chi li ha ideati.

L’approfondimento non riguarda orrori superati, la nostra spoliazione della terra è in corso e deve ancora raggiungere il suo apice. Il futuro che speriamo di costruire dipende dalla nostra capacità di capire la nostra brutalità, il nostro desiderio, il nostro potere e la nostra smania di ingannare gli altri e noi stessi.

Il ricco studio di Stefanos Geroulanos

Il colto giovane studioso Stefanos Geroulanos (Atene, 1979) insegna Storia europea delle idee alla New York University. Accompagna qui la ricca ricostruzione culturale con oltre centoquindici illustrazioni, fitte note finali (e indice dei nomi).

Struttura del saggio L’invenzione della preistoria

La narrazione, dopo l’introduzione (“L’epica umana”) e prima dell’epilogo (“Dal paradiso soffia una bufera”), risulta distinta in quattro parti e venti capitoli.

L’esposizione avviene attraverso i concetti piuttosto che attraverso i singoli scienziati. Tali concetti non hanno andamento linearmente cronologico: tornano, si adattano, s’intersecano e confliggono, migrano nel tempo e nello spazio.

La prima parte s’intitola “Frammenti di un passato mitico” e affronta il periodo 1750-1870, pur iniziando da spunti antecedenti di Rousseau (l’identità storica e antropologica assegnata alle popolazioni indigene del Nuovo Mondo, massacrate assoggettate tiranneggiate schiavizzate deportate).

La seconda “Concetti federatori”, il periodo dagli anni trenta dell’Ottocento alla Prima guerra mondiale (gli stadi storici dell’evoluzione umana e biologica, il comunismo primitivo, il Neanderthal, l’antichità della psiche, l’ambivalenza umana opportunisticamente autogestita).

“L’orrore, parte I” è la terza parte, ovvero il periodo dal 1900 agli anni Sessanta (la metafora delle invasioni barbariche, l’incomprensione del migrare non solo nomade, i miti del colonialismo civilizzatore, i nazisti e le razze).

La quarta “Le nuove ideologie scientifiche; o l’orrore, parte II”, dal 1930 ai giorni ancora in corso (scritture e letture di Darwin alla nascita dell’Unesco, le pitture rupestri, le scimmie assassine, il patriarcato, la violenza, i computer).

Innumerevoli i riferimenti scientifici e multimediali (qua e là con qualche carenza e superficialità, ovviamente), con sollievo per chi disprezza ideali di purezza e certezze assolute.

Il passato remoto, per quanto affascinante possa essere, non è degno del nostro amore. Noi siamo violenti per quel che facciamo oggi, non per quello che gli ominidi potrebbero aver fatto un tempo: ribadirlo è un’esigenza giusta pur dovendo essere intrecciato con le vicende statuali e climatiche, geopolitiche.

Incertezze sull’uso aggettivo americano o statunitense (forse non solo della traduzione): non sono proprio sinonimi.

Il libro

Stefanos Geroulanos
L’invenzione della preistoria. L’ossessione per l’origine dell’uomo e della civiltà
traduzione di Alessandro Manna
Einaudi, 2025

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Valerio Calzolaio

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